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Rispondi a: Gli scettici sono “contro” il paranormale?.

#66604
Anonimo
Inattivo
ParanormalStudio Emiliano wrote:
… Ma dall’altro lato credo che le proprie idee devono essere messe alla prova, oppure il castello è solo di effimera carta.

In effetti continuo ad imbattermi in questa necessità ogni volta che prendo in considerazione qualsivoglia filosofia/disciplina/sistema di credenze.
In questi giorni stavo facendo delle interessantissime letture sullo sciamanesimo, per esempio. Ho visto anche dei documentari molto interessanti.
Da una parte mi sembra che questi sciamani siano delle persone con un grandissimo contatto con la natura, gli animali e gli “spiriti” di questi; rivestono anche un’importantissimo ruolo per i loro simili, fungendo da guaritori, consiglieri, ecc. Dicono di viaggiare nel mondo degli spiriti, consultarli e riportare le risposte nella nostra dimensione.
Allo stesso tempo io mi chiedo se questo mondo nel quale gli sciamano viaggiano sia realmente un mondo composto da qualcosa di diverso dalla propria immaginazione/allucinazione. Che il loro aiuto in qualche modo funzioni lo trovo abbastanza chiaro. Qualunque sia la natura del “viaggio”che lo sciamano compie, è probabilmente nel rapporto che si instaura con il bisognoso d’aiuto che avviene la guarigione o il supporto. Ma la domanda ineludibile è: questi spiriti che lo sciamano consulta sono delle entità vere e proprie? Vivono di luce propria o sono un’allucinazione dello sciamano?

Qui il discorso si complica, e la risposta potrebbe non essere netta come un sì oppure un no. Carl Gustav Jung ipotizzò l’esistenza di ciò che chiamò “inconscio collettivo”,cioè un insieme di contenuti del pensiero che non nascono dall’esperienza del singolo individuo, ma che vengono trasmessi dagli antenati come patrimonio dell’umanità. Una sorta di “istinto”, se vogliamo chiamarlo così, che può tornare molto utile al singolo.

Tornando allo sciamano, si può ipotizzare che quelle guide spirituali, quegli animali potenti e sapienti che lo sciamano incontra durante il suo viaggio, siano non reali ma anche reali al tempo stesso. Se il piano nel quale si svolge il viaggio non fosse una dimensione fisica, ma quella dell’inconscio collettivo, cioè un viaggio nella memoria dell’umanità intera, in quella sorta di “pacchetto” lasciatoci in eredità dai nostri predecessori fin dalla nascita della vita sulla terra, allora quei contenuti si potrebbero definire “reali”. Almeno quanto un libro o un film possano essere considerati delle “reali” rappresentazioni dell’idea di chi li ha realizzati.

Perché ho scomodato sciamani e Jung?
Se trasferiamo questi concetti sul nostro problema originale della “autenticità” delle esperienze “spirituali” vissute dal singolo, soprattutto nel caso di incontro di spiriti, fantasmi, entità, persone non più in vita, ecco che la risposta potrebbe stare a metà tra il reale e il non reale. Quei contenuti potrebbero davvero non essere frutto di una “fantasia” del singolo, ma nemmeno di un incontro con un entità senziente.
Potrebbe trattarsi di contenuti trasmessi dai nostri avi sotto forma di idee, emozioni, paure, concetti, dettami, magari di saggezza superiore a quella del singolo che li sta sperimentando, proprio perché provengono dall’umanità nel suo complesso.
E in un certo senso quegli “spiriti” sono vivi. Lo sono perché sono in grado di riprodursi attraverso le generazioni a venire.