Chiudi

Rispondi a: Esistenza Di Un Dio Che Non Riesce a Comunicare Con L’ uomo.

#70719
Anonimo
Inattivo

Eh… Emiliano, queste sono quelle storie che si raccontano e si scrivono per fare leva sull’emozione, ma la logica sottostante è piuttosto fallace, a mio parere.
Il barbiere non è Dio, non ha creato l’uomo e non ha alcun dovere di occuparsi di tutti i barboni che girano per il mondo.
Ma se esistesse un Dio che avesse creato l’uomo, la terra e tutto il nostro universo, sarebbe crudele da parte sua lasciare che tutto vada per conto proprio, come se fosse un esperimento iniziato e da lasciare andare in autonomia senza più interferire.
L’aneddoto vuole che sia il barbone ad andare dal barbiere. Si dice che l’uomo debba andare a cercare Dio. Ma il male e la sofferenza colpiscono anche chi non ha consapevolezza, chi non ha ancora intelligenza per pensare, chi non ha colpe di nulla, come i bambini (talvolta nemmeno riusciti a nascere) oppure chi è privato di facoltà mentali da qualche patologia grave.

Insomma, appare abbastanza evidente che se Dio interviene nelle faccende umane, il suo criterio per l’intervento deve essere quantomeno misterioso, visto che laddove c’è una grande urgenza e necessità il suo intervento spesso non arriva. E in qualche altro caso le persone si vantano di aver ricevuto l’aiuto divino per questioni minori o comunque non vitali, come una promozione sul lavoro, la soluzione di qualche problema di vita pratica e così via.

Sapete tanti anni fa che cosa accadde al fratello diciottenne di un mio caro amico? Che si recò a casa dei suoi nonni (proprio accanto a casa sua) per passare del tempo a suonare la batteria, che stava studiando in quel periodo. In una delle stanze dei nonni c’era un armadio, e sopra quell’armadio, se non sbaglio, c’erano anche delle vecchie coperte. Il ragazzo probabilmente aveva cercato di prendere una coperta per riscaldarsi, ma nessuno sa con certezza cosa accadde se non che il poveretto morì per un colpo di fucile alla testa. Perché sul quell’armadio non c’erano solo delle coperte, ma anche un fucile della seconda guerra mondiale che il nonno, ormai defunto, aveva abbandonato là sopra da un sacco di tempo e nessuno se ne ricordava più. Il fucile era carico col colpo in canna, così ricostruirono gli inquirenti, e la canna sporgeva solo di pochi centimetri dal bordo dell’armadio. Nel toccare alla rinfusa, il movimento probabilmente fece partire il colpo che lo centrò in pieno.
In questi casi sarebbe assolutamente legittimo prendersela con il fato, con Dio, con la sfortuna, con qualunque cosa perché vi rendete conto di quante concatenazioni portarono a quell’evento? Bastava interrompere una sola di quelle concatenazioni per fare in modo che la tragedia non avvenisse: il nonno conservò un’arma – la conservò in maniera non sicura – il nonno morì senza dire niente sull’arma – chi della famiglia sapeva dell’esistenza dell’arma non la cercò più né ci pensò più – l’arma rimase in un posizione corrispondente alla direzione del ragazzo – il colpo partì nonostante un fucile vecchio come il cucco.

Qualcuno dice che non ci si debba interrogare sui piani divini e sul perché Dio intervenga o non intervenga. Ma casi come questi a che cosa vi fanno pensare?
A me fanno pensare che se ci fosse un Dio onnisciente, onnipotente e che conosce tutto in anticipo, avrebbe potuto spezzare la catena degli eventi in uno qualunque dei punti qui sopra ed il ragazzo oggi sarebbe ancora tra noi.
Invece gli uomini sembrano essere abbandonati alle vicende più o meno casuali della propria esistenza.