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Rispondi a: I segreti dell’esorcismo.

#26758
Anonimo
Inattivo

Hola Momi
Sono fermamente convinto che l’uomo di media cultura di questa civiltà, con gli strumenti che ha a sua disposizione, cioè le sue conoscenze e la sua intelligenza, possa farsi un’idea di Dio che non sia un oltraggio alla ragione e che, al tempo stesso, sia aderente alla realtà.Siccome a Dio si fa risalire l’origine di tutto quanto esiste, prima di credere che Dio esiste, è lecito che, mi domandi se l’esistente ha avuto un’origine, oppure non sia esistito da sempre; che parta cioè dalla posizione dei cosiddetti “atei” e mi ponga, come ipotesi di lavoro, che la realtà, nella quale siamo immersi, sia perfettamente materiale e sia non sia stata “originata”, cioè sia esistita da sempre. E’ chiaro che, in questo caso, non avrebbe una fine, perchè ciò che fosse esistito da sempre, non potrebbe cessare di esistere. Io posso immaginare che una civiltà distrugga se stessa, ma non che la materia, posta come unica realtà esistente, cessi di esistere. Se invece posso ragionevolmente credere che il cosmo, ossia l’insieme degli universi, finisca consumato dalla sua stessa esistenza, allora è chiaro che ha avuto un’origine, e se ha avuto un’origine è altrettanto chiaro che tutto quanto è esistito, esiste, esisterà, non è tutto in senso assoluto, perchè oltre quello esiste per lo meno una causa generatrice, cioè una causa che era prima che l’esistente fosse.So che le osservazioni degli astronomi moderni hanno portato alla constatazione che viviamo in un cosmo in espansione, cioè che gli universi si allontanano gli uni dagli altri e da un centro dello spazio (centro ideale ovviamente). Sulla base di questi dati di fatto incontrovertibili, sono nate due principali ipotesi per spiegare l’origine e lo sviluppo del moto di traslazione degli universi; entrambe le ipotesi concordano sull’origine che sarebbe la conseguenza di una esplosione avvenuta in questo punto ideale, in questo centro ideale del cosmo. Divergono invece sullo sviluppo. Infatti, secondo la prima, la materia dei corpi stellari, quando questi hanno raggiunto la velocità “critica” d’allontanamento dal centro, si smaterializzerebbe e causerebbe così la graduale ma totale fine del cosmo astronomico. Ora, noi intanto possiamo osservare che il limite dove, secondo la prima ipotesi, la materia che compone i corpi stellari, si smaterializzerebbe, ovvero, nell’altra ipotesi gli universi invertirebbero la marcia e tornerebbero a concentrarsi nel punto ideale centrale, sarebbe in ogni caso un limite al cosmo, anche se lo spazio fosse di tipo euclideo, cioè infinito e indipendente dalla materia. Dunque secondo l’una e l’altra ipotesi il cosmo sarebbe limitato e necessariamente sferoidale. Ora, ciò che è limitato non può avere una durata illimitata, e questo mi basterebbe, perchè se il cosmo finisce, è chiaro che ha avuto un’origine e quindi una causa. Ma io preferisco invece proseguire nell’esame delle due ipotesi per vedere se mi conducono a una diversa conclusione. Ripeto, secondo la prima, il destino del cosmo astronomico sarebbe la graduale ma totale fine per smaterializzazione; secondo l’altra sarebbe una sorta di moto perpetuo, di andirivieni dal centro alla periferia di questi corpi celesti, di questi universi. Ora, io che mi reputo un ateo serio e coerente, debbo prendere in considerazione solo la seconda ipotesi, perchè, come ho detto prima, se ammetto la prima, ammetto la fine del cosmo, e quindi l’inizio, e quindi la causa. Debbo invece vedere se posso ragionevolmente credere che il cosmo sia una sorta di perenne “pulsazione”, un moto perpetuo di questi corpi celesti, oppure una trasformazione continua della materia che lo compone. Il “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” sembrerebbe confermare quest’ipotesi. La mia cultura non specialistica, non mi consente di addentrarmi con osservazioni scientifiche nell’esame di eventi cosmici, è chiaro; posso però capire, dai fatti con cui mi scontro tutti i giorni, un principio molto importante e cioè che per fare un lavoro ci vuole energia, e che nessuna macchina e nessun sistema non produrrà mai più energia di quanta ne consumi, altrimenti il moto perpetuo non sarebbe più un assurdo meccanico. Tornando alla mia teoria, mi pare che io possa pensare con ragione che se anche questo moto di va e vieni, dal centro alla periferia, dei sistemi stellari, si ripetesse indefinitamente, l’energia necessaria a questo moto, ancorché si generassi in qualche modo, magari a spese della