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ARGOMENTO: L'uomo è un prodotto del caso o di Dio?

L'uomo è un prodotto del caso o di Dio? 2 Anni 5 Mesi fa #1

  • KitCarson1971
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Come giungono in molti ad affermare che l'uomo è un prodotto del caso? Ovviamente non accettando il creazionismo universale, uomo compreso. Se si scarta l'opzione di un Essere Onnipotente che abbia creato il mondo dal nulla si va direttamente a considerare una spiegazione "naturale".

L'interpretazione che avvalla che sia l'uomo e l'Universo siano il risultato di una serie di azioni-reazioni-fisico-chimiche avvenute per caso, per un casuale incontro di una data quantità di leggi fisiche, è un postulato della scienza, e come tale, indimostrabile. Questa teoria è in sè semplice: l'Universo fisico è la conseguenza di incontri casuali di leggi fisiche e poichè l'uomo, così come tutti i viventi, deve essere una conseguenza di questa casualità, deriverebbe cioè dall'incontro di quelle leggi, anche se tale derivazione possa sembrare improbabile.

Ma il discorso potrebbe essere rovesciato, ovvero: l'uomo, al pari di tutti i viventi, è senza dubbio dotato di una coscienza che gli permette di agire in vista di dati determinati da una sua volontà, perchè se l'uomo e i viventi sono apparsi nell'Universo, ne consegue che pure l'Universo è dotato di coscienza. Quindi se si riconosce nell'uomo la coscienza e le finalità, ovvio che anche tutta la natura ne sarebbe dotata.

Cosa scegliere? Se ci dovessimo soffermare su certe indicazioni filosofiche forse tutto sarebbe più facile, perchè questa per sua natura indica che è sempre vera in quello che afferma, e sempre falsa in quello che nega. Mmmm che Ponzio Pilato fosse fondamentalmente un filosofo?... Avremmo così sciolto l'eterno inghippo del primo postulato che si fonda su una negazione e il secondo di un'affermazione. Troppo scontato, semplice e riduttivo? Ci deve essere molto di più e di più profondo.
Un saluto
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L'uomo è un prodotto del caso o di Dio? 2 Anni 5 Mesi fa #2

  • Guglielmo da Baskerville
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Magari esistesse qualcuno in grado di svelare questi misteri!

Personalmente sono nato in una famiglia credente e praticante, protestante. Forse proprio per questo ho iniziato a "protestare", ad un certo punto, anche contro lo stesso protestantesimo, oltre che contro il cattolicesimo.

Avevo inizialmente accettato per oro colato la versione biblica della creazione ed il tempo biblico, stimato dai teologi, per il nostro pianeta, in poche migliaia di anni.
Ovviamente poi mi sono accorto che tali stime erano assolutamente inconciliabili con le stime della scienza, che parlava invece di miliardi di anni, con evidenze delle prime forme di vita risalenti ad oltre 3,5 miliardi di anni fa.
Non si parla di piccole incongruenze, quindi, ma di scale temporali assolutamente incomparabili tra loro e, soprattutto, le varie forme di vita comparvero sulla terra non certo in sette giorni, come intendono i creazionisti che prendono alla lettera la Genesi, ma in un tempo enorme.

A partire da questo genere di riflessioni, passando poi per osservazioni di diverso tipo, sono giunto a mettere in dubbio tutto ciò che le religioni affermano, e perfino l'esistenza stessa di Dio così come è descritto dalla Bibbia. Mi sono reso conto che l'intero cristianesimo si fonda su un insieme di libri diversi, raccolti e messi insieme sotto il nome di Bibbia, e che nulla di ciò che si professa può essere minimamente dimostrato. E che il concetto stesso di "fede" è una trappola. Perché implica che si debba accettare come vera un'idea, senza pensare, senza giudicare, in pratica senza usare la propria testa. Trappola perfetta, in grado di spegnere anche le menti migliori.

Restava però il mistero di una vita nata secondo probabilità incredibili. Pensando alla complessità non solo di un essere umano, ma perfino di una singola cellula, del DNA, e così via, risulta impossibile credere che tutto sia nato per una combinazione casuale di elementi minori in un lungo periodo di tempo.
E' un po' come pensare che lanciando per aria i meccanismi di un orologio (a patto che questi siano già formati e perfetti) i pezzi possano rimettersi insieme uno per uno nell'ordine giusto e formare un orologio. Oppure che buttando a casaccio le facce di un immenso cubo di Rubik (quello normale sarebbe fin troppo semplice) queste si possano ordinare alla perfezione da sole a patto che ci sia il tempo.

Pare che nell'universo una forza creatrice ci sia, di qualche tipo. Probabilmente non sarà quella spiegata dalla Bibbia. Un Dio del genere appare sin troppo antropomorfo per essere vero. "Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza" (Genesi) a me suona più come "Facciamo Dio a nostra immagine e somiglianza".

