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Reincarnazione e cristianesimo.

  • Questo topic ha 46 risposte, 6 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 3 anni, 10 mesi fa da Anonimo.
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  • #23972
    Anonimo
    Inattivo

    Salve a tutti .
    Oggi vorrei proporre una discussione un po’ particolare . La conoscenza della reincarnazione sembra essere stata , soprattutto in passato , patrimonio comune della maggior parte dei popoli , dall’oriente fino ad arrivare ai nativi d’America e agli aborigeni australiani ( per citarne solo alcuni ) .
    Si crede erroneamente che i cristiani ignorassero la reincarnazione e che non ne contemplassero l’insegnamento .
    Ma le cose non stanno proprio così…
    Condivido con voi alcune informazioni in merito…
    La discussione ovviamente…è aperta… :)

    Metempsicosi letteralmente significa “trasferimento di anime” ed è un termine correlato al processo di reincarnazione. Viene spesso chiesto: “Perché la reincarnazione fino a poco tempo fa era sconosciuta in Europa e perché il Cristianesimo non la insegna?”
    Veramente quest’idea è rintracciabile nelle più antiche tradizioni della civiltà occidentale tanto quanto era insegnata in tutto l’antico Medio ed estremo Oriente. E ci sono prove evidenti che davvero durante i suoi primi secoli, il Cristianesimo impartiva quello che aveva imparato riguardo la pre-esistenza delle anime e la loro reincarnazione
    Josephus, lo storico ebreo che visse durante la maggior parte del primo secolo dopo Cristo, annota nel suo Jewish War (3, 8, 5) e nel suo Antiquities of the Jews (18, 1, 3) che la reincarnazione era diffusamente insegnata ai suoi giorni, mentre pure Philo Judaeus, suo contemporaneo d’Alessandria, in vari suoi scritti si riferisce alla reincarnazione, in una forma o nell’altra. Inoltre vi sono dei passaggi del Nuovo Testamento che possono essere compresi solo alla luce della pre-esistenza delle anime come credo generalmente accettato.
    Per esempio Matteo (16:13-14) scrive che quando Gesù chiese ai suoi discepoli: “Chi dicono che io sia?” essi risposero che alcune persone dicevano egli fosse Giovanni Battista (il quale era stato giustiziato solo pochi anni prima che la questione fosse posta). Altri pensavano che egli fosse Elia, o Geremia o un altro dei profeti.
    I primi cristiani, specialmente coloro che erano membri di una delle sette gnostiche come i Valentiniani, gli Ofiti e gli Ebioniti, includevano la reincarnazione tra i loro insegnamenti più importanti. A loro parere essa consentiva il compimento della legge – karma – tanto quanto forniva all’anima i mezzi per purificarsi dalle torbide caratteristiche che risultavano dalla sua immersione nella materia e dall’egoismo che abbiamo sviluppato nei primi stadi del nostro viaggio sulla terra.
    Dopo le generazioni iniziali di cristiani, troviamo i primi Padri della Chiesa, come Giustino martire (100-165 d.C.), san Clemente Alessandrino (150-220 d.C.) e Origene (185-254 d.C.), che insegnavano la pre-esistenza delle anime, abbracciando la reincarnazione o uno degli aspetti della rinascita. Esempi di questo si trovano nelle opere di Origene, in special modo nel Contra Celsum (1, XXXII), dove egli chiede: “Non è razionale che le anime debbano essere introdotte in corpi secondo i loro meriti e azioni precedenti…?” E nel De Principiis afferma che l’anima non ha inizio né fine. San Gerolamo (340-420 d.C.), traduttore della versione in latino della Bibbia, conosciuta come la Vulgata, nella sua Lettera a Demetria, una matrona romana, afferma che alcune sette cristiane del suo tempo insegnavano una forma di reincarnazione come dottrina esoterica, impartendola a pochi, “come una verità tradizionale che non doveva essere divulgata”.
    Anche Sinesio, (370-480 d.C.), vescovo di Tolemaide insegnava lo stesso concetto e, in una preghiera che è giunta fino a noi dice: “Padre concedi che la mia anima possa fondersi nella luce e che non sia respinta nell’illusione materiale”. Altri suoi Inni, come il numero 3, contengono frasi che riaffermano chiaramente il suo punto di vista e che supplicano che egli sia così purificato da rendere non più necessaria la rinascita sulla terra. In una tesi sui sogni Sinesio scrive: “E’ possibile, per l’anima immaginativa, grazie al tempo e al lavoro e ad una transizione in altre vite, emergere da questa oscura dimora”.
    A questo punto dobbiamo ricordare quel che accadde dopo che Costantino dichiarò il Cristianesimo religione di stato dell’impero romano. La chiesa dimenticò l’ingiunzione di dare a Cesare quel che è di Cesare e si lasciò coinvolgere nell’amministrazione del regno di Cesare – l’arena politica. Il suo destino si legò così a quello dell’impero stesso e ai suoi sovrani.
    Le svariate differenze tra gli insegnamenti nelle sette cristiane del quarto secolo erano parallele ai disordini che scoppiavano nelle province sotto il governo di imperatori poco energici, cosicché nel momento in cui Giustiniano prese l’incarico nel 527, ebbe seri problemi. Egli lavorò disperatamente per riunificare l’impero in rovina procedendo su due direttrici: da una parte il suo sforzo fu di guidare il suo esercito contro gli stati più piccoli all’interno del fold più grande; dall’altra impose un canone uniforme di credenze, al quale ci si doveva attenere strettamente. Teologo non disprezzabile egli stesso, lanciò una campagna contro le credenze dei cristiani nestoriani e altre minoranze e per fare questo dovette aggirare la decisione del Concilio di Chalcedon (451). Egli ordinò a Menna, patriarca di Costantinopoli, di convocare un sinodo locale o provinciale per affrontare il problema e venire incontro alle richieste di vari uomini di chiesa che si opponevano a certi insegnamenti, inclusi quelli di Origene sulla pre-esistenza delle anime.
