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DISASTRO AEREO: BRASILE, IMPROBABILE ESPLOSIONE

BRASILIA – Un ministro brasiliano, pur affermando che si tratta “solo di un’ipotesi”, ha definito “improbabile” che l’aereo Air France scomparso sull’Atlantico sia esploso dato che accanto ai detriti dispersi in mare sono state rinvenute anche chiazze di combustibile. “La presenza di olio o di carburante – ha detto il ministro della Difesa brasiliano, Nelson Jobim – significa che è improbabile che ci sia stato un incendio o un’esplosione, ma questa non è che un’ipotesi”. Sollecitato ad esprimersi sull’ipotesi di un attentato, il ministro – parlando in una conferenza stampa a Brasilia – ha dichiarato che “non c’é alcun indizio” che lo lasci pensare. Jobim ha sottolineato che “non è stato rinvenuto alcun corpo né si è vista alcuna traccia di sopravvissuti”.

La Forza aerea brasiliana (Fab) ha reso noto che l’equipaggio di un aereo R99 che perlustrava la zona dell’Oceano Atlantico, a circa 650 chilometri dalla costa, ha avvistato un “pezzo metallico di sette metri che potrebbe essere di un’ala o della fusoliera” dell’Airbus A330 scomparso lunedì mentre trasportava 228 persone da Rio de Janeiro a Parigi. Un portavoce dell’aeronautica brasiliana ha annunciato l’avvistamento anche decina di rottami metallici ed una macchia di olio estesa per circa 20 chilometri. Evocando indirettamente la possibilità che corpi di vittime possano essere scomparsi perché mangiati da pesci, il ministro della difesa Nelson Jobim – in una conferenza stampa – non ha escluso che nelle acque calde dell’oceano dove è precipitato l’aereo ci possano essere pescecani o squali. Il ministro ha anche ricordato che i corpi umani non dilaniati e con il “ventre integro” quando affondano ritornano in superficie “tra 48 ore e sei giorni dopo” il disastro “per effetto dei gas prodotti dagli organi interni” in decomposizione. Quelli con “il ventre perforato invece – ha aggiunto – non riemergono”.


di Fausto Belia

PARIGI – Fulmine, guasto generalizzato dell’impianto elettrico, depressurizzazione brutale, formazione improvvisa sulla fusoliera e sulle ali dell’aereo di uno strato di ghiaccio pesante 4-5 tonnellate, turbolenza fortissima, attentato. Il giorno in cui a Parigi si apre l’inchiesta ufficiale, restano tutte in piedi le ipotesi – nessuna è esclusa – sulle cause del crash dell’Airbus A330, che lunedì scorso trasportava 228 persone da Rio de Janeiro a Parigi. L’inchiesta del Bea (Ufficio delle indagini e delle analisi per la sicurezza civile), sarà “lunga e difficile” – avverte il direttore Paul Louis Arslanian – e forse non potrà contare sull’aiuto delle scatole nere, immerse in un luogo “profondo e montagnoso”, a 4-5.000 metri, nell’ Oceano Atlantico.

Così, al momento, il campo è aperto ai commenti, alle indiscrezioni, alle interpretazioni, partendo dai dati, pochi, certi: l’ aereo “non aveva problemi alla partenza”, secondo il direttore del Bea; nell’ultimo contatto radio, il pilota ha avvertito di una zona di forte turbolenza; infine l’aereo ha trasmesso messaggi automatici di guasto elettrico. Poi, il silenzio. Secondo Le Monde, che cita ‘specialisti di Air France, la grande dispersione dei rottami scoperti sull’Oceano – a distanze di decine di chilomteri – lascia pensare che l’Airbus A330 sia esploso ad alta quota. Un attentato? Il quotidiano osserva che “tuttavia la pista di un attentato non è al momento presa in considerazione dalle autorità francesi, non c’é stata alcuna rivendicazione e il Brasile non è una destinazione sensibile”. Un’esplosione in volo, causata da una depressurizzazione brutale? E’ l’ altra ipotesi citata da un pilota, anonimo, in un altro articolo de Le Monde.

L’assenza di messaggi da parte dell’ equipaggio? Vuol dire che “tutto è stato molto rapido”, perché – osserva il pilota – anche in caso di panne ci sono altri mezzi, d’emergenza, per comunicare: “Se non hanno avuto il tempo di utilizzarli, è che è stato tutto grave e improvviso”. Il governo francese, responsabile dell’ inchiesta, affidata ai tecnici del Bea, non privilegia alcuna ipotesi. C’e anche quella dell’atto terroristico, aveva detto ieri il ministro della difesa Hervé Morin. E ieri il ministro del trasporti, Jean-Louis Borloo, ci ritorna: “La tesi dell’attentato non è scartata. Non ci sono attualmente indizi, ma non la si può scartare al 100%”.

Così è stata tirata fuori la storia di un falso allarme bomba, che il 27 maggio scorso ritardò la partenza di un aereo dell’Air France da Buenos Aires a Parigi. Ma non c’é alcun legame fra quell’ episodio e l’incidente all’Airbus A330 in volo da Rio de Janeiro a Parigi, assicurano la stessa compagnia francese e fonti aeroportuali: ci sono “regolarmente” a Parigi come in altre capitali telefonate anonime che annunciano bombe e che si rivelano poi senza fondamento.

I tecnici del Bea sono al lavoro e un primo rapporto sarà consegnato alla fine di questo mese. Non si sa se si riusciranno a trovare le scatole nere, ha detto il direttore del Bea: sono uno strumento “preziosò, certo, ma in passato “abbiamo lavorato anche senza”, dice fiducioso. Intanto potrebbero essere utili e fornire indizi quei mezzi satellitari d’osservazione e d’ascolto del Pentagono, al quale due giorni fa si è rivolto il governo francese.
Fonte: Ansa.it