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ARGOMENTO: Perché esistere dovrebbe essere meglio di non esistere?

Perché esistere dovrebbe essere meglio di non esistere? 1 Settimana 4 Giorni fa #1

  • valle
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Tranquilli, non sto scrivendo sull'onda della depressione.
Si tratta più che altro di una domanda che riguarda la natura di questo pianeta e forse anche dell'intero universo.
Quando studiamo biologia, scienze naturali e così via, un concetto torna sempre: tutte le forme di vita, a partire dai microrganismi fino agli animali più grandi compreso l'uomo si battono per la sopravvivenza della specie.
Quando vi beccate un raffreddore oppure vi si infetta una ferita, è perchè dei microscopici "esserini" hanno colonizzato il vostro organismo allo scopo di moltiplicarsi e diffondersi, ed è così che dopo un semplice "Eeeeetchuu!!!" (salute!) il vostro collega d'ufficio torna a casa e inizia a sentire pizzicare naso e gola e vi manda qualche maledizione per avergli attaccato il raffreddore. Vi siete appena resi partecipi della replicazione del RNA di un virus che, con un programma diabolico, ha penetrato le cellule del vostro corpo per produrre altre copie di se stesso e tramite il vostro starnuto raggiungerà altre centinaia e migliaia di persone, garantendo la sopravvivenza del fastidioso ceppo e relativi individui malaticci.

Ma torniamo al quesito iniziale: abbiamo imparato a dare per scontato questo concetto. Perché virus, batteri, ma anche muffe, e tutti gli animali e le piante di questa natura hanno l'obiettivo di moltiplicarsi e diffondersi?
C'è un vantaggio nell'esistenza piuttosto che nella non esistenza? La domanda sembra una sciocchezza, "è ovvio che tutti vogliono vivere piuttosto che morire", ma la domanda resta quella. Perché? Perché perfino delle muffe dovrebbero avere come obiettivo la sopravvivenza piuttosto che l'estinzione? Perché i virus, le piante, insomma ogni organismo di questo pianeta non potrebbe tranquillamente tendere all'estizione piuttosto che alla replicazione?
Nell'universo le energie tendono ad una sorta di equilibrio. Ma sarebbe un equilibrio anche la completa e totale scomparsa ed annullamento di ogni forma di vita e tutto tornerebbe quiete. Anzi, ci sarebbe senz'altro più quiete nella non esistenza piuttosto che nell'esistenza di tante forme di vita che combattono tra loro per la sopravvivenza.
Virus contro animali, batteri contro altri batteri, muffe contro muffe, animale grosso che mangia animale piccolo e così via.
Estinzione completa e totale. Silenzio, buio, freddo e vuoto. :confused:
No, non guardatemi come se necessitassi di ricovero urgente in psichiatria.
E' solo una domanda: perché l'esistenza dovrebbe essere meglio della non esistenza?

E' un'altra di quelle domande che, probabilmente, trova risposta nel perché noi siamo qui. Se una risposta esiste.
C'è sempre una spiegazione... basta sapere dove cercarla.
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Perché esistere dovrebbe essere meglio di non esistere? 1 Settimana 4 Giorni fa #2

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La tua domanda può avere risvolti così complessi che me ne esco molto agilmente con una sorta di battuta:

"perché per esser morti c'è sempre tempo" :)
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Il nostro sito:www.hunters12.com/paranormal
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Perché esistere dovrebbe essere meglio di non esistere? 1 Settimana 4 Giorni fa #3

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Valle, sembra che tu mi abbia letto nella mente. Proprio in questi giorni stavo pensando di aprire un topic simile per ragionare su cos'è la vita.
Infatti, secondo me, per avvicinarsi a una risposta alla tua domanda bisogna prima chiedersi cos'è la vita. Prendiamo una persona formata da cellule, prendiamo le cellule della persona formate da molecole e prendiamo le molecole delle cellule della persona formate da atomi. E gli atomi... sono vivi? No? E allora tutto il corpo formato da atomi non è vivo?
La vita forse non è altro che un mucchio di atomi che si uniscono per formare qualcosa di complesso. Gli organismi complessi, sono essi stessi un escamotage per prolungare l'esistenza. Quante cellule muoiono nel nostro corpo e si rigenerano durante la nostra vita. La vita di un organismo complesso è più lunga rispetto a quella di una singola cellula. Ma allora sembra quasi che lo scopo ultimo non sia solo quello di moltiplicarsi (perché altrimenti sarebbero bastati gli organismi unicellulari), ma quello di costruire organismi che vivano più a lungo di ogni singola cellula che li compone.
Secondo me, quando la materia ha iniziato ad esistere nel momento del Big Bang è logico che quella materia sia stata automaticamente orientata all’esistenza. Altrimenti dopo il Big Bang ogni atomo si sarebbe subito annichilito e l’universo non sarebbe mai esistito. Per me è questo è diverso dal dire “è così perché noi siamo qui” e ora cerco di spiegare perché. Forse questa proprietà di essere orientata verso l’esistenza è una caratteristica della materia. Magari in un altro universo l’antimateria è orientata verso la propria distruzione. Forse dipende anche dall’entropia e quindi da quello che noi percepiamo come tempo che scorre. Se gli atomi, invece di tendere verso l’entropia tendessero paradossalmente all’ordine, le forme complesse finirebbero pian piano per smantellarsi e diventare sempre più semplici fino a sparire in un Big Crunch.

