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Rispondi a: Il diavolo è il diavolo o… è l’uomo?.

#74362
Anonimo
Inattivo

Si sta uscendo dal contesto e il moderato Emiliano stavolta non modera… Con un’inversione a “u” si potrebbe allargare l’iniziale senso del punto di domanda: dopo aver detto qualcosa dell’uomo-diavolo, si potrebbe dibattere sul diavolo-diavolo…senza insistere cioè sulle figure umane sempre bisognose di rieducazione. Proviamo allora ad entrare nelle radici del diabolico, nell’iniziale storia del diavolo, il quale viene definito demone, demonio, Satana, Belzebù, il maligno, il nemico, il tentatore, l’avversario, il negatore, il signore delle tenebre (similitudine questa con il mio pard Aquila della Notte…) ecc. Attribuzioni che hanno sempre mantenuto un clima di terrore ambiguo e contrario al bene, al buono, il giusto e il divino.

Partiamo dall’inizio. La documentazione archeologica conferma che la comparsa del concetto diabolico appartiene allo stesso periodo in cui prendono forma le prime strutture sociali organizzative del neolitico. E’ già in questo periodo che nella storia dell’uomo entra a far parte il dopo-morte, il regno delle ombre e naturalmente lui…satanassen, probabilmente la sua figura si stabilì in concomitanza delle differenziazioni di poteri e di compiti, visto (dai furbetti dell’epoca) come un valido aiuto per il dominio su altri nuclei sociali primitivi. Anche nella nostra epoca, sappiamo benissimo che il timore come strumento di potere vale più di una brioches e di un pinottino fresco…

Il potere, si è dunque sempre avvalso di personalizzare, infondendo la paura nelle forze naturali come espressioni divine. Stati di potere che predisposero quindi le “religioni”, a questo scopo nacque la figura diabolica, come del resto i collegamenti alle origini divine, a cui fece seguito immediatamente il diritto “divino” a regnare, cosa che si protrae a tutt’oggi. Andrebbe detto che nel neolitico il diavolo non aveva probabilmente alcun riferimento con l’entità diabolica dei nostri giorni. Ma alùra sto diavul, esiste o non esiste? Resta una grande confusione, i dogmatici principi delle sue prerogative malefiche furono indubbiamente sfruttate dalla teologia cristiana.

Dio-Diavolo, luce e tenebre, conoscenza e cacciata, forse andrebbero visti nei miti, nel fatto che tutte le religioni ne parlano, dandogli il giusto valore, perchè (si spera) sono tramontati i tempi in cui quell’anima santa dell’inquisitore De Lancre proclamava che i sabba non erano fantasia, ma reali orgie carnali. Vale comunque la pena di destreggiarsi tra l’occulto e la superstizione, dove il diavolo trova modo di sopravvivere nella coscienza delle persone, vale la pena dicevo, perchè si può scoprire che al di là dei bigottismi settari, il male probabilmente alberga anche al di fuori dell’uomo e dalle sue capacità.
Un saluto