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ARGOMENTO: Spogliamoci e scambiamoci i vestiti!

Spogliamoci e scambiamoci i vestiti! 1 Anno 8 Mesi fa #1

  • Guglielmo da Baskerville
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No, non sono impazzito. L'ispirazione per questa discussione mi è venuta da un'altra cui ho recentemente partecipato e consiste in questo:

proviamo per un attimo a dimenticarci di ciò che siamo, per quanto difficile, e "diventare" il più possibile qualcun altro.

Se siete scettici, dimenticatevi per un attimo d'essere scettici, e diventate dei sostenitori del paranormale. Pensate da sostenitori del paranormale; parlate da sostenitori convinti; leggete e informatevi. Parlate come degli esoteristi.

Siete dei sostenitori del paranormale? Dimenticatevelo e diventate scettici, siate Piero Angela in persona; fischiettate e canticchiate anche la sigla di Superquark (che poi è in realtà Aria sulla quarta corda, di Bach) e dite "Buonasera" mentre accavallate le gambe :)
Accanitevi come se foste dei membri del CICAP e diventate antipatici.

Fate questo esperimento per un po' di giorni o per quanto ci riuscite, e poi ritornate nei vostri panni. Ricordatevi di togliere giacca e cravatta se vi eravate travestiti da Piero Angela.

Come vi siete trovati? Avete raccolto qualche idea in più, sorprendente, avete trovato qualche ragione nel punto di vista opposto oppure no?
Giocate ogni tanto al "facciamo finta che" e provate a capire se il mondo vi sembra in qualche modo coerente quando state nei panni diversi dal solito.

Adesso vado a farmi un caffè "esoterico".
C'è sempre una spiegazione... basta sapere dove cercarla.
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Spogliamoci e scambiamoci i vestiti! 1 Anno 8 Mesi fa #2

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valle ha scritto:
Come vi siete trovati? Avete raccolto qualche idea in più, sorprendente, avete trovato qualche ragione nel punto di vista opposto oppure no?
Giocate ogni tanto al "facciamo finta che" e provate a capire se il mondo vi sembra in qualche modo coerente quando state nei panni diversi dal solito.
Assolutamente si valle . Ogni cosa nel suo piano di realtà ha una sua coerenza . Una persona che conosce solo la lingua del suo paese e l'alfabeto della sua lingua o della sua tribù penserà che quei parametri sono assolutamente logici...così come per un essere che vive sott'acqua pensare o sentire o porsi dei problemi di un certo tipo è assolutamente normale...ma non lo è per tutti gli altri.Poi in ogni caso si apre sempre qualche strappo nella maglia che porta a porre dei quesiti non ignorabili , ed ecco che ci troviamo di fronte alla possibilità di considerare nuovamente altri livelli di coscienza e piani di realtà...ogni persona poi è un universo a sé..ma questa è una cosa molto bella...quella che hai proposto..e si chiama empatia...a me piace molto farmi domande su queste cose ( devo dire che quando ho letto "spogliamoci e scambiamoci i vestiti" ho provato un brivido del tutto diverso :) :) :) poi...quando ho sentito parlare di Piero Angela…….ma fortunatamente ci troviamo in un forum in cui si parla di paranormale :wink: ).Comunque , molto simpatico...grazie... :aa:
Ultima modifica: 1 Anno 8 Mesi fa da 00001.
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Spogliamoci e scambiamoci i vestiti! 1 Anno 8 Mesi fa #3

  • the_believer
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Beh Valle, seguo il tuo suggerimento e mi rendo un pochettino antipatico, vediamo se ci riesco. :)

Secondo me usi il termine "paranormale", ed "esoterismo" / "esoterico", come se fossero sinonimi, ma l'esoterismo altro non è che la presenza di dottrine segrete, riservate agli iniziati, in campo spirituale. Ad esempio, gli insegnamenti e i riti della massoneria sono certamente esoterici, ma non hanno a che vedere con il paranormale, la parapsicologia e simili.

