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Rispondi a: Il caso Caponi.

#76728
Anonimo
Inattivo

Io penso che sia il pupazzo peggiore che un imbroglione potesse realizzare. Come diavolo potrebbe esistere una creatura simile nel cosmo? A meno che non sia deforme, “sfatta”, o gravemente ustionata. Oppure potrebbe essere vegetale, una sorta di tubero autonomo… Boh. Sarebbe quantomeno originale nell’ampia casistica ufologica.

Comunque, cercavo informazioni e mi sono imbattuto in questo articolo:

https://iviaggidigulliver.wordpress.com/2018/03/24/libri-il-caso-caponi-se-la-mia-storia-fosse-un-falso-si-sarebbe-gia-autodistrutta-testo-audio/

Mi ha colpito questo passo:

Io continuo a dire che le foto ritraggono esattamente quella creatura. Ma a dirlo non sono più soltanto io, ecco perché non temo nuove ripercussioni. Le foto sono state fatte analizzare da Roger Green, un professore che ha lavorato con Scotland Yard e che lavora con l’Intelligence inglese. Sono analisi commissionate e pagate dal noto ufologo Timothy Good. Le foto, pertanto, non sono artefatte, ma mostrano la realtà. A quei tempi non esisteva Photoshop, nè altro. Se la mia storia fosse un falso, si sarebbe già autodistrutta».

Non so se il professore e la sua analisi siano veri, lascio a Kit l’onere di confermarlo o no (lui mi sembra ferrato su questi temi), mi colpisce che da un’analisi della “materialità” si cerchi di dare conferma dell’evento. Se le fate di Doyle fossero state bambolette 3D anche realizzate con approssimazione e sospese a fili invisibili, un analista fotografico direbbe che sono reali? Certo che lo direbbe (perché al tempo non c’era Photoshop… come se i falsi solo con fotosciop li si potrebbe realizzare), ma resterebbero bambolette. Quell’alieno potrebbe essere un pupazzo di coccio, era 3D, ma un’analisi della foto non può rivelare che il testimone abbia fotografato effettivamente un alieno vero. In base a cosa poi il professore lo avrebbe affermato?