    Il sinodo locale accettò l’interdizione formulata da Menna, ma questo non sembrò ottenere grandi risultati. Dieci anni più tardi Giustiniano convocò il quinto Concilio di Costantinopoli, conosciuto anche come Secondo Concilio Ecumenico, ma questa definizione è sbagliata. Fu presieduto dal patriarca effettivo di Costantinopoli, Eutichio, alla presenza di 165 vescovi. Papa Virgilio era stato convocato dall’imperatore ma si oppose al Concilio e si rifugiò in una chiesa di Costantinopoli; non fu pertanto presente alle deliberazioni, né vi fu rappresentato.
    Il Concilio redasse una serie di anatemi, 14 secondo qualcuno, 15 secondo altri, diretti principalmente contro le dottrine di tre “scuole” o “eresie”, i cui documenti divennero noti come “I tre capitoli”. Solo questi atti vennero presentati al papa per la sua approvazione. I papi successivi, incluso Gregorio Magno??? (590-604), mentre trattavano le faccende emerse dal quinto Concilio, non fecero riferimento alcuno alle idee di Origene. Tuttavia Giustiniano impose l’accettazione delle decisioni di quella che sembrava essere stata semplicemente una sessione extra conciliare, facendo sembrare che avesse approvazione o sanzione ecumenica. Quello che ci interessa qui è che gli ecclesiastici che si opponevano agli insegnamenti di Origene, soprattutto a quello che riguardava la pre-esistenza delle anime, si procurarono una condanna ufficiale, che cercarono di rendere obbligatoria.
    Sebbene Gregorio Magno non facesse riferimento alcuno ad Origene quando intraprese i lavori del Quinto Concilio, accettò la tendenza alla codificazione del credo cristiano che si era sviluppato durante il quinto ed il sesto secolo, ed affermò perfino di aver “riverito” le conclusioni dei primi quattro Concilii, tanto quanto quelle dei quattro Vangeli!
    Dal punto di vista dell’insegnamento pubblico l’idea della reincarnazione scomparve dal pensiero europeo dopo il sinodo provinciale del 543 e il Quinto Concilio del 553 – e questo adducendo come motivo il fatto che fosse in conflitto con un’appropriata comprensione del concetto di redenzione.
    Malgrado gli anatemi, l’influenza di Origene continuò salda nei secoli, portando dritti i Cristiani verso Massimo da Tiro (580-662) e Giovanni Scoto Eriugena (810-877), il monaco irlandese immensamente erudito. Tale influenza raggiunse perfino figure relativamente più recenti come san Francesco d’Assisi, fondatore dell’Ordine Francescano (1182-1226) e san Bonaventura, il dottore “serafico” (1221-1274), che diventò cardinale e Generale dei Francescani. Perfino un teologo come san Gerolamo disse di Origene che fosse “il più grande insegnante della Chiesa primitiva dopo gli Apostoli”.
    Tranne le sette cristiane come i molto diffusi Catari, che comprendevano gli Albigesi, i Valdesi e i Bogomili, individui isolati come Jacob Boehme, il mistico protestante tedesco, Joseph Glanvil, il cappellano del Re Carlo II d’Inghilterra, il reverendo William Law, William R. Alger e molti ecclesiastici moderni, Cattolici e Protestanti, hanno appoggiato il concetto di reincarnazione sia sul piano logico che su altri piani. Henry More (1614-1687), il noto pastore della Chiesa d’Inghilterra e celebre neoplatonico di Cambridge, scrisse nel suo lungo saggio “L’Immortalità dell’Anima” uno studio considerevole e completo su questo tema, con risposte convincenti alle critiche sulla pre-esistenza.
    Come disse More nel suo saggio sopra citato, “non c’è mai stato alcun filosofo che abbia parlato di un’anima spirituale ed immortale, che non ne sostenesse anche la pre-esistenza”.
    L’opposizione generale dei teologi nell’ultimo secolo sta venendo meno, dal momento che i loro successori hanno assunto un atteggiamento più aperto al riguardo. Sacerdoti di confessioni diverse stanno cominciando ad avallare i vecchi insegnamenti riguardo alla pre-esistenza dell’anima, la sua trasmigrazione in generale e la reincarnazione in particolare. Se ne sta parlando in modo più ampio di quanto non sia stato fatto per secoli, e lo scherno iniziale, basato sul fraintendimento della trasmigrazione, ha lasciato il posto ad un’indagine più seria.
    Una delle tesi più comuni contro l’idea della reincarnazione è che non ricordiamo le nostre esistenze passate. Ma c’è una memoria diversa da quella cerebrale. Certe abilità o la capacità di fare o di capire certune tematiche o attività spesso evidenti nella prima infanzia, sicuramente indicano una reminiscenza di familiarità passate. Importa qualche cosa che nome avesse un certo personaggio se la caratteristica espressa attraverso quella vita continua nella presente, modificata secondo il genere e l’intensità del precedente periodo di auto-espressione? Spesso consideriamo la vita e la morte come degli opposti; in realtà la vita è un continuum con nascita e morte a fare da vie di accesso dentro e fuori alla fase terrena. Nascita, morte e rinascita – il ciclo si compie e completa se stesso continuamente finché non ci liberiamo di tutte le scorie della nostra natura per divenire il puro oro dello spirito.
    I. M. Oderberg
    Traduzione di Patrizia Calvi e Roberta Girardi.
    Condensato da “Sunrise” e tratto dal Theosophical Digest, 2nd Quarter 2005.
    Fonte: http://www.rosacroceoggi.org/pagine.esotertiche/reincarnazione.insegnamento.primi.cristiani.htm

