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Il fantasma di Piazza Cavour

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La vicenda

È inutile ribadire a chi mi legge quanto mi incuriosiscono particolarmente le storie di infestazioni.

Dimore nelle quali abitanti non sempre invisibili, accompagnano o sconvolgono la vita degli ignari abitanti, attraverso una miriade di fenomeni quali apparizioni, movimenti di oggetti, voci, rumori, colpi, venti freddi e odori.

Molti anche gli studiosi che nei secoli hanno cercato di studiarli, documentarli e stilare teorie complementari oppure molto distanti tra loro.

“Sarebbe tornato utile illuminarlo sul suo stato con pazienza e buoni modi, insinuanti e persuasivi. E così che la conoscenza dello Spiritismo ci mette in grado di fare il bene anche ai trapassati.”

― VINCENZO CAVALLI

Due grosse distinzioni possiamo farle tra chi vede l’infestazione come un fenomeno totalmente spiritico e cioè legato alla presenza dell’anima di un defunto, se così vogliamo chiamarla, che vaga ancora in determinati luoghi inconsapevole della propria situazione. Oppure la stessa eterea presenza che senza pace ancora vaga alla ricerca di liberazione da faccende legate alla propria esistenza terrena.

La seconda distinzione è la teoria parapsicologica, che esclude ogni intervento da parte dei defunti e che vede questi fenomeni come proiezioni mentali telepatiche di viventi. Proiezioni che possono anche partire da sogni oppure manifestazioni legate alla cosiddetta impregnazione psichica, ulteriore fenomeno che secondo alcuni ricercatori potrebbe essere alla base di psicoscopia, chiaroveggenza tattile ed appunto, le infestazioni.

Il racconto in questione l’ho scovato in una rivista del 1893, e vede Napoli e la ignara famiglia De Simone come centro degli eventi.

A raccontarcela è Vincenzo Cavalli, molto conosciuto a Napoli e in tutto l’ambiente dello spiritismo italiano.

Buon ascolto!

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Enzo Barone

«Ci sono molte buone ragioni per avere paura del buio.» - Fright Night, 1985