In secondo luogo dal tuo topic sembra che entrambe le fazioni (cioè "Piero Angela e CICAP" e "parapsicologi e medium associati", :) abbiano un pochettino i paraocchi, e credano ciecamente alla loro visione delle cose. Magari è così, ma io mi auguro che un fervente e onesto sostenitore del paranormale abbia maturato una tale quantità di prove, da non poter essere più scettico. A questo punto dovrebbe mettere in dubbio tutte le sue esperienze, ma allora perchè è arrivato a crederci, in precedenza?

Per il resto sembra che CICAP & C non brillino per simpatia, ma Piero Angela è a mio avviso una persona estremamente intelligente e simpatica, oltre ad essere stato un grande giornalista e divulgatore.
"La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l'ignoranza è forza". George Orwell, 1984
Ultima modifica: 1 Anno 8 Mesi fa da the_believer.
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Spogliamoci e scambiamoci i vestiti! 1 Anno 8 Mesi fa #4

  • Guglielmo da Baskerville
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Hai ragione, thebeliever, e io stesso mentre scrivevo ho pensato alle stesse tue obiezioni. Al fatto che se uno è arrivato ad una certa posizione si suppone che ci sia arrivato per dei motivi.
Ogni tanto, tuttavia, secondo me fa bene rimettere in discussione il proprio percorso. Cercare di capire se da qualche parte c'è stato un inghippo, provare a vedere se qualche volta si è voluta forzare la mano su determinati passaggi e conclusioni, perchè siamo sempre umani e spesso l'emotività ci spinge a voler trarre le conclusioni che preferiamo, piuttosto che quelle che vediamo.
Se si è convinti dell'esistenza di Dio, si farebbe bene ogni tanto a dire "e se Dio non esistesse?" e provare a verificare se con questo nuovo punto di vista si riescono a spiegare delle cose che invece con l'idea "Dio esiste" non funzionano e viceversa.
Può sembrare sciocca come mossa, ma credo che non lo sia. E ci fa vedere con occhi diversi anche quelli che consideriamo i "diversi" o i nemici.
C'è sempre una spiegazione... basta sapere dove cercarla.
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Il tuo post piace a : the_believer

Spogliamoci e scambiamoci i vestiti! 1 Anno 8 Mesi fa #5

  • the_believer
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Certo Valle, il tuo topic è certamente interessante e valido, mettere in dubbio le proprie posizioni fa bene, mi auguro pertanto che i vari sostenitori delle due "fazioni" lo facciano con regolarità! :)

Però ci sono anche moltissime persone che sono semplicemente curiose intellettualmente (in senso positivo), ad esempio io seguendo il tuo consiglio e dovendo "cambiare i miei vestiti" non saprei proprio da che parte mettermi! Cioè non credo fermamente nel paranormale, ma allo stesso tempo non sono scettico come il membro-tipo del CICAP (almeno secondo i nostri stereotipi).
"La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l'ignoranza è forza". George Orwell, 1984
Ultima modifica: 1 Anno 8 Mesi fa da the_believer.
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Spogliamoci e scambiamoci i vestiti! 1 Anno 8 Mesi fa #6

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the_believer ha scritto:
ma io mi auguro che un fervente e onesto sostenitore del paranormale abbia maturato una tale quantità di prove, da non poter essere più scettico. A questo punto dovrebbe mettere in dubbio tutte le sue esperienze, ma allora perchè è arrivato a crederci, in precedenza?

Sicuramente chi "crede" non lo fa per il semplice motivo "ora facciamo il giochino di credere e poi di non credere". Le motivazioni che sconvolgono una persona sono sicuramente più consistenti . Una nuova esperienza non esclude la vita che hai fatto fino a quel momento ma anzi , apre una visuale che integra e chiarisce le esperienze precedenti in una maniera diversa . L'empatia però rimane una cosa fondamentale per poter dare la giusta dimensione a livello umano e anche "spirituale"(che poi altro non è che un livello umano più profondo , meno condizionato e più "alto" o puro se così vogliamo dire) .
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Spogliamoci e scambiamoci i vestiti! 1 Anno 8 Mesi fa #7