    #75080
    Anonimo
    Inattivo

    Ciao Yamuna. L’argomento è sempre interessante, anche se per affrontare un argomento così impegnativo dobbiamo metterci in una posizione oggettiva senza accettare dogmatismi o fare atti di fede verso una cosa in cui credere o non credere, a seconda delle proprie posizioni sentimentali o emotive, perchè molte sono le teorie, forse troppe… Questa è una dottrina che affonda le sue radici in gran parte nelle religioni orientali. certo saprai che le teorie della reincarnazione e del Karma, furono in particolar modo divulgate e pubblicizzate in occidente dalla Società Teosofica fondata a Boston dalla Blavatsky e dal sedicente colonnello Olcott, nel 1875. Le modalità di tali teorie staccate dal loro contesto ambientale, storico e religioso, e inserite in società diverse, era logico che subissero una trasformazione di adattamento per recepirle.

    Sull’articolo da te riportato che ripropone le famose frasi di Gesù in materia di Reincarnazione, mi sembra un tantino forzato, non è certamente il primo. Mi sembra invece che Gesù, fosse anche di riflesso, non abbia (almeno per le frasi incriminate) dato adito a sicure spiegazioni. La teoria del Karma resta comunque affascinante, per il concetto reincarnazionista, si può pensarlo come a tanti corpi come vestiti smessi per un solo spirito. Affascina anche perchè è compiacente, in quanto porta ad una soluzione di comodo del mistero della morte e dell’aldilà, intendendo con questo che nessuno si perde, e tutti, prima o poi, raggiungono la perfezione.

    Sarebbe anche opportuno precisare che oggi i teosofi preferiscono sostituire al termine “metempsicosi” (come agli altri di Ensomatosi, Metempsomatosi, Palingenesi) quello di reincarnazione, che essi limitano le trasmigrazioni delle anime attraverso i soli corpi umani, mentre la Metempsicosi si estende anche agli animali e perfino ai vegetali…. Per il cristianesimo (la religione cattolica), ciò che conta, in definitiva, il motivo che si accetta o si respinge la reincarnazione è quasi sempre lo stesso: Dio vuole tutti salvi. In più la chiesa afferma che se la credenza di una sola vita sembra insufficiente per compiere tutto il cammino verso l’infinito, non basterebbero nemmeno milioni di esistenze a superare la distanza che ci separa dall’infinito. Questa la trovo alquanto sempliciotta…

    Come detto sopra, Gesù non abbia dato precise indicazioni reincarnazionistiche, al contrario, sembra le escluda. Per esempio si veda la parabola del ricco Epulone e del povero Lazzaro (Luca 16-19,31). Come cioè Lazzaro è subito trasportato dagli angeli nel seno di Abrami, così Cristo sulla croce dice al buon ladrone: “Oggi stesso sarai con me in Paradiso” (Luca 23,43). Anche le parabole, in cui il padrone di casa chiede conto a ciascuno dei servi, lasciano intravedere (mas o menos…) il pensiero del giudizio particolare (Matteo 18-23,25 25-14,30 Luca 16-1,8 19-11,27). ma c’è anche dell’altro, termino però con: Ebrei 9,27: “E’ stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, a che alla morte tenga dietro il giudizio”.
    Un saluto