Questo è un video che parla di come i confini tra vita e morte, animato e inanimato non siano poi così definiti.

Eadem mutata resurgo
Dio è un cerchio il cui centro è ovunque e la cui circonferenza è da nessuna parte.
Ultima modifica: 1 Settimana 4 Giorni fa da Nyma. Motivo: correzione
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Perché esistere dovrebbe essere meglio di non esistere? 1 Settimana 4 Giorni fa #4

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Grazie, Nyma, per questo documentario che è veramente molto interessante!
In effetti nel tuo post hai accennato ad alcune idee che avevo, ieri, mentre scrivevo il mio: l'idea di entropia. Ci deve essere un motivo per cui la materia sin dal big bang ha avuto l'impulso ad aumentare in complessità.
In effetti è vero quando dici che l'insieme dell'organismo formato da cellule vive più a lungo delle singole cellule. Però resta il fatto che una volta che l'organismo verrà disgregato, al termine della sua esistenza, quegli elementi di base, cioè gli atomi che formavano tutti i suoi tessuti, torneranno nel sistema universo e parteciperanno ad altri processi di cui l'individuo non è più partecipe. E quindi alla fine viene da chiedersi... l'individuo a che cosa è servito? A creare un po' di complessità per un certo lasso di tempo?

Il video che hai linkato lascia un interrogativo interessante: è forse l'informazione, contenuta nel DNA, ad essere la vera vita? Una sorta di software, per cui muore il singolo computer, ma il programma è ancora valido?

Interessante anche l'idea per cui accanto ad un universo che tende alla complessità, possa essercene un'altro che tende alla riduzione. O forse il nostro stesso universo, un giorno potrebbe "tornare indietro" e tutto potrebbe tendere al collasso ed alla semplificazione.

Comunque sì, ti ho letto nel pensiero. Lo pensano in molti. Io sono un infiltrato, uno sciamano sotto mentite spoglie che fa finta d'essere scettico :marameo:
C'è sempre una spiegazione... basta sapere dove cercarla.
Ultima modifica: 1 Settimana 4 Giorni fa da valle.
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Perché esistere dovrebbe essere meglio di non esistere? 1 Settimana 3 Giorni fa #5

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Valle...il dilemma che proponi va oltre i confini dell'essere umano. Tanto per dirne una: non sappiamo neanche per certo che ci sia stato un big bang....e se prima di questo presunto big bang l' universo andava a ritroso, implodeva invece di esplodere? Se prima della vita c' era l' ordine di cui parli? Noi non lo possiamo sapere, non ne abbiamo i mezzi...non sappiamo se prima di questa attuale configurazione e ne sono state altre ed altre ancora. Ora siamo configurati così e la natura persegue un vettore di vita a tutti i costi...fra 10 000 o 100 000 anni non possiamo, e non possiamo davvero, sapre se si ritornerà all' apice di un ciclo che prevede l' universo ed il suo atntipodo ripiegare su loro stessi...
πνεύματος
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Perché esistere dovrebbe essere meglio di non esistere? 1 Settimana 2 Giorni fa #6

  • Aleph
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Di getto mi viene da rispondere che l'esistenza è energia in movimento.
Non è ovviamente una fine dimostrazione scientifica, solo un esprimere sotto forma di concetto l'immagine che è scaturita nella mia mente a partire dalla tua domanda.
C'è poi il discorso sulla coscienza, ma diventa una cosa complessissima...
Direi che esistendo si partecipa alla vita di ciò che ci circonda e che la cosa più interessante (forse anche romantica) è che si continua ad esistere per molto, molto tempo in altra forma anche dal momento in cui abbiamo smesso di esistere.
Ne faccio un discorso fisico, non religioso. Non sto parlando di anima, paradiso ecc...
Ma è anche un discorso esistenziale (lasciti, ricordi, cose realizzate in vita...).
In senso allargato, la non esistenza non credo esista.
E' possibile "non esistere"?
Sotto quale forma? Di persona? Di animale? Microorganismo, pietra, polvere...
La non esistenza coincide dunque con la non coscienza?
Se è così allora si esiste comunque, sotto una qualsiasi altra forma non cosciente... esistiamo ma non lo sappiamo. In effetti, in particolari condizioni ci sono persone che sentono di non "esistere" pur essendo in vita...
Ok, ora vi saluto, è l'ora dell'antipsicotico :hahahaha:
"La realtà esiste nella mente umana e non altrove".
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Perché esistere dovrebbe essere meglio di non esistere? 1 Settimana 1 Giorno fa #7

