Chiudi

Acqua su Marte.

  • Questo topic ha 5 risposte, 3 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 4 anni, 6 mesi fa da Anonimo.
Stai visualizzando 6 post - dal 1 a 6 (di 6 totali)
  • Autore
    Post
  • #23645
    Anonimo
    Inattivo

    Scoperto su Marte un lago sotterraneo di acqua salata

    Con un radar italiano, ha tutti i requisiti per la vita

    A un chilometro e mezzo sotto i ghiacci del Polo Sud di Marte c’è un grande lago di acqua liquida e salata: lo ha scoperto il radar italiano Marsis della sonda Mars Express. Pubblicata su Science, la scoperta è stata presentata da Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), università Roma Tre, Sapienza e Gabriele d’Annunzio (Pescara), Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr).

    Ha tutti i requisiti per ospitare la vita, il grande lago sotterraneo scoperto su Marte dai ricercatori italiani che hanno utilizzato i dati del radar Marsis, a bordo della sonda europea Mars Express. Esiste da molto tempo, ha acqua liquida, sali ed è protetto dai raggi cosmici: questi, dicono gli autori della ricerca, sono elementi che potrebbero far pensare anche a una nicchia biologica.

    Una delle più importanti scoperte degli ultimi anni
    La scoperta di un lago di acqua liquida nel sottosuolo di Marte “è una delle più importanti degli ultimi anni”: lo ha detto il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Roberto Battiston. “Sono decenni che il sistema spaziale italiano è impegnato nelle ricerche su Marte insieme a Esa e Nasa. I risultati di Marsis – ha rilevato Battiston – confermano l’eccellenza dei nostri scienziati e della nostra tecnologia e sono un’ulteriore riprova dell’importanza della missione europea a leadership italiana ExoMars, che nel 2020 arriverà sul pianeta rosso alla ricerca di tracce di vita”
    Rappresentazione artistica della sonda Mars Express nell’orbita di Marte e della traccia radar che indica la presenza di acqua nel sottosuolo del pianeta (fonte: Orosei et al.)

    A individuare il lago, stabile da molto tempo, con un diametro di 20 chilometri e una forma vagamente triangolare, è stato il radar Marsis (Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionosphere Sounding), attivo dal 2005 a bordo sulla sonda Mars Express, dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa). Come il radar Marsis, ideato da Giovanni Picardi dell’università Sapienza di Roma e costruito dalla Thales Alenia Space (Thales-Leonardo), sono italiani tutti gli autori della ricerca.

    Hanno presentato i risultati sono il responsabile scientifico del radar Marsis Roberto Orosei, dell’Istituto di Radioastronomia di Bologna dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e primo autore della ricerca, Enrico Flamini, docente di Planetologia presso l’Università di Chieti-Pescara e responsabile di progetto dell’esperimento Marsis per l’Asi, Elena Pettinelli, responsabile del laboratorio di Fisica Applicata alla Terra e ai Pianeti dell’Università Roma Tre, co-investigator di Marsis. Arriva finalmente la risposta alla domanda che dal 1976 avevano sollevato le missioni Viking della Nasa: i loro dati indicavano con chiarezza che in passato Marte aveva avuto laghi, fiumi e mari, ma finora non si sapeva che fine avesse fatto tutta quell’acqua.

    “C’è stato un tempo in cui Marte era abitabile, con un clima simile alla Terra, ma nel tempo il pianeta ha perso la sua atmosfera e con essa l’effetto serra che riscaldava, e di conseguenza l’acqua è ghiacciata e poi è scomparsa. Restavano i segni lasciati dalla presenza dell’acqua, ma restava da capire dove fosse finita e capire dove andare a cercarla”, ha detto Orosei, dell’Istituto di Radioastronomia di Bologna dell’Inaf.

    Il lago, buio e salato, è probabilmente profondo qualche metro e si trova nella regione di Marte chiamata Planum Australe, nel Polo Sud del pianeta. “E’ la prima evidenza che c’è acqua liquida su Marte, in un lago subglaciale”, ha detto Flamini. “E’ una notizia – ha aggiunto – che si aspettava da 30 o 40 anni”. I dati raccolti dal radar Marsis fra maggio 2012 e dicembre 2015 mostrano che si tratta di una massa d’acqua stabile. Il grande lago buio e salato del Polo Sud potrebbe non essere l’unico: secondo i ricercatori potrebbero essercene altri e, adesso che sanno come cercarli, continueranno a farlo.

    https://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/spazio_astronomia/2018/07/25/scoperto-un-lago-sotterraneo-di-acqua-salata-su-marte-_1dd93080-90d1-46b3-92d1-70cdfebe5104.html

    #71719
    Anonimo
    Inattivo

    Ecco forse uno dei passi più importanti per la scoperta della vita su un altro pianeta.
    La strada da fare è ancora tanta e la scoperta di un batterio su Marte non vorrebbe dire necessariamente che altrove ci siano forme di vita intelligente… Ma è certamente un passo decisivo.
    La dimostrazione della vita su un altro pianeta sarebbe definitivamente la conferma che anche in altri pianeti, magari con una collocazione ed una atmosfera migliori di Marte, la vita potrebbe essere nata o nascere in futuro.

    #71721
    Anonimo
    Inattivo

    Senza dubbio è un’importantissima scoperta, ma credo non ci sia bisogno di prove materiale per dire che quindi c’è “un’alta probabilità” che esista vita su altri pianeti al di fuori del Sistema Solare. A mio avviso la probabilità già esiste grazie a numerose altre considerazioni scientifiche già assodate; l’esistenza di batteri su Marte è importantissimo per Marte, ma non per aumentare questa probabilità.

    #71720
    Anonimo
    Inattivo

    Assolutamente… Però sarebbe il primo caso di contatto con una vita extraterrestre (almeno pubblicamente :P ).
    Certo non cambierebbe niente nei confronti della possibilità che ci siano altre forme di vita altrove, però dimostrerebbe, finalmente senza ombra di dubbio, che anche su altri pianeti ci possono essere le condizioni adatte alla vita.

    #71775
    Anonimo
    Inattivo

    La vera domanda è: “se anche la trovassimo, ci interagiremo mai?”

    C’è un video su YouTube del buon Adrian che spiega 10 motivi per cui è un problema pensare di arrivare su Marte. Tra i vari problemi “tecnici” ce ne è uno etico a cui io ad esempio non avevo pensato: insieme a noi ci portiamo i nostri batteri e virus ed è impensabile una totale nostra sterilizzazione. Il problema conseguente è che è possibile che come mettiamo piede su un pianeta alieno, ne firmiamo anche la condanna a morte (del suo ecosistema e dei suoi abitanti). Pensiamo a quello che è successo quando i conquistatori sono arrivati nella americhe, pensiamo ad un ecosistema alieno quindi molto più diverso di un altro continente di uno stesso pianeta. Quindi quanto è etico mettere a rischio la loro stessa esistenza? Andare la per vederli morire e perderli per sempre?

    #71779
    Anonimo
    Inattivo

    Lo stesso problema si è posto al contrario. Con le missioni spaziali fuori dal pianeta Terra, al rientro c’è la possibilità di portare dei patogeni nuovi nel nostro ambiente. Il problema è forse poco probabile, ma dopo le missioni lunari l’equipaggio delle missioni Apollo veniva messo in quarantena per un certo periodo di tempo dopo il rientro. In modo che se avessero contratto qualche virus, non avrebbero distrutto il mondo intero.

Stai visualizzando 6 post - dal 1 a 6 (di 6 totali)
  • Devi essere connesso per rispondere a questo topic.