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Il Regalo di uno Spirito.

  • Questo topic ha 10 risposte, 7 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 5 anni, 1 mese fa da Anonimo.
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    Anonimo
    Inattivo

    Il Regalo di uno Spirito

    Il Folletto di Praga

    IMG-1.png

    Premessa:
    A Praga esiste una leggenda che riguarda i Vodnik, folletti, spiriti o creature magiche che a volte prendono la forma di esseri umani, specificatamente mendicanti. Queste creature si riconosco perchè non staranno mai a lungo lontani dal loro fiume o dal loro ponte, non mangiano cibo umano, e si dice siano legati all’acqua in un modo innaturale.
    Alcuni affermano che un vodnik di nome Karbourek, un tempo, sia andato in una locanda ed abbia chiesto una bacinella d’acqua in cui immergere i piedi.
    Si racconta anche che i vodnik tengano le anime degli annegati in ampolle, che conservano sul fondo del fiume.

    E qui inizia la mia storia…

    Due anni fa ho fatto una piccola fuga dal Natale a Praga.
    Non mi piace molto questa festa, ed anzi cerco spesso di non considerarla ed addirittura evitarla.

    Ma quello a Praga era il primo che passavo da sola, ed a un certo punto in strada hanno cominciato a cantare “Good King Wenceslas” in una melodia malinconica ma bella. Allora sono uscita dall’albergo borbottando a mó di Ebenezer Scrooge “Natale? Scempiaggini!”, e sono andata nel primo pub, che stranamente era vuoto se non per un gruppo di scozzesi ed un ragazzo che beveva da solo.

    Per un’ora ho mangiato e bevuto da sola anch’io, ma quando ho ordinato un “assenzio con zolletta” come una bohémien, il ragazzo mi si è avvicinato per chiedermi com’era, dato che era interessato ma aveva un certo timore a bere una cosa così forte (infatti è come lava liquida!). Abbiamo parlato del più e del meno, ed è venuto fuori che anche lui era italiano. Allora abbiamo iniziato a parlare nella nostra lingua e quando gli scozzesi si sono approcciati è partito un discorso sulle lingue latine che è sfociato in me che insegnavo a tutti “In Taberna Quando Sumus” (un canto da osteria del “Carmina Burana”) in uno scempio corretto dall’assenzio.

    IMG-1.jpg

    Ad un certo punto mi è venuto in mente un anziano mendicante dalla barba lunga con cui passavo sempre una manciata di minuti a fine giornata, sul Ponte di Carlo, e che mi chiamava “alchimista” sorridendo (la pronuncia in ceco è molto simile all’italiano). Allora ho portato con me il ragazzo italiano e lo sono andato a trovare al solito posto, vicino all’Isola di Kampa.
    Nevicava da poche ore, ma c’erano già almeno 5 cm di neve e lui era li, da solo, con solamente un cappotto a coprirlo dal freddo. Il poveretto non parlava inglese, ed avrà pensato chissà cosa quando lo abbiamo praticamente sollevato e trascinato alla locanda. Era terrorizzato, ma quando gli abbiamo offerto da bere e da mangiare l’oste ha fatto da traduttore ed ci ha riferito che il signore non sapeva come ringraziarci.

    Lo abbiamo fatto sedere davanti ad un tavolo imbandito di ogni bendiddio. Ce n’era per tutti i gusti: dalla carne alle verdure; dolci, frutta, piatti tipici, stuzzichini ed antipasti. Da bere c’era un bel boccale di birra pronto ad essere riempito non appena fosse finito ed una caraffa da due litri di acqua.

    Per non disturbarlo io, l’italiano e gli scozzesi lo abbiamo lasciato in pace, contenti di vedere un bel sorriso sul suo volto. Il mendicante era davvero magro, ma giuro che per due ore non ha fatto altro che bere acqua direttamente dalla caraffa! Non ha toccato cibo.
    Insomma, sia quel che sia, l’ometto ha tracannato due litri, poi ha chiesto di poter riempire di nuovo la caraffa ed ha bevuto di nuovo.