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Potrei fare un esempio per chiarire come l'emotività condizioni, le speranze a volte costringano a credere in qualcosa se non si è disposti a fare un passo ulteriore. Poco tempo fa parlavo con un amico con cui sono praticamente cresciuto in ambiente religioso. Frequentavamo la stessa chiesa da quando eravamo bambini. Lui spesso mi stuzzica, affermando che io sia diventato uno di "scientology" o qualcosa del genere perché non frequento più assiduamente la chiesa. In realtà Scientology non c'entra nulla, ma è un modo per descrivermi "strano" in senso negativo, cioè lontano dalla fede.
Alora io gli rispondo descrivendogli molte contraddizioni di tipo teologico, molti problemi che affliggono il cristianesimo, la Bibbia, il creazionismo e così via. Quando prendo questi argomenti, il mio amico mi ferma e dice che non vuole sentire certi discorsi, non gli interessano e non è disposto neanche a parlarne. Poi aggiunge che il dolore per la perdita di suo padre (che è mancato l'anno scorso) non gli rende possibile neanche immaginare che ciò in cui suo padre ha sempre creduto, i principi secondo i quali l'ha educato e cresciuto, e le preghiere che hanno fatto insieme fino alla fine, siano soltanto una fantasia, un parlare da soli.
A questo punto io smetto di discutere dell'argomento perché stiamo parlando di un vissuto altamente emotivo e non di riflessioni a mente aperta. Se il mio amico ritiene troppo doloroso anche solo ipotizzare che la religione sia un'illusione, non posso certo dargli una coltellata, insistendo con il discorso.
Però me ne vado amareggiato, pensando che se il nostro approccio è credere in ciò di cui abbiamo bisogno per poter vivere sereni, allora non siamo molto diversi da coloro che costruiscono un totem e poi lo adorano come se fosse vivo. Non possiamo credere solo perché se non credessimo saremmo disperati.

Il discorso del mio amico è soltanto un esempio, ma spiega in quali punti possiamo aver "peccato" di visione deformata nell'osservazione del mondo. Senza pretesa che il mio amico abbia torto ed io ragione. Potrei essere io ad avere una visione deformata ma a questo punto mi deve spiegare anche perché.
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Spogliamoci e scambiamoci i vestiti! 1 Anno 8 Mesi fa #8

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valle ha scritto:
Potrei fare un esempio per chiarire come l'emotività condizioni, le speranze a volte costringano a credere in qualcosa se non si è disposti a fare un passo ulteriore. Poco tempo fa parlavo con un amico con cui sono praticamente cresciuto in ambiente religioso. Frequentavamo la stessa chiesa da quando eravamo bambini. Lui spesso mi stuzzica, affermando che io sia diventato uno di "scientology" o qualcosa del genere perché non frequento più assiduamente la chiesa. In realtà Scientology non c'entra nulla, ma è un modo per descrivermi "strano" in senso negativo, cioè lontano dalla fede.
Alora io gli rispondo descrivendogli molte contraddizioni di tipo teologico, molti problemi che affliggono il cristianesimo, la Bibbia, il creazionismo e così via. Quando prendo questi argomenti, il mio amico mi ferma e dice che non vuole sentire certi discorsi, non gli interessano e non è disposto neanche a parlarne. Poi aggiunge che il dolore per la perdita di suo padre (che è mancato l'anno scorso) non gli rende possibile neanche immaginare che ciò in cui suo padre ha sempre creduto, i principi secondo i quali l'ha educato e cresciuto, e le preghiere che hanno fatto insieme fino alla fine, siano soltanto una fantasia, un parlare da soli.
A questo punto io smetto di discutere dell'argomento perché stiamo parlando di un vissuto altamente emotivo e non di riflessioni a mente aperta. Se il mio amico ritiene troppo doloroso anche solo ipotizzare che la religione sia un'illusione, non posso certo dargli una coltellata, insistendo con il discorso.
Però me ne vado amareggiato, pensando che se il nostro approccio è credere in ciò di cui abbiamo bisogno per poter vivere sereni, allora non siamo molto diversi da coloro che costruiscono un totem e poi lo adorano come se fosse vivo. Non possiamo credere solo perché se non credessimo saremmo disperati.