    #75087
    Anonimo
    Inattivo

    L’argomento è interessante, ma c’è una cosa che non capisco nel concetto di reincarnarsi al fine di purificarsi e raggiungere la perfezione. Proprio perché manca la memoria delle vite precedenti, a che cosa valgono l’esperienza, l’apprendimento, l’acquisizione di saggezza se poi ogni volta che si nasce si azzera tutto e non si ricorda più niente?
    Sarebbe come vivere ogni giorno da capo, senza poter fare tesoro di ciò che si è imparato il giorno prima, e soprattutto se non si ha consapevolezza di avere appreso, di avere capito, di essere diventati più saggi, allora non si è imparato un bel niente. O no? Il vecchio, rispetto al giovane, si considera più saggio perché ha ben presenti i suoi errori di gioventù, ha capito ciò che è importante e ciò che non lo è. Ma immaginatevi un vecchio che non si ricordi nulla della propria vita… sarebbe altrettanto saggio?

    #75090
    Anonimo
    Inattivo

    Vi garantisco che negli altri mondi è molto più semplice e più pratico. Vivendo un po’ al rovescio ci si ricorda le vite precedenti. Cambia così poco da una vita all.altra solo il 2% . Parlando con me stesso ho potuto chiarire proprio questi punti.
    Meglio essere pratici che teorici cari miei fratelloni e sorellone. Piace molto più la pratica è molto più educativa. Oggi ho preparato un bellissimo.articolo aspetto il buon Enzo.
    Mi dispiace sminuzzare il discorso di purificazione, ma se avete inteso che la purificazione dell’.anima sia la reincarnazione no. Non ci siamo la reincarnazione è un passaggio e basta, si può migliorare una vita per quella dopo per migliorare il karma .
    L.esempio di purificazione dell’anima è nella copertina del mio libro . Oppure si trova in Roberta Sparrow la filosofia del viaggio del tempo. Io quello esplosione l.ho avuta nell’.anni 2007 essendo un ricevitore vivente . Quindi la vera purificazione è quella ,buon vero reset delle proprie azioni è come stare in paradiso

    #75091
    Anonimo
    Inattivo

    @KitCarson1971
    Nessuna tendenza emotiva per quanto mi riguarda . Nell’atteggiamento rimango sempre non credente . Il mio non è un credere . Tanto che di credo non ne ho sposato mai nessuno . Se ho preso in considerazione alcune cose nella mia vita è per altri motivi .Tutto quello che ho riportato riguarda documentazioni ben precise , credo perfettamente legate al contesto . Ho voluto proprio sfatare il mito dell’oriente e far vedere chiaramente che la reincarnazione era un patrimonio della maggior parte delle culture (anche i druidi per esempio sapevano ciò) , ma questo solo per fare due chiacchiere . La visione in questo modo si fa più chiara . In tutto questo rimango completamente neutra .Sul fatto che Gesù ai suoi allievi non abbia mai parlato della reincarnazione , questo non lo possiamo sapere , perchè di sicuro questo la Bibbia non ce lo dice . Anche fare affermazioni troppo facili potrebbe tradire un sentimento a favore di una cosa piuttosto che un’altra . E’ possibile per grazia divina liberarsi dal ciclo delle nascite e delle morti , ma devi aver una fede veramente ardente e fonderti completamente con Lui .Questo ci insegano i saggi dell’ Oriente (ma qui si apre un capitolo infinito…ti prego..lasciamolo stare :) )

    @valle
    Ciao valle , qualcuno ricorda delle sue vite precedenti , e in questo a volte intervengono delle guide . In alcuni contesti sapendo alcune cose , dai già per scontato che quello che ti capita è il frutto del karma ( non mi interessa mettermi in questa posizione , mi interessa solo risponderti e darti una spiegazione) . Sai anche che certe cose non si ricordano , un pò per una mancanza di attivazione a certi livelli dello spirito…un pò perchè , ricordare che tua madre in un’altra vita magari è stato il tuo fidanzato (ad esempio) , renderebbe le cose molto più difficili . A un certo punto ( di consapevolezza ), non ti interessa più il passato , ma sei consapevole di quello che devi imparare in questa vita e ce la metti tutta perchè hai capito , e la tua anima lo sa a un livello profondo , che certi debiti , crediti si risolvono solo in un certo modo. Non voglio addentrarmi troppo in questo altrimenti diventano mere parole e non siamo qui per fare lezioni accademiche :)

    @vanoli
    Si , nelle dimensioni superiori si è molto più pratici e ciò che interessa è sicuramente più il cuore che la mente .

