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Anonimo
Inattivo

La paura della morte (Tommaso)
La paura della morte prima o poi ghermisce indiscriminatamente tutti, talvolta all’improvviso e addirittura immotivatamente, ma i più colpiti dalla tanatofobia sono logicamente i soggetti più anziani ed i malati terminali, qualora siano consapevoli della loro grave patologia.
Il mio cambiamento di stato e le mie nuove conoscenze non mi impediscono di comprendervi, conservando io ancora il ricordo della mia stessa paura, e da qui, il mio desiderio di tentare di illuminarvi il più possibile su ciò che proverete, dopo avere abbandonato la vita fisica.
La vita: un’esperienza meravigliosa e indispensabile! Meravigliosa, pur se costellata di sofferenze; indispensabile, poiché fisicità e spiritualità si compenetrano, ed una non avrebbe senso senza l’altra (ad eccezione naturalmente, dei Puri Spiriti) L’errore più frequente dell’uomo e considerato fra i più gravi, è quello di… NON VIVERE VERAMENTE LA VITA! Badate, non si tratta di un banale gioco di parole, ma di verità!
Inizio per gradi, confidando nella vostra capacità intellettiva: innanzi tutto, voi siete usi a suddividere l’avventura umana in settori nettamente limitati e limitanti; in stagioni ben distinte e diversificate: infanzia, giovinezza, maturità, vecchiaia, ma ciò significa ghettizzarvi, assegnandovi ruoli precostituiti ed aspettative create unicamente dal vostro insufficiente Sentire.
Mi farebbe piacere sentirvi rispondere a qualche domanda, come per esempio:
Chi ha stabilito il veto di innamorarsi ad ottant’anni? Chi ha attribuito soltanto agli adolescenti la prerogativa di sognare e fare progetti? Perché una data cosa viene ritenuta lecita e naturale, oppure proibita o ridicola a seconda dell’età? Perché una qualsiasi malefatta trova sempre, o quasi sempre, indulgenza se a compierla è un giovane? L’essere umano per sua natura è incline alla debolezza, e quindi può errare anche avendo alle spalle una lunga vita, ricca di esperienze. Perché dunque è tanto parziale il giudizio?
Il risultato di tante discriminazioni è che un individuo, con il trascorrere degli anni, perde via via di valore sotto ogni aspetto (come se non gli bastasse il decadi-mento fisico!), cosicché, alla fine viene messo in disparte, accantonato nel dimenticatoio, come si fa con le vecchie cose in disuso.
Perché una creatura anziana deve essere considerata alla stregua di un rifiuto da smaltire al più presto? (Ecco la ragione dell’instaurarsi di tante forme depressive, che potrebbero essere prevenute con qualche pillola di… amore!) “LA VITA È DEI GIOVANI!” dite spesso con enfasi, escludendo automaticamente chi giovane non è più… ma non sempre è così; questo può essere parzialmente vero, se si considera il tempo che un giovane potrebbe avere davanti a sé… MA IL TUTTO È IPOTETICO, ricordatelo! IL TUTTO È RELATIVO! Sono stato chiaro?
Potrei parlare ancora a lungo sull’argomento, ma non intendo tediarvi e chiudo dicendo che la vita dovrebbe essere considerata, valutata, senza distinzioni di alcun genere: è preziosa a vent’anni, è preziosa a ottanta, può essere difficile a vent’anni, può essere difficile a ottanta, può donare felicità ad un bimbo, può rendere felice un centenario! Commedia o tragedia che sia, l’uomo rimane sempre l’attore principale a prescindere dai suoi dati anagrafici.
Per ciò che concerne la vostra paura della morte, mio argomento introduttivo, vi assicuro che, per quanto logico ed umano sia tale sentimento e per quanto radicato sia l’istinto di conservazione in ogni creatura, animali compresi, l’attimo del trapasso non è affatto doloroso, ed anzi, ogni sofferenza fisica svanisce istantaneamente all’apparizione della Grande Luce, ove “qualcuno” vi attende con amore… ma sapete quale scoperta, quale incredibile sorpresa troverete, varcata la soglia dell’Oltre? La scoperta, la sorpresa, la certezza di ESSERE VIVI! SPLENDIDAMENTE VIVI! PIÙ VIVI DI PRIMA!
Ora siete soltanto nell’illusione di esserlo…

Tommaso