Il discorso del mio amico è soltanto un esempio, ma spiega in quali punti possiamo aver "peccato" di visione deformata nell'osservazione del mondo. Senza pretesa che il mio amico abbia torto ed io ragione. Potrei essere io ad avere una visione deformata ma a questo punto mi deve spiegare anche perché.
Si si , in effetti questo è solo un esempio . Per quanto riguarda l'esperienza nessuno deve spiegare il perché di un'esperienza , un'eperienza si vive e basta . Con il tuo post usciamo però un po' dal seminato che tu stesso hai tracciato...non si parlava di "provare...o spiegare qualcosa" (o sbaglio ?) ma si parlava di mettersi profondamente nei panni dell'altro...e questo secondo me abbatte il filtro delle credenze razionali per immergersi totalmente nell'esperienza dell'altro e cercare di capirla...
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Spogliamoci e scambiamoci i vestiti! 1 Anno 8 Mesi fa #9

  • Guglielmo da Baskerville
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In parte sembra d'uscire dal seminato, ma in parte no, perché stiamo parlando anche del coraggio di ritornare sulle proprie scelte, posizioni di fede o non fede e poter anche rivalutarle. Se io dicessi "Mio nonno, mio padre e i miei fratelli appartengono tutti a tale religione e quindi non mi sogno nemmeno di cambiare", non sto facendo un ragionamento libero e a mente aperta, ma sto rendendomi affiliato ad un gruppo. E forse mi sento impossibilitato o non disposto a ragionare nemmeno.
C'è sempre una spiegazione... basta sapere dove cercarla.
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Spogliamoci e scambiamoci i vestiti! 1 Anno 8 Mesi fa #10

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Ciao Valle. Spogliarti delle tue ormai ataviche... convinzioni per entrare, momentaneamente s'intende, in quelle altrui, opposte? Mmmmmm, fin'ora non l'hai fatto, se proprio vuoi spogliarti avvisami prima che giro la capoccia altrove, perchè, si sa mai, una sincope è sempre in agguato... :hahahaha:
Più che spogliarsi solo momentaneamente dei vestiti delle proprie convinzioni sarebbe meglio rimanere sempre in... mutande. Nel senso di non optare per alcuna fazione, alcun partito preso o indirizzo pre-confezionato, per essere in grado di mantenere perennemente un equilibrio intellettuale onesto, degno di ogni serio ricercatore, senza farsi condizionare da chicchessia.

Può anche essere giusto e positivo che tu non abbia insistito ad oltranza con il tuo amico, lasciandolo alle sue convinzioni religiose. Questa è però un'occasione per spogliarti dei tuoi panni e vestire i suoi, per chiederti il perchè e il per come abbia abbracciato un pre-determinato credo religioso, e comportarsi come un adepto di una setta esclusiva, che non intende confrontarsi ritenendo la sua al di sopra di tutte le altre, senza voler discutere di determinate mancanze di base, esclusive di ogni religione. Avrà le sue ragioni? E se si, quali?
Un saluto
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Spogliamoci e scambiamoci i vestiti! 1 Anno 8 Mesi fa #11

  • Gemini
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Penso che per quanto potrei sforzarmi io non riuscirei a vestire altri panni, ad ignorare certe cose, certe circostanze e...certe percezioni. Dovrei assumere le caratteristiche di un attore, che per quanto possa immedesimarsi nella parte saprebbe comunque, alla fine, che si tratta di una recita. Qualcuno sa bene cosa penso a riguardo dello scetticismo, inutile fomentare polemiche...e poi la vita stessa mi impedirebbe di assumere la parte dello
scettico, che tra le altre cose reputo una condizione, seppur di ferma convinzione, altamente innaturale. L' esperimentk è intelligente e vorrei poterci riuscire a fare il san tommaso, ma a questo giro sono fuori, proprio non posso.
πνεύματος
Ultima modifica: 1 Anno 8 Mesi fa da Gemini.
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Spogliamoci e scambiamoci i vestiti! 1 Anno 8 Mesi fa #12

