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Rispondi a: Xenoglossia: quando si parlano lingue che non si conoscono..

#71901
Anonimo
Inattivo

Ci può stare di tutto, per carità, ma prendere a paragone alcune parole d’aramaico imparate lì per lì (o là per là) mi sembra ridurre la Xenoglossia a tarallucci e vino :birra: . Avevo già accennato (mi sembra…) che in alcune sedute il nostro medium parlò speditamente in inglese non conoscendone che qualche parola. Ecco, limitatamente si potrebbe avallare l’ipotesi di Valle, ovvero che il soggetto (il medium) abbia potuto attingere alla psiche dei presenti, padroni invece della lingua (non è una novità, si è giunti da tempo a questa interpretazione, ci sono riscontri ben precisi). Certo è, che sempre di ipo-tesi si parla. Rimettere ai meandri dei ricordi la possibilità di una vera spiegazione, come adduce Valle, si va per la tangente, dimenticando per esempio che il musicista F. von Reuter (già citato nel mio post precedente) scrisse, con il supporto della madre medium, in una quindicina di lingue quasi del tutto sconosciute, ne fanno testo le traduzioni dell’Ufficio Interpreti Governativi di Berlino. A meno che (come al solito…) tale ufficio fosse in combutta col musicista. Tutto può essere, anche riuscire ad arrampicarsi sui vetri…

Per restare nel salotto di Valle (l’aramaico), Teresa Neumann, la stigmatizzata di Kennersreuth, durante le sue estasi pronunciava parole e frasi in Aramaico. Durante la crisi delle stimmate, essa riviveva la passione di Cristo, e pronunciava le frasi che Gesù disse in croce, o comunque frasi dette dal Cristo o da altri personaggi dei Vangeli. Va detto che durante le estasi, Teresa fu spesso circondata da eminenti orientalisti, pronunciava queste frasi con grande correttezza, ed a volte in maniera a loro stessi sconosciuta. Consultati poi i più antichi dizionari, veniva ritrovata l’antica frase pronunciata da Teresa.

Come l’ipotesi accennata ad inizio post, questo fatto “avrebbe” offerto l’interpretazione del fenomeno. Infatti, risultando quasi sempre che le frasi pronunciate erano frasi esistenti stampate, sia pure in dizionari o libri anche antichissimi, si può presupporre che Teresa Neumann, durante la particolare condizione in cui si veniva a trovare nel momento dell’estasi, possedesse sviluppatissime facoltà di chiaroveggenza, sotto forma di lettura in “libri chiusi”, facoltà già sperimentalmente dimostrate con i famosi (e datati, aborriti per questo da Valle…) esperimenti di A. Didier e di G.O.Leonard presso il Collegio Inglese di Scienza Psichica. Cosa che fanno oggidì anche i maghetti da salotto in accordo con qualcuno del pubblico. Ovvio che non è a questo che mi rivolgo.
Un saluto