    #75092
    Anonimo
    Inattivo

    Se escludiamo la parte filosofica e tologica cosa rimane di questa reincarnazione? Nulla piú. Non ho mai metabolizzato questa purificazione dell’ anima…purificarsi da cosa? Dalle azioni compiute nelle vite precedenti? Se si ritorniamo punto a capo: è solo contemplazione religiosa, dogma, dettame di linea comportamentale.. a livello antropologico debordiamo sempre nella filo-teologia. Bisognerebbe discuterne piú su un piano logico concernente visioni soggettive, proiezioni prettamente soggettive. Univocare la reincarnazione sotto gli aspetti religiosi non fa altro che essere controproducente per la comprensione della stessa. Io personalmente non mi sento un reincarnato, questa ridondanza non mi viene suggerita da nessun parametro della vita, della natura, e dall’ universo.

    #75094
    Anonimo
    Inattivo
    Gemini wrote:
    Se escludiamo la parte filosofica e tologica cosa rimane di questa reincarnazione? Nulla piú. Non ho mai metabolizzato questa purificazione dell’ anima…purificarsi da cosa? Dalle azioni compiute nelle vite precedenti? Se si ritorniamo punto a capo: è solo contemplazione religiosa, dogma, dettame di linea comportamentale.. a livello antropologico debordiamo sempre nella filo-teologia. Bisognerebbe discuterne piú su un piano logico concernente visioni soggettive, proiezioni prettamente soggettive. Univocare la reincarnazione sotto gli aspetti religiosi non fa altro che essere controproducente per la comprensione della stessa. Io personalmente non mi sento un reincarnato, questa ridondanza non mi viene suggerita da nessun parametro della vita, della natura, e dall’ universo.

    Potrei risponderti che se togliamo la parte filosofica rimane la tua anima . Ma comunque lo scopriremo solo vivendo (o morendo :) :hahahaha: :hahahaha: ) . Appunto , sono cose soggettive , sono d’accordo con te , e non è per tutti così . Cito nuovamente “questa ridondanza non mi viene suggerita da nessun parametro della vita, della natura, e dall’ universo”…oh perbacco Gemini , sei veramente così sapiente ? Ti assumo come mio maestro da quest’oggi (si accettano anche messaggi privati) . Scherzo ovviamente…ma se vogliamo farci due risate , scrivimi pure , mi piacciono anche molto le barzellette (oltre agli argomenti metafisici…non ci si arrcchisce di certo solo e unicamente con quelli…)

    #75095
    Anonimo
    Inattivo

    Ciao Valle. Condivido alcuni passaggi di Yamuna, la quale entra molto bene nel cuore di alcune tue domande. Potrei aggiungere che io, soggettivamente, avrei tutte le risposte, ma ovviamente restano nel recinto dell’individuale soggettività, date da riflessioni surrogate da esperienze e ricerche personali, le quali ovviamente, non potranno mai soddisfare le concezioni altrui. Se intendiamo la reincarnazione come un’evoluzione, questa va intesa a livello universale, intesa come “unità”, ovvero qualcosa che sfugge, e deve sfuggire alla nostra comprensione proprio in quanto trascendente e trasumana. La nostra mente non può contenere concetti che la contengono…. Noi siamo esseri finiti, non infiniti. Siamo contenuti nell’infinito, non lo conteniamo e pertanto non possiamo razionalizzare in termini umani determinati assunti.

    Caro doktor Valle, bisognerebbe partire da lontano, da molto lontano per intenderci, almeno relativamente, sul concetto del perchè della reincarnazione. Per esempio c’è una sola risposta, che trascende la logica umana, e cioè che la Creazione è (molto probabilmente) fine a se stessa. E’ manifestazione. Il Creatore è tale in quanto “crea” e ha bisogno pertanto della “creatura”. Nel ciclo totale che poi si determina nel rapporto Creatore-creatura, si manifesta il concetto dell’Assoluto, e della perfezione. Per essere assoluto e perfetto ,l’Ente deve avere tutti gli attributi, anche quello della Creazione e pertanto questa si manifesta come tale in quanto tale… prescindendo da scopi e disegni, che solo noi esseri umani cerchiamo di porci, in quanto appunto, esseri limitati in ogni senso.

    Inoltre poichè altro attributo dell’Assoluto è l'”unitarietà” è necessario tener presente che un corpo unitario , che proietta in qualcosa parte di sè, in quel preciso istante perde una parte di sè e pertanto non può essere perfetto e assoluto perchè sarà “il Tutto meno qualcosa” e la perfezione non può avere qualcosa in meno o qualcosa in più, ma deve essere immutabile e sempre uguale a se stessa. Per questo bisogna parlare di riflesso, nel senso che l’Assoluto si manifesta mantenendo la sua “Unitarietà”, niente insomma si distacca dall’assoluto, in quanto lo spirito si deve intendere al di fuori dello spazio e del tempo e trascende il fattore formale delle forme umane. Il concetto di evoluzione, visto come reincarnazione, è fatalmente collegato a un concetto di tempo, allo scorrere del tempo. ma il tempo è una misura relativa alla mentalità umana.