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È accaduto un'altra volta: il dibattito tra scettici e credenti. Non serve che vi dica che esistono altri topic per parlare dell'argomento, vero? Ho spostato gli ultimi messaggi su "Credenti" e "non credenti", dove potete continuare a discutere. E vi consiglio anche quest'altro topic "Gli scettici sono 'contro' il paranormale?" :wink:

Tornando all'esperimento di Valle. Potrei anche provarci a mettermi negli panni dell'altro, ma mi serve un caso preciso. Valle, se vuoi prova a darmi un caso (anche inventato da te) e io provo a dirti il contrario di quello che ti direi generalmente. Vediamo se ci riesco :cool:
Eadem mutata resurgo
Dio è un cerchio il cui centro è ovunque e la cui circonferenza è da nessuna parte.
Ultima modifica: 1 Anno 8 Mesi fa da Nyma.
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Spogliamoci e scambiamoci i vestiti! 1 Anno 8 Mesi fa #13

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Nyma ha scritto:
Potrei anche provarci a mettermi negli panni dell'altro, ma mi serve un caso preciso. Valle, se vuoi prova a darmi un caso (anche inventato da te) e io provo a dirti il contrario di quello che ti direi generalmente. Vediamo se ci riesco :cool:

Beh...si, questo è fattibile, non senza sforzo ma si può fare.
πνεύματος
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Spogliamoci e scambiamoci i vestiti! 1 Anno 8 Mesi fa #14

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Bhe, mica intendevo fare una cosa così tanto per scherzo, mi ci volevo mettere seriamente. C'è modo e modo di mettersi nei panni degli altri. Se lo si fa con troppa leggerezza c'è il rischio che qualcuno si senta offeso, vedendo la cosa come una caricatura, un'imitazione. Io intendevo effettuare un tentativo serio.

Anni fa ero sostenitrice convintissima di varie teorie esoteriche. Per esempio, pensavo che nulla avvenisse per caso. Ora provo a ritornare in quel periodo con la mente ed esprimermi come forse avrei fatto allora.

Provo a richiamare la mia me stessa del passato. Eccola:
"Tutto nell'universo sembra avere una ragione, una logica, un'intelligenza. L'intelligenza universale pervade ogni essere, animato e non. Pensiamo, per esempio, a quelle piante che si fanno crescere addosso delle spine per non farsi mangiare dai predatori. Com'è possibile? [Oggi direi che l'evoluzione le ha rese così, un tempo credevo vi fosse un'intelligenza inconsapevole a livello atomico dentro le cose]. Da qui, è facile arrivare alla conclusione che il caso non esiste. Tutto succede per uno scopo preciso. C'è un tessuto invisibile che pervade l'intero universo e rende ogni cosa collegata. Le ingiustizie del mondo troveranno giustizia in un'altra vita. E se non riusciamo a capire certe cose, è solo perché non siamo arrivati ancora ad un profondo livello di consapevolezza. Bisogna ascoltare con ogni senso ciò che ci circonda e lasciarsi suggerire le risposte." [Aggiungo che mi piace pensare ancora oggi ad alcune che ho scritto, ma ci penso con un atteggiamento diverso da allora].

Considerate che ho letto e apprezzato La profezia di Celestino, che parla di un'evoluzione della consapevolezza piuttosto repentina. Quello che succede facilmente al protagonista nel giro di pochi giorni uno lo può raggiungere nel corso di una vita intera o forse anche mai. All'epoca il libro mi sembrava una rivelazione, mentre altri lo ritenevano una raccolta di pensieri new age ormai superati da tempo.
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Be' comunque questo "gioco di ruolo" mi è capitato di farlo anche in ambito lavorativo, ovviamente sotto la guida di un esperto, e come dice Nyma è un vero casino, in parte pericoloso perché qualcuno potrebbe offendersi.

