Chiudi

Rispondi a: Come rilevare la presenza di un’entità paranormale?.

#61935
Anonimo
Inattivo

Concordo in modo completo con entrambi gli interventi di Valle.

Fotograficamente è davvero difficile dare appoggio alle teorie che vedono gli scatti come possibili rilevatori di elementi non visibili ad occhio nudo: il fantasma che appare solo nella foto, auree, la diversa espressione di un viso o addirittura un completo morphing… Certamente il sensore di una macchina fotografica non è lo stesso di un occhio umano, ma sono molto, molto simili. Se parliamo di altri tipi di sensori o l’applicazione di filtri particolari ad un obiettivo (non grafici quelli non c’entrano nulla) allora cambia il discorso, ma generalmente si parla sempre di comuni foto di comuni macchine fotografiche. Trovo quindi anche io molto più plausibile che l’apparizione di un’entità, soprattutto se rilevata da un solo soggetto, non sia una questione visiva quanto mentale.

Ancor più degna di nota e di riflessione è il discorso fatto successivamente. I fantasmi e le entità vengono percepiti in modo diverso in base alla cultura del soggetto vedente. Ad esempio secondo tradizione in Giappone gli spettri saltano, in europa ne abbiamo un’altra idea. Ora, se alla morte di un corpo esistesse davvero la possibilità che lo spirito di una persona si liberasse, non dovrebbe avere le stesse caratteristiche indipendentemente dal luogo del pianeta in cui ciò accade? Al tempo stesso variano le “regole” su cui sarebbero regolate le “dimensioni” dei viventi e degli spiriti. Anche queste non dovrebbero essere uguali?

Anche per quanto riguarda un aspetto meno spiritico come l’avvistamento degli UFO, la descrizione dei “testimoni” è cambiata nel corso dei secoli. Una volta si parlava in alcuni scritti e dipinti di carri e tappeti volanti, ora si parla di astronavi molto più sofisticate. Anche la visione dell’ufo nel 700 e nell’800 è diversa da quella che abbiamo ora. Ed è sospettamente riparabile alle conoscenze scientifiche dell’epoca in questione. Ora, se un UFO venisse davvero da Alpha Centauri, non avrebbe avuto un aspetto molto in contrasto con gli elementi “comuni” della cultura dell’epoca in questione?

Ed infine sugli esorcismi. Anche io credo che la lingua in cui viene enunciato un passo non dovrebbe influire con il suo successo, proprio perché non parliamo di formule magiche. Che cos’è poi una formula magica? A mio avviso il vero scopo della “formula magica” sta nel permettere una certa concentrazione in ciò che viene fatto in quel momento ed in base alle parole espresse nella “formula” mettersi in una condizione di forza, di rilassamento, di carica o di sfogo… quindi le parole sarebbero “solo” (tra virgolette perché non è poco) un aiuto a raggiungere un certo stato emotivo e psichico. Anche il ripetere una preghiera in modo continuo (tipo l’Ave Maria) serve a fissare e concentrare la persona; se la preghiera avesse effetto non sarebbe per ciò che è pronunciato, ma per la concentrazione raggiunta con la cantilena. In sostanza “sim sala bin” ed “abracadabra” dovrebbero avere lo stesso identico effetto, se si pensa a ciò che si dice.