    Difficile caro Valle definire ragioni del genere nel breve, almeno a grandi linee, si dovrebbe confabulare a sei occhi: i miei due e i tuoi quattro, occhiali compresi… Comunemente si considera la reincarnazione una serie indefinita di esistenze incarnate, successive, sempre ad un livello superiore sino a raggiungere il più alto grado di perfezione spirituale e annullarsi nella luce dell’Assoluto. Il principio resta comunque altamente selettivo, e parte dal presupposto che l’uomo (pure la donna neh…) è formato da corpo, anima e spirito. Il corpo, ovvero la parte somatica, è quello che tangibilmente conosciamo, L’anima, è il principio vitale, è la forza organizzatrice della persona di cui il corpo fisico non è altro che la forma. Lo Spirito, come ho già detto altre volte, è la scintilla divina, poichè Dio è un concetto unitario, non può essere scisso in tante particelle…. se ti va continueremo entrando nel nocciolo della nocciolina… ma solo dopo la corsetta domenicale….
    Un saluto

    #75096
    Anonimo
    Inattivo
    KitCarson1971 wrote:
    Noi siamo esseri finiti, non infiniti. Siamo contenuti nell’infinito, non lo conteniamo e pertanto non possiamo razionalizzare in termini umani determinati assunti (..)
    Nel ciclo totale che poi si determina nel rapporto Creatore-creatura, si manifesta il concetto dell’Assoluto, e della perfezione. Per essere assoluto e perfetto ,l’Ente deve avere tutti gli attributi, anche quello della Creazione e pertanto questa si manifesta come tale in quanto tale… prescindendo da scopi e disegni, che solo noi esseri umani cerchiamo di porci, in quanto appunto, esseri limitati in ogni senso (..)

    Inoltre poichè altro attributo dell’Assoluto è l'”unitarietà” è necessario tener presente che un corpo unitario , che proietta in qualcosa parte di sè, in quel preciso istante perde una parte di sè e pertanto non può essere perfetto e assoluto perchè sarà “il Tutto meno qualcosa” e la perfezione non può avere qualcosa in meno o qualcosa in più, ma deve essere immutabile e sempre uguale a se stessa. Per questo bisogna parlare di riflesso, nel senso che l’Assoluto si manifesta mantenendo la sua “Unitarietà”, niente insomma si distacca dall’assoluto, in quanto lo spirito si deve intendere al di fuori dello spazio e del tempo e trascende il fattore formale delle forme umane. Il concetto di evoluzione, visto come reincarnazione, è fatalmente collegato a un concetto di tempo, allo scorrere del tempo. ma il tempo è una misura relativa alla mentalità umana.

    Dal nostro centro spirituale interiore si proietta l’Assoluto e dall’Assoluto si proietta il nostro centro spirituale (ovvero siamo la stessa cosa. Mai sentito parlare della legge della corrispondenza ? Credo si si). E in questo mi rifaccio precisamente anche a quello che hai scirtto tu .
    Noi siamo la gocciolina ma allo stesso tempo anche l’oceano ( e in questo nuovamente mi rifaccio a ciò che hai scritto).
    Quindi noi non siamo finiti , ma manco un po’ .
    E’ solo che al momento attuale non siamo ancora pronti a trascendere completamente questa forma o a scegliere di trascenderla…almeno non tutti…i grandi santi e grandi maestri si…ma ricordiamoci che anche loro avevano due gambe…due braccia e due mani come noi. Quindi non assumiamo atteggiamenti viziati che sminuiscono l’essere umano e le sue possibilità…(e non mi riferisco a te Kit…solo che allontanare lo studio di queste cose e scoraggiarlo…così come per qualsiasi altra cosa..costituisce una visione fallace…).Inoltre noi possiamo scegliere di mantenere l’individualità (perché questo è un dono che ci permettere di discernere e fare esperienza) e allo stesso tempo scegliere di rimanere uniti al creatore. Senza universalizzare..e in questo mi unisco al Dott.Gemini..perchè non sarebbe possibile.. comunque in ogni caso..le sensazioni , i sentimenti e le emozioni e i pensieri rimangono sempre i nostri..in quanto esseri unici .
    Universalizzare , in un certo senso limitato , è un concetto astratto perché in realtà non è possibile farlo .Sarebbe come assimilare tutto a un pensiero astratto e sterile .Anche la più grande verità , prendiamo l’esempio di Gesù , è passata attraverso un uomo..e per poterla conoscere bisognava conoscere Lui . E questo è solo un esempio .

    #75088
    Anonimo
    Inattivo

    Si impone una più approfondita e disamina sulla reale genuinità dei vangeli, in particolare quello scritto da luca, se questi sono presi a riferimento. Ritornerò presto su quest’argomento, sin quanto ritengo che non tutto il vangelo possa essere preso a riferimento come riferimento da consultare.