Una volta ci avevano fatto fare questo esperimento: supponiamo che io e Nyma siamo due colleghi di lavoro. Ad un certo punto dovevamo inscenare un dialogo ed una situazione concreta di lavoro, in cui io sono Nyma, e Nyma è Valle. Io devo parlare come parlerebbe Nyma e comportarmi come si comporterebbe lei e viceversa. Ovviamente l'interpretazione di Nyma è per come la vedo io, non un'interpretazione assoluta, e lo stesso vale per la sua interpretazione di me.
Dopo qualche minuto si ingarbugliano le cose perché non si riesce più a capire quanto io reagisco agli stimoli di Valle (interpretato da Nyma) come se fossi realmente Nyma oppure quanto c'è di mio. Non solo, non so nemmeno tanto bene se la sua interpretazione di me stesso mi infastidisce perchè la riconosco giusta nei difetti oppure mi da' fastidio perché la ritengo non veritiera.
Ne esci che non sai più chi sei :hahahaha:
Però stiamo parlando di formazioni fatte in ambiente lavorativo sotto la guida di professionisti del settore, non improvvisate così.
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Dev'essere stato davvero un bel casino, interessante però. Non sapevo si facesse anche in ambiente lavorativo :)

Comunque mi sono soffermata a pensare alla questione dell'empatia... Empatizzare per l'altro vuol dire capire i suoi stati d'animo (che siano di gioia e di dolore) e rispettarlo. Se si arriva a pensare: "che dolce, mi fa tenerezza" questo è molto più un atteggiamento commiserativo e di compassione. Mi è capitato personalmente. Quando, anni fa, sostenevo con convinzione molte idee espresse dalla filosofia esoterica conoscevo un tipo molto "pragmatico" (diciamo così). Gli parlai delle mie convinzioni e lui, con un'espressione indolente, mi disse: "Mi fai tenerezza". Dall'altra parte c'ero io, che di fronte alla sua visione delle cose totalmente scientifica gli dicevo: "A me fai tenerezza tu, mi dispiace che tu vedi il mondo così".
Avevamo fallito entrambi. Questa non è empatia, è commiserazione/compatimento... Come se l'altro, con un pensiero diverso dal mio, sia affetto da un male che gli rende la vita grama. Provare empatia significa capire il pensiero dell'altro (che non vuol dire condividerlo) e rispettarlo considerandolo allo stesso livello del tuo. Non è per niente una cosa semplice.

Altra cosa che mi è venuta in mente. Nel 2012 uscì Cloud Atlas, film pieno di riferimenti esoterici sul ciclo della vita e le anime che ritornano a incarnarsi. Avevo grandissime aspettative e solo il trailer mi aveva entusiasmato in modo incredibile. Ne avevo parlato anche qui sul forum. Poi leggendo recensioni online ho trovato chi definiva il film come qualcosa di già proposto e riproposto in mille salse. Nulla di nuovo e originale, concetti tratti dalla new age. E allora mi sono interrogata, ho fatto ricerche, e oggi comprendo benissimo il punto di vista di chi allora criticava, anzi, mi trovo abbastanza in sintonia con i loro pensieri. Cionostante continuo a pensare che il film possa offrire qualcosa di piacevole per chi ama l'argomento esoterico connesso all'evoluzione sociale.
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Sì, Nyma, dipende dal contesto lavorativo. E' tipico delle équipe multidisciplinari come nelle comunità psichiatriche, comunità per le dipendenze, ecc... negli ambienti lavorativi un po' più "normali" :hahahaha: , per così dire, non è cosa molto diffusa.

In effetti il provare "tenerezza" o compatire l'altro per pensarla in un modo che noi riteniamo errato è un comportamento diffuso ed è anche facile caderci, solo che l'evoluzione personale (in qualunque direzione) porta facilmente a cestinare le convinzioni precedenti.
Quando tu fai l'esempio delle convinzioni che avevi anni fa in campo esoterico e che poi hai ridimensionato/abbandonato, non ti trovi un po' a provare tenerezza per te stessa? La te stessa di allora? Forse perché hai visto improvvisamente alcune ingenuità che avevi commesso. Poi aggiungi che ritieni quegli argomenti comunque interessanti per gli appassionati, ma tu te ne sei discostata, perché credi di averli in qualche modo superati.

La discussione si è fatta più complessa di quel che intendevo inizialmente perché ha aperto i concetti di empatia-rispetto-comprensione dell'altro, mentre il mio intento iniziale era più che altro quello di provare a spostare se stesso da un punto di osservazione ad un altro, vestendo i panni ora dello scettico, ora del credente nel paranormale, senza troppe implicazioni per i rapporti personali, per capire se è possibile trarre conclusioni diverse.