massa della materia, non si rigenererebbe mai in misura totale, per cui a lungo andare sarebbe la stasi, cesserebbe il moto del cosmo. Che poi questa stasi riguardi il divenire della materia o la materia in se stessa, per l’aspetto che mi sono posto del problema non fa alcuna differenza, perchè pervengo a concludere che se il divenire cessa, vuol dire che ha avuto un inizio ed una causa, e questo mi basta.Tuttavia mi sembra più logico pensare che, se cessa il moto in seno al cosmo, non cessa solo il moto di traslazione degli universi, ma cessa il moto delle particelle e dei corpuscoli in seno alla materia e quindi cessa la materia e cessa lo spazio, emanazione della materia; e cessa il tempo, dimensione dello spazio. Ora, se si considera lo spazio come una sorta di emanazione della materia; ciò è molto, se riesce a staccarsi dal concetto del vecchio spazio euclideo, quello della geometria o meccanica classica; ma non è abbastanza, per capire che non esiste uno spazio vuoto, noi pensiamo a uno spazio tutto pieno di materia. Supponiamo che noi siamo in un ambiente lontano da questo,”una stanza” completamente al buio, e che siamo collegati con questo ambiente,in quel momento perfettamente illuminato, con una macchina modernissima che riproduca, attorno a noi, in tre dimensioni, questa stanza. Dopo qualche tempo noi avremo la netta sensazione di trovarci, esattamente nel punto dove sarebbe collocato l’elemento sensibile per riprendere la scena.Ancora una volta i nostri sensi ci avrebbero tratto in inganno; un inganno irrilevante nei rapporti fra noi e i presenti in questa stanza; ma un inganno che occorrerebbe svelare ed esattamente dimensionare nel momento in cui noi volessimo comprendere la realtà di ciò che è.La causa del tutto, cioè la “prima causa” deve essere indipendente dal tutto. Non deve dipendere da alcunchè, cioè deve essere la prima causa increata. Altrimenti dovremo spostare il mio esame fino a trovare la causa esistita da sempre. Ora, poichè siamo al di fuori del tempo e dello spazio, mi pare opportuna una precisazione, cioè sostituire l’avverbio di tempo “sempre” con un vocabolo più adatto, “eternamente”,intendo “eterno” senza tempo; che ha avuto un inizio e che e che continua in un supposto tempo senza fine; “perenne” che non si esaurisce mai. Dunque la prima causa è “eterna”. Se è eterna, cioè senza tempo, è immutabile; perchè se mutasse avrebbe, in qualche modo, una successione Poi deve essere assoluta, cioè indipendente da tutto, altrimenti, come ho detto, non sarebbe prima causa. Se è eterna, immutabile, assoluta, non si scappa, deve essere “una”. Se è “una”, tutto quanto esiste, occupa tutto quanto esiste; allora è illimitata. Se è illimitata vuol dire che niente la limita e quindi posso affiancare a questo concetto, l’altro concetto: è infinita. Se è infinita non esiste un punto ove essa non sia, quindi è onnipresente, e poichè è eterna, è “l’eterna onnipresenza”. Se allora è eterna, immutabile, assoluta, illimitata, infinita, onnipresente e se confronto i caratteri di questa “prima causa” con quelli universalmente riconosciuti, dalle filosofie e dalle religioni, a Dio, vedo che posso chiamare, questa mia “prima causa”, Dio. Se è onnipresente, è a contatto col tutto; niente, quindi, può esserle ignoto; allora è onnisciente. Ora, se guardo con quanto ordine e intelligenza si svolge la vita naturale dell’emanato, non posso non credere che altrettanto ordine ed equilibrio non sia in ciò che n’è stato la causa. Per cui questo “Dio” deve necessariamente essere, perlomeno, tanto intelligente, e quindi sapiente, della totalità di ciò che ha generato. E’ proprio il “generato” mi conduce a fare un’altra constatazione, e cioè che non posso pensare che tutto quanto esiste sia stato tratto dal nulla, ma che l’unica conclusione alla quale posso logicamente pervenire, è che “Dio” l’abbia tratto da se stesso, cioè che sia stato emanato. Non solo, ma non posso pensare all’emanato come a qualcosa staccato da essa, che ne viva autonomamente, senza negare a alla prima causa il suo carattere assoluto; perciò l’emanato deve rimanere in essa. E se è così, non posso pensare a Dio, completo dell’emanazione e a Dio privo della sua emanazione, come a due momenti diversi della sua esistenza, perchè negherei a Dio il suo carattere immutabile ed eterno. Perciò l’emanato non solo deve restare in Dio, ma deve esservi sempre stato. Se, allora, causa e causato sono una realtà unica, quell’inizio e quella fine che ho ricercato e ritrovato nell’esistente, non sono eventi oggettivi, sono illusioni, sono apparenze. Allora