    #75097
    Anonimo
    Inattivo

    bisognava, o meglio bisogna, chi è fortunato lo può trovare dentro al regno.
    in tutta la mia permanenza io non sono riuscito a trovarlo, perchè è sempre via. ero molto curioso di incontrarlo, perchè mi sarebbe piaciuto poter parlare con lui.
    ma cè da dire una cosa molto importante, quando nostro padre chiese chi doveva scendere, è stato lui a farsi avanti e a raggiungere la terra.
    quindi il concetto è ritornato reincarnandosi nell’uomo che abbiamo potuto conoscere nei testi.

    #75099
    Anonimo
    Inattivo

    Ogni punto di vista va rispettato, al di là della condivisione. Proverò a spiegarmi meglio, ovvero che (per ora) non siamo la stessa cosa, in rapporto cioè con l’Assoluto, senza pretendere di avere ragione.

    Noi ora, qui, non siamo spiriti, soverchiati come siamo dall’incombenza del soma e dall’anima, siamo solo intuizioni di un’evoluzione spirituale che è al di la da venire. Stiamo appunto parlando di reincarnazioni, ovvero di sfoltimento della pula fino a che rimarrà solo il grano… Non dobbiamo dimenticare ciò che siamo adesso: il corpo lo conosciamo nella sua pesantezza materiale, l’anima stessa non rappresenta lo spirito, ma un principio vitale, è ciò che fa sì che il nostro organismo sia una persona e non un aggregato fortuito di particelle organiche, l’anima è il terminale dove avviene l’elaborazione ultima dei dati, delle sensazioni, che le giungono attraverso il cervello. E’ la sede degli psichismi, della fantasia, dell’immaginazione, di tutto ciò che chiamiamo subconscio e (o) l’inconscio.

    Lo spirito è tutt’altro, è al di sopra di questo, è quel che si dice una scintilla divina. Ma poichè Dio è un concetto unitario, non può essere scisso in tante particelle. Egli è il Tutto, l’Assoluto, fuori dalle dimensioni spaziali e temporali. Noi non siamo questo per ora, cara Yuma, non siamo la stessa cosa. Ovviamente è ciò che penso, che non è vangelo… Pertanto Egli non è in tutti noi, ma è il Tutto di cui ciascun individuo partecipa. Aggiungo che lo spirito è la nostra porzione di divino, che però non è specificatamente nostra o individualizzata, ma ci rende partecipi all’Assoluto senza per questo contaminarlo o diminuirlo nella individualizzazione.

    Potremmo chiamare tutto questo convenzionalmente “coscienza vivente”. Coscienza che trae il senso di sè dalla correlazione con quella unità inscindibile di un dato organismo psico-fisico. Cioè di quel meraviglioso, misterioso complesso di soma-psiche-spirito di cui l’uomo è espressione.
    Un saluto

    #75100
    Anonimo
    Inattivo
    KitCarson1971 wrote:
    Ogni punto di vista va rispettato, al di là della condivisione. Proverò a spiegarmi meglio, ovvero che (per ora) non siamo la stessa cosa, in rapporto cioè con l’Assoluto, senza pretendere di avere ragione.

    Noi ora, qui, non siamo spiriti, soverchiati come siamo dall’incombenza del soma e dall’anima, siamo solo intuizioni di un’evoluzione spirituale che è al di la da venire. Stiamo appunto parlando di reincarnazioni, ovvero di sfoltimento della pula fino a che rimarrà solo il grano… Non dobbiamo dimenticare ciò che siamo adesso: il corpo lo conosciamo nella sua pesantezza materiale, l’anima stessa non rappresenta lo spirito, ma un principio vitale, è ciò che fa sì che il nostro organismo sia una persona e non un aggregato fortuito di particelle organiche, l’anima è il terminale dove avviene l’elaborazione ultima dei dati, delle sensazioni, che le giungono attraverso il cervello. E’ la sede degli psichismi, della fantasia, dell’immaginazione, di tutto ciò che chiamiamo subconscio e (o) l’inconscio.

    Lo spirito è tutt’altro, è al di sopra di questo, è quel che si dice una scintilla divina. Ma poichè Dio è un concetto unitario, non può essere scisso in tante particelle. Egli è il Tutto, l’Assoluto, fuori dalle dimensioni spaziali e temporali. Noi non siamo questo per ora, cara Yuma, non siamo la stessa cosa. Ovviamente è ciò che penso, che non è vangelo… Pertanto Egli non è in tutti noi, ma è il Tutto di cui ciascun individuo partecipa. Aggiungo che lo spirito è la nostra porzione di divino, che però non è specificatamente nostra o individualizzata, ma ci rende partecipi all’Assoluto senza per questo contaminarlo o diminuirlo nella individualizzazione.