In parte è secondo me inevitabile che se qualcuno ha fatto un percorso e si sia spostato da una posizione all'altra, abbia scoperto delle ingenuità (vere o presunte) e ne abbia preso le distanze. Ma potrebbe essere un inganno. Ci potrebbe essere poi un "doppio spostamento", prima fuori e poi di nuovo dentro quella stessa posizione e rivedere quella che sembrava un'ingenuità come un qualcosa di molto semplice e reale. Ecco perché è sempre meglio stare pronti a muoversi, muoversi sempre tra vari punti di vista.
Forse sono diventato un po' ingarbugliato nel mio pensiero.
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Spogliamoci e scambiamoci i vestiti! 1 Anno 7 Mesi fa #18

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valle ha scritto:
In parte è secondo me inevitabile che se qualcuno ha fatto un percorso e si sia spostato da una posizione all'altra, abbia scoperto delle ingenuità (vere o presunte) e ne abbia preso le distanze. Ma potrebbe essere un inganno. Ci potrebbe essere poi un "doppio spostamento", prima fuori e poi di nuovo dentro quella stessa posizione e rivedere quella che sembrava un'ingenuità come un qualcosa di molto semplice e reale. Ecco perché è sempre meglio stare pronti a muoversi, muoversi sempre tra vari punti di vista.
Forse sono diventato un po' ingarbugliato nel mio pensiero.
Per me sei stato chiaro. Sono totalmente d’accordo con questo tuo pensiero. Infatti io non do nulla per scontato.

Per il resto, pensando alla me stessa del passato, non mi faccio tenerezza e non mi vedo ingenua, avevo solo un modo diverso di approcciarmi alle cose. Mi vedo ingenua in altri casi lontani dal paranormale (per esempio, quando alle medie mi lasciavo mettere i piedi in testa senza dire nulla. Ora non me ne starei più zitta e risponderei a tono a tutte le “cortesie” ricevute). Ma se ripenso alle mie idee passate a sostegno dell’esoterismo non ci vedo nulla d’ingenuo. Forse proprio perché ho vissuto la scena del "mi fai tenerezza", "no, tu fai tenerezza a me" e allora ci ho riflettuto su. Tanto è vero che certi pensieri non li ho superati dicendo “erano sbagliati”, ho solo trovato idee con le quali mi trovo più in sintonia in questo periodo della mia vita. Quello in cui credevo un tempo l’ho messo in un cassetto che è sempre pronto ad essere riaperto e rivalutato. Infatti ogni tanto capita che me ne salti fuori dicendo “questa teoria esoterica va d’accordo anche con le teorie scientifiche”.

valle ha scritto:
Il mio intento iniziale era più che altro quello di provare a spostare se stesso da un punto di osservazione ad un altro, vestendo i panni ora dello scettico, ora del credente nel paranormale, senza troppe implicazioni per i rapporti personali, per capire se è possibile trarre conclusioni diverse.

Ok, ci riprovo.

Compaiono una decina luci strane nel cielo verso i monti.
- Scettico: Forse hanno lanciato delle lanterne cinesi.
- Credente: Ma le lanterne non si muovono così. Guarda, sembra che seguano uno schema e poi alcune si spengono e si riaccendono poco dopo nella stessa posizione.
- Scettico: Certo, si muovono davvero in modo particolare, ma potrebbero essere delle installazioni sulla montagna. Ho sentito che in alcune zone hanno installato degli specchi, oppure delle luci di segnalazione per gli aerei.
- Credente: Non so, io sento un’energia dentro, come se stesse succedendo qualcosa di grandioso. Ho letto che gli alieni possono comunicare telepaticamente anche a distanza.
- Scettico: Io non sento l’energia di cui parli, ma sono curioso di capire che cosa sto vedendo. Dovremo andare lì, un modo semplice per fare chiarezza è avvinarsi al luogo e provare a valutare l'origine delle luci.
- Credente: Se vuoi vai, io non sento la necessità di andare lì a vedere per credere in ciò che sento. È un'emozione fortissima che contiene essa stessa la risposta.
- Scettico: Ok, allora ci vado da solo. Se vuoi poi ti racconto cos’ho visto.
- Credente: Ma non pensare che dopo io possa automaticamente cambiare idea.
- Scettico: Ci mancherebbe, magari sono io che cambio idea.
Credente e scettico si scambiano una bella pacca sulla spalla :)