  • valle
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Ciao Aleph,

in realtà secondo me la tua è una bella risposta. Sia l'idea dell'esistenza come energia in movimento, sia l'impossibilità di non esistere perché in qualche modo tutto esiste nelle sue particelle più elementari, che siano organizzate in un modo piuttosto che in un altro. E forse, chissà, la discriminante della coscienza potrebbe essere quella giusta.
Però potrei meglio riformulare la mia domanda come "complessità" vs stato elementare della materia.
Che cosa spinge gli atomi degli elementi basilari ad organizzarsi in forme via via più complesse, a partire da molecole inanimate ed inerti a amminoacidi, proteine, DNA, cellule e così via?
Che cosa impone un'evoluzione verso la complessità?
Si potrebbe avere un'involuzione verso la disgregazione delle cose.
C'è sempre una spiegazione... basta sapere dove cercarla.
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Perché esistere dovrebbe essere meglio di non esistere? 1 Settimana 1 Giorno fa #8

  • Aleph
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Vado sempre di getto...
Da una parte, senza cadere nel relativismo spinto, penso che anche la complessità un poco c'entri con l'occhio di chi osserva. Ma, anche oggettivamente, credo che gli elementi siano spinti ad aggregarsi e a complessificarsi in ragione dell'energia "vitale" che li porta ad organizzarsi in tal senso, non so se in ragione di una sorta di "ordine" cosmico...
Allo stesso modo, la disgregazione accade in ragione della tendenza opposta, che in senso sovraordinato potrebbe far parte comunque della stessa "logica" ("nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma"...). Insomma, fa tutto parte del gioco.

Dopo tutto, non ricordo chi disse (dimentico sempre chi dice cosa) che la semplicità è "l'ultima sofisticazione", ovvero una complessità risolta :)
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- George Orwell
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Perché esistere dovrebbe essere meglio di non esistere? 1 Settimana 1 Giorno fa #9

  • KitCarson1971
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Aleph ha scritto:
Vado sempre di getto...
credo che gli elementi siano spinti ad aggregarsi e a complessificarsi in ragione dell'energia "vitale" che li porta ad organizzarsi in tal senso, non so se in ragione di una sorta di "ordine" cosmico...
:)


Ciao Aleph. Senza spaziare nella (nelle) fede, ma nella logica, non si farebbe prima a riformattare... un Creatore che magari potrebbe anche non essere il Dio universalmente osannato? (questo io lo inquadro un tantino più grande...). Qualcosa dell'infinitamente piccolo, citato dal Dr. Valle, si conosce, ma esistono particelle ancora più piccole, definite dagli scienziati come una miriade di Gluoni che sorreggono il fantomatico Quark (tanto amato da P. Angela...) ruotandogli attorno, ma, chiediamoci, dopo questi ?? La teoria scientifica ci dice con maestosa maestade, che le eventuali altre più piccole particella saranno formate dal...nulla, contraddicendo così la loro stessa affermazione che il nulla non esiste (vedi materia oscura).

Il fatto è (almeno io la penso così) che ogni scoperta scientifica non potrà mai eliminare il margine di mistero che circonderà sempre le esistenti, incredibili e sempre innovative composizioni evolutive che sono e che saranno, fuori e dentro dell'uomo. Più andiamo a conoscere di più e meno sappiamo di conoscere... ogni conoscenza scientifica porta invariabilmente a degli incroci, dove la strada percorsa e ormai "conosciuta" si diparte verso innumerevoli altre.

Spesso in riunioni e dibattiti, televisivi e non, ove si contrappongono scienziati e parapsicologi si tende, da parte dei primi, a squalificare ogni contributo della ricerca parapsicologica o paranormale e, da parte dei secondi, a tacciare di dogmatismo ogni intervento della scienza ufficiale. Forse un pò di umiltà e di modestia il dialogo tra scienza e mondo del mistero sarebbe profiquamente possibile e utile.
Un saluto

Postscrittopoi: Dottor Krueger, se ci sei batti un colpo ...
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