    Potremmo chiamare tutto questo convenzionalmente “coscienza vivente”. Coscienza che trae il senso di sè dalla correlazione con quella unità inscindibile di un dato organismo psico-fisico. Cioè di quel meraviglioso, misterioso complesso di soma-psiche-spirito di cui l’uomo è espressione.
    Un saluto

    Non si può fare a meno di trovare diversità quando si scambia . Se proprio vogliamo fare i pignoli distinguiamo l’anima dal Sè superiore (su questo sono d’accordo con te) , ma si usa il termine anima per farsi capire da tutti , per convenzione . Anche Hillman faceva una distinzione per esempio tra la scienza dello spirito e la scienza dell’anima . Se vogliamo approfondire ancora di più possiamo dire che ad esempio lo yoga è una scienza dello spirito (perchè si occupa del sè superiore) e lo sciamanesimo ad esempio una scienza dell’anima ( perchè si occupa di altri aspetti che riguardano la coscienza) .Dipende da ciò con cui tu ti identifichi . Puoi anche identificarti a livello del sè superiore . Perchè no . Non si parla del fatto che sia giusto o meno , ma analizzo semplicemente il tuo discorso . Ripeto , al momento avviene per la maggior parte dei casi che non riusciamo ancora a slegarci completamente dalla forma , ciò non significa che noi non siamo il sè superiore e che questo nonostante tutto non sia unito al divino , anche se a causa delle frequenze molto basse del corpo (se non viene trasformato) molti sono prettamente incentrati su un certo livello . Se poi mi parli di separare il grano dalla pula , mi stai dicendo anche tu che esiste questa necessità , e che questo processo esiste . Potremmo parlare per anni delle tecniche , delle pratiche e delle filosofie e delle conoscenze ma ogni parola slegata dall’esperienza di vita e dal cuore in questo senso diventa fuorviante . Se pretendiamo di far traslare la conoscenza sul mero piano della disquisizione mentale andiamo fuori .Quindi a ciò mi fermo.

    #75102
    Anonimo
    Inattivo

    bravo kit esatto, tutto e l’assoluto, ma una cosa che mi è stata insegnata è che nostro padre non è in tutti noi, ma solo chi crede in lui.

    #75103
    Anonimo
    Inattivo

    Mah… io mi unisco alla perplessità di Gemini di fronte a queste idee… Scusatemi ma, senza offesa, anche queste teorie mi sembrano un tentativo come un altro di spiegare l’esistenza dell’uomo e del creato e di tutte le sue fatiche sulla terra.
    Gemini ha detto una frase che, nella sua semplicità, esprime proprio il nocciolo della mia perplessità: “purificarci da che cosa?” :) Mi fa venire in mente i versi di Vasco Rossi nella canzone “Liberi liberi”, quando dice “liberi siamo noi però liberi da che cosa?” Sono quelle riflessioni semplici, pratiche, ma disarmanti. L’uomo è libero perché è libero di decidere e fare quello che vuole. Ma dal momento che non può fare a meno di dimenarsi in questa vita ed è praticamente costretto a decidere o a fare qualcosa, dove sta la sua libertà? Libertà da che cosa? Qual è l’alternativa, visto che l’alternativa non si vede?
    Le teorie intorno alla reincarnazione mi fanno sorgere la stessa domanda: da che cosa dobbiamo purificarci? Dalle colpe commesse in un’altra vita? Da che cosa dobbiamo riscattarci, dai torti subiti in un’altra vita? E allora in quell’altra vita perché ci eravamo trovati? Per imparare qualcosa da un’altra vita anteriore?
    Bella, idealmente, la teoria che siamo un’emanazione di un Creatore… ma questo creatore emana delle parti di sè, e a quelle poveracce di parti “emanate” tocca tutta la tribolazione di finire su questa terra, barcamenarsi tra dolori e piaceri, per poi ricominciare da capo un certo numero di volte ed infine ritornare al Creatore? E tutto questo a che cosa sarebbe servito?
    Sapete che cosa mi sembra tutto questo, detto in parole molto semplici? Il solito “vizio” dell’uomo di voler spostare un problema da un’altra parte. Non sappiamo risolverlo… beh, allora lo spostiamo indietro nel tempo, lo spostiamo nel futuro, lo spostiamo nell’Altissimo, lo spostiamo negli alieni che in realtà sono loro i nostri creatori (ma da chi sono stati creati loro non si sa), lo spostiamo in una sorta di “inseminazione” provenuta dallo spazio. Ma la causa della causa della causa rimane sempre un problema irrisolto.
    E poi, ultima domanda molto elementare… ma voi queste nozioni chi le ha dette? Le hanno dette gli illuminati come il Budda? E al Budda chi le ha comunicate queste conoscenze? E se loro hanno deciso di comportarsi come degli illuminati, noi dovremmo credergli?
    Capisco che sto buttando lì delle domande molto “rozze”, ma a volte mi va d’essere proprio così, e ragionare come un muratore piuttosto che come un filosofo perché ad esser pratici a volte si ragiona meglio :P

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