quanto noi percepiamo non è la realtà; è l’apparenza di essa. Sono congetture che la nostra mente costruisce su informazioni che le pervengono dai sensi, ma non è la realtà di ciò che è. La realtà è ciò che è, e non ciò che i nostri sensi ci fanno ritenere che sia. Allora com’è conciliabile questa apparenza con una realtà diversa?Certo deve esserci un modo comprensibile che concili questi due aspetti del problema, ed è proprio da questa spiegazione che devono scaturire i valori antropologici, e non il contrario. Cioè errato sarebbe, da valori umani, immaginare la realtà di Dio e su quello creare un’etica. E mi pare che proprio questo errore sia stato fatto. Cioè partendo da ciò che i nostri sensi ci fanno ritenere realtà, gli uomini abbiano tratto tutte quelle concezioni del divino che ne fanno un essere antropomorfico, se non nell’aspetto, per lo meno nel comportamento. Invece mi pare più proprio pensare che Egli sia la causa di tutto, cosi ne dedotto che “causa” e “causato” debbono essere un’unica realtà. Oppure lo posso immaginare come un ordinatore di un caos preesistente, ma ne ho dedotto che se fosse realmente così, ciò contrasterebbe con la sua natura immutabile ed eterna. O lo posso immaginare come essere da cui traggono origine tutti gli altri esseri; ma se fosse realmente così, ciò contrasterebbe con la Sua natura infinita e indivisibile. Allora cosa significa? Significa che io posso immaginare Dio come più mi aggrada, come più mi fa piacere, ma per essere veramente tale, Egli non può che essere l’unica verità, l’unica realtà, perchè solo così Egli è immutabile, infinito, indivisibile, eterno, perfetto, completo, onnipresente, onnisciente, assoluto. Questo è il Dio al quale posso credere senza far torto alla mia ragione.” Il cosmo esiste in Dio in tutte le sue fasi di manifestazione, dall’inizio alla fine nell’eternità del non tempo; perchè, ripeto, un divenire che duri un tempo perpetuo, cioè che abbia avuto un inizio e non abbia una fine, è doppiamente impossibile: primo, un tempo senza fine non può esistere; secondo, perchè in ogni caso dovrebbe trattarsi di un reale divenire, che è inconciliabile con l’immutabilità di Dio. ‘uomo deve sentirsi un “essere”, non un “divenire”. Noi pensiamo alle fasi successive della nostra esistenza come a delle promozioni in carriera, come un impiegato può passare e diventare capoufficio o direttore cambiando le sue mansioni, ma non il suo “essere”. Non si raggiunge mai un nuovo essere, col divenire. L’essere è del “sentire”, della coscienza; il divenire è del corpo mentale. Noi potremo conoscere tutte le cose che conosce un Maestro, ma solo questo non ci renderebbe tali. Solo il “sentire” appartiene alla realtà dell’essere”. Così quando osserviamo un’esistenza nelle sue fasi, comprese dal selvaggio al superuomo, noi non osserviamo un selvaggio che “diviene”, ma osserviamo le molteplici fasi di esistenza, cioè di “essere” di quella individualità.Quindi diciamo che l’individuo “evolve”, Un’esistenza individuale è già tutta completa in sé; niente può aggiungersi ad essa. Così “evolvere” non può significare “crescere”, ma può voler dire solo che i differenti “sentire” di quella individualità, si manifestano, vivono l’attimo eterno dell’esistenza. Ciò è incomprensibile se si crede che l’Emanato si sviluppi in un tempo oggettivo, staccato da Dio, vivente una realtà senza tempo. Ecco l’errore fondamentale che ha afflitto le teologie di tutti i tempi e di tutti i popoli. L’Emanato fa parte integrante di Dio, la sua esistenza fa parte dell’esistenza di Dio. Ecco perchè non vi può essere un reale divenire nell’Emanato.Forse esistono alcune piccole difficoltà ad afferrare questi concetti. Il mondo che osserviamo è un mondo che sembra in continuo divenire; La realtà che cade sotto i nostri occhi ci sembra una realtà che continuamente divenga, certo, ma bisogna tenere presente che questo è quello che appare, non quello che è. Se teniamo conto dell’evoluzione dell’individuo è semplice capire cosa sia il male e cosa sia il bene.E’ male tutto ciò che non produce evoluzione, è bene tutto ciò che fa evoluzione.E se il male fa fare esperienze all’individuo,producendo evoluzione non potrà mai essere male.E mi resta anche molto difficile pensare che Dio possa aver emanato un’entità che poi noi abbiamo nominato Satana.Finisco per affermare che non mi sento e non sono un ateo.
Ho assistito ad almeno una quindicina di pseudo possessioni ed ad altrettanti pseudo esorcismi fatti anche da personaggi noti, esponenti della chiesa e non, in varie parti del mondo.
Hola al Tutto