PS: mi sono basata su un fatto che ho vissuto in prima persona, quello di aver visto delle luci verso i monti che si comportavano come ho descritto sopra.
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Spogliamoci e scambiamoci i vestiti! 1 Anno 7 Mesi fa #19

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Nyma ha scritto: Mi vedo ingenua in altri casi lontani dal paranormale (per esempio, quando alle medie mi lasciavo mettere i piedi in testa senza dire nulla. Ora non me ne starei più zitta e risponderei a tono a tutte le “cortesie” ricevute).


Dolce Nyma, non sei stata tu l’ingenua ad incassare le “cortesie” ricevute senza dir nulla: semplicemente c’è gente (e sono così già da piccoli) convinta che la pacatezza e la dolcezza siano segnali di debolezza. A me è capitato in quinta elementare, quando arrivò una bambina nuova. Faceva la prepotente un po’ con tutti ma aveva puntato me in modo particolare: mi spingeva, mi sfotteva, mi tirava i capelli, mi buttava le cose per aria. Tutto questo per mesi e mesi e nell’indifferenza totale delle maestre.

Poi, sul finire dell’anno scolastico, un giorno che eravamo in cortile a giocare a pallavolo, fece una schiacciata con tutta la potenza... addosso a me, mentre ero distratta. Così non ne potei più: le saltai al collo e gliene diedi così tante che secondo me se le ricorda ancora. Risultato? Mandarono a chiamare mia madre a scuola e, siccome lei mi dava ragione raramente, tra un po’ le buscavo pure. :hahahaha: Poi dovetti subire l’umiliazione del chiedere scusa alla bambina (io a lei?? :confused: ) davanti a tutta la classe. Quando si imparano le lezioni di ingiustizia già in tenera età, eh?... : confuso :

Comunque, per tornare alla discussione, mi sono un po’ compenetrata nel tuo percorso. Io sono partita da una posizione direi “neutrale” nei confronti del paranormale, di indifferenza; poi, in seguito ad un evento particolarmente traumatico, mi sono aperta a certi argomenti, ho cercato di credere, capire, documentarmi, sperimentare quanto ho potuto ma non sono arrivata a nulla. Ho potuto rendermi conto che anche i fenomeni all’apparenza più misteriosi possono avere una spiegazione alternativa… E così sono finita al punto di partenza, anzi "peggio", nel senso che più vado avanti e più i miei spazi “possibilisti” si restringono, purtroppo. Ciò nonostante, spero ancora di sbagliarmi, anche perché il paranormale continua ad esercitare un certo fascino su di me
Ultima modifica: 1 Anno 7 Mesi fa da dany.
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Spogliamoci e scambiamoci i vestiti! 1 Anno 7 Mesi fa #20

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Ti ho risposto in pm sull'argomento scuola.

Riguardo il percorso personale che porta ad avere una certa visione delle cose rispetto a un'altra, ci tengo a precisare che secondo me è possibilissimo che avvenga anche il contrario. Cioè che uno parta legatissimo alla scienza e viva qualcosa che lo avvicina di più alla fede cieca nel mistero. Allo stesso modo uno può iniziare come credente, diventare scettico e tornare a essere credente. Ci sono tante combinazioni possibili.
Io forse ho sempre avuto in me una natura indagatrice che mi ha spinto ad approfondire. E quando dico "sempre" intendo proprio fin da piccola, dalle elementari, quando andavo a catechismo e già allora mi ponevo domande. Dall'altra parte ho vissuto cose inspiegabili quindi non escludo niente. Forse è più difficile per chi è sempre stato convinto per tutta la vita di una cosa riuscire a mettersi nei panni di chi ha una visione diversa.
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