    Abbiamo detto all’oste di chiedergli se volesse qualcos’altro da mangiare, ma il vecchietto ha continuato a sorridere e, rivolto a me, ha scosso la testa come a voler dire che non desiderava nulla.
    La cosa strana è che, per l’appunto, il mendicante ha guardato quasi solamente me per tutta la serata, come se mi conoscesse bene o mi fosse affezionato. Ripeto che io lo vedevo solo pochi minuti al giorno e non potevo neppure conversare con lui, ma fin dal primo momento mi ha chiamata “alchimista” (anche se non poteva sapere il vero motivo per cui ero a Praga) e mi ha guardata non con riconoscenza, ma come si guarda un vecchio amico.
    Nel frattempo l’oste, che era l’unico con il quale poteva comunicare, quando ha visto che il mendicante non aveva toccato cibo, ma solo acqua, ha cominciato a farsi serio e ci ha confidato che sospettava si trattasse di un vodnik. Ha anche detto che suo nonno a volte ne incontrava uno, quando era ancora in vita e gestiva quella locanda.
    Non ho dato molto peso a questa affermazione, ma pensandoci bene la situazione era davvero strana.

    Alla fine, giunto il momento di andarsene, tutti insieme eravamo pronti a pagargli una camera in quella stessa locanda, ma il mendicante ha rifiutato cortesemente, sembrando davvero irrequieto e desideroso di tornare al suo Ponte. Prima di uscire è venuto vicino a me e mi ha stretto il braccio debolmente, poi ha fatto uno strano gesto (forse di ringraziamento, ma sembrava più una benedizione) e mi ha dato una strana ampolla bagnata fradicia. Io l’ho guardato alquanto stupefatta, e dato che non aveva mangiato e non voleva neppure una camera, gli ho dato una banconota.
    Lui me l’ha restituita e, sempre sorridendomi come ad una figlia, annuendo contento se ne è andato, e la neve o ha avvolto in un attimo. Non ho mai saputo il suo nome, ma l’ho soprannominato “Karbourek” (il nome del mendicante-fantasma della leggenda).
    Mi sono anche dimenticata di dire che parlava solo il ceco, ma a quanto pare conosceva un po’ di latino dato che ha canticchiato qualche strofa mentre gracchiavamo “In taberna quando sumus” e ha cercato di dirmi qualcosa in latino, che però non ho capito.

    AMPOLLA-_III.jpg

    Ovviamente ho conservato quell’ampolla e l’ho aperta per analizzarne il contenuto.
    Non è nulla di commestibile (pensavo fosse un liquore) e attorno al tappo ed al collo è presente una muffa bianca. L’odore è simile a quello del legno, dell’acqua stagnante e del carbone bagnato, ed il colore è nero, ma se si scuote l’ampolla sulle pareti resta un alone quasi violaceo. Ho provato ad usarlo come inchiostro e la traccia lasciata è debole e tendente ad un nero-marrone.

    Sono rimasta affascinata da questa esperienza, ed alla fine ho provato dopo tanti anni il genuino calore natalizio che desideravo e che mi faceva amare tanto il Natale, una volta. Forse ho davvero incontrato lo “Spirito dei Natali Passati” come nel libro di Dickens…

    Il mattino dopo ho dovuto lasciare Praga, e non ho più avuto la possibilità di incontrare Karbourek, ma a fine Novembre mi traseferirò proprio in quella magica città, sperando di rivedere ancora una volta il folletto mendicante.

    #68133
    Anonimo
    Inattivo

    Ciao Sator

    Bella esperienza la tua…E descritta perfettamente.

    E’ confortante,almeno per me,constatare che esistono ancora persone che sanno “vedere”oltre la diuturna mediocrità dell’attuale nostra società.

    Se solo lo volessimo,potremmo avere migliaia di insegnamenti da ogni nostra esperienza per accrescere la nostra conoscenza…

    #68136
    Anonimo
    Inattivo

    Bella storia natalizia

    #68137
    Anonimo
    Inattivo

    Ciao Sator,

    questa storia mi è piaciuta moltissimo :)
    E’ realmente accaduta? Se anche fosse inventata è comunque piacevole e, forse per come è scritta, sono riuscito a leggerla “visivamente”, nel senso che mi sembrava davvero di vedere ogni cosa. Il vecchio, la neve, la tavola imbandita, il ragazzo, gli scozzesi.
    Una cosa molto particolare che è successa mentre la leggevo è che prima di arrivare al punto in cui dici che il saluto del vecchio sembrava una benedizione…. io l’avevo pre-visualizzato proprio così, come una benedizione, un po’ come il gesto del papa quando saluta, per intenderci.

    #68139
    Anonimo
    Inattivo
    valle wrote:
    Ciao Sator,

    questa storia mi è piaciuta moltissimo :)
    E’ realmente accaduta? Se anche fosse inventata è comunque piacevole e, forse per come è scritta, sono riuscito a leggerla “visivamente”, nel senso che mi sembrava davvero di vedere ogni cosa. Il vecchio, la neve, la tavola imbandita, il ragazzo, gli scozzesi.
    Una cosa molto particolare che è successa mentre la leggevo è che prima di arrivare al punto in cui dici che il saluto del vecchio sembrava una benedizione…. io l’avevo pre-visualizzato proprio così, come una benedizione, un po’ come il gesto del papa quando saluta, per intenderci.

    Grazie mille a tutti dei bei complimenti.
    Sono molto contenta di averti fatto immedesimare nella vicenda.

    Questa avventura natalizia mi è capitata davvero, e gli allegri avventori, così come l’oste, mi hanno dato la conferma che non si è trattato solo dell’assenzio.
    Da allora ho letto molte cose sui vodnik (o vodnjk), cercando di informarmi il più possibile in attesa di rincontrare Karbourek.

    Più che altro sto cercando pareri su cosa ci sia effettivamente in quella strana ampolla che mi ha dato il mendicante. Sinceramente non mi sembra il caso di farla analizzare (non saprei neppure dove portarla), ma su un altro forum mi hanno parlato di un materiale chiamato Permanganato di Potassio, che si comporta in modo simile al liquido nero.

    Eppure sorge spontanea una domanda: ma dove diavolo se l’è procurato il mendicante??

    #68140
    Anonimo
    Inattivo

    Il primo che mi viene in mente è quel mattacchione, in senso buono, di Luigi Garlaschelli. E’ un chimico, di quelli molto bravi, che allo stesso tempo ha la passione per i fenomeni “paranormali” o curiosi in gnerale. Infatti è noto per aver tentato di riprodurre la Sindone ed il “Sangue” di San Gennaro, con mezzi disponibili nell’antichità. Ed anche le piaghe di Padre Pio su se stesso, procurandosi tra l’altro delle cicatrici.
    Non so quanto sia facile o disponibile da contattare ma potrebbe essere un’idea.
    Domanda: ma tu hai preso l’aereo per tornare in Italia portandoti l’ampollina? E in aeroporto che cosa hai detto? :confused: :confused: :) :) :) :) :)

    #68141
    Anonimo
    Inattivo
    valle wrote:
    Domanda: ma tu hai preso l’aereo per tornare in Italia portandoti l’ampollina? E in aeroporto che cosa hai detto? :confused: :confused: :) :) :) :) :)

    No, ahah! Sono andata tre volte a Praga ed ho sempre preso il pullman, dato che come Ebenezer Scrooge sono anche tirchia :marameo: ed in effetti dai miei viaggi porto spesso a casa qualcosa di non…esportabile.

    P.S.
    Luigi Garlaschelli è una gran idea, ma dici che riuscirei a contattarlo? Pensavo di portare l’ampolla direttamente all’Università di Praga, dato che sono in contatto con loro per dei simboli scoperti in una torre, ma non so se si occupano anche di chimica (direi di si, dato che hanno riprodotto il cinabro degli alchimisti).

    #68142
    Anonimo
    Inattivo

    Anche un’università potrebbe essere un’idea. Esami di questo genere costicchiano abbastanza. Credo che per sapere di che cosa si tratti, si debba fare una gascromatografia con spettrometro di massa. E’ un esame piuttosto complesso ma molto utile per individuare la composizione di una sostanza.

    #68143
    Anonimo
    Inattivo

    La storia raccontata è molto curiosa, specialmente la parte riguardante all’ iperidratazione del vecchietto. Il contenuto dell’ ampolla potrebbe essere del chinino.

    #68134
    Anonimo
    Inattivo

    Ciao,
    forse potresti portarlo ad analizzare ad una ASL, credo dietro pagamento.
    Se riesci sarebbe carino ci dicessi cosa c’era dentro.
    Splendido il tuo modo di raccontare

    #68135
    Anonimo
    Inattivo

    Noooo, l’assenzio con la zolletta la voglio pure io!!!!!

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