Lo stesso Einstein, che oltretutto era di famiglai ebraica, giunse ad affermare di non credere ad un Dio come quello descritto dalla Bibbia, ma piuttosto ad una forma di forza creatrice, una sorta di legge universale (non ricordo quali parole abbia usato) che in qualche modo da' una direzione all'universo. E direi che di matematica e leggi probabilistiche Einstein ne avesse un'idea, per giungere ad una conclusione del genere.
C'è sempre una spiegazione... basta sapere dove cercarla.
Ultima modifica: 2 Anni 5 Mesi fa da Guglielmo da Baskerville.
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L'uomo è un prodotto del caso o di Dio? 2 Anni 5 Mesi fa #3

  • KitCarson1971
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Ciao Valle. Che noi facciamo Dio a nostra immagine e somiglianza è una verità assoluta (purtroppo), una riduzione che include ogni religione. Frase da me detta e scritta innumerevoli volte e che quindi condivido, così come non fa una grinza il tuo paragone con una mente creatrice: (non è possibile) "lanciare per aria dei meccanismi di un orologio (e pretendere) che possano mettersi insieme e riformarsi da soli" (e funzionare aggiungo).

Perchè allora si sceglie il postulato meccanicistico? Penso sia per una forma di utilità, questa ipotesi infatti permette ad un dato indirizzo scientifico di proseguire indisturbato nel suo orientamento, mentre la seconda lo avrebbe evidentemente ostacolato. Noi abbiamo coscienza di essere, di volere e di agire secondo certi fini, se anche volessimo considerarci una reazione fisio-chimica, dobbiamo riconoscere che si tratta di una reazione dotata di coscienza e che questa è essenziale, che senza la quale l'uomo non sarebbe quello che è. La stessa coscienza può essere considerata solo con termini di coscienza... Logico quindi arguire che l'uomo è dotato di coscienza e di volontà per una ben precisa finalità che non potrà mai essere casuale.
Un saluto
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L'uomo è un prodotto del caso o di Dio? 2 Anni 5 Mesi fa #4

  • roland
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sono ovviamente d'accordo sulle considerazioni appena scritte.
non sono così sicuro però che la nostra coscienza(del genere umano)sia così preponderante rispetto a quella degli altri esseri della Terra ed eventualmente di chi popola l'universo.
cerco di spiegare:noi ci consideriamo,per così dire,speciali,per via della nostra capacità di essere coscienti,di ragionare e di indagare,modificare,scoprire ciò che ci circonda.
a quanto sembra,anche le piante provano una forma di emozioni,a loro modo interagiscono e comunicano,sentono e reagiscono a stimoli esterni e percepiscono pericoli.
quando analizziamo le altre specie,lo facciamo sempre confrontandole con la nostra,come se dessimo per scontato che siamo superiori.
questo senso di superiorità deriva dal fatto che dominiamo in senso fisico la natura e gli altri esseri(fino ad un certo punto,oltretutto),ma chi ci dice che il concetto di superiorità sia quello che la natura considera adeguato?
se consideriamo l'essere umano come facente parte di un universo composto da miliardi di"cose"che interagiscono per uno scopo,forse siamo solo dei gorilla impazziti che distruggono un albero e si uccidono tra loro.
osservando la natura,si può notare come gli animali o ancora meglio le piante,siano in perfetta armonia con essa(in un modo che rapportato a noi sembra non accomunabile,non praticabile,sia per morale che per non adattabilità).
ci potrebbero essere motivi diversi per considerare l'universo come creazione,non di un dio umano ma di un'essenza che assomiglia di più ad un'energia con un tipo di coscienza diversa dalla nostra,che"ragiona"come una pianta,o un animale.
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L'uomo è un prodotto del caso o di Dio? 2 Anni 5 Mesi fa #5

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Secondo me scegliere il meccanicismo non è una forma di utilità, è semplicemente il modo in cui la scienza funziona. Le teorie comprovate finora da leggi matematiche hanno portato verso alcune direzioni, compresa quella che l'uomo possa essere frutto del caso. La teoria non è ancora confermata e non si riuscirà mai a confermarla finché non verrà trovata una prova concreta dell'esistenza di altri universi. Sì, perché la teoria dell'uomo venuto fuori per caso si ricollega direttamente al principio antropico secondo il quale la vita esiste solo in ambienti adatti a ospitarla. La cosa può sembrare banale, ma assume una certa importanza se si pensa che nell'universo l'unico posto noto dove la vita prolifera è la Terra.
Secondo le religioni/filosofie è un miracolo, la prova che un'intelligenza superiore ha creato la Terra e l'uomo. Questo la scienza non lo può accettare, perché nel campo scientifico non funziona in questo modo. Se succede qualcosa d'incredibilmente raro, è controproducente urlare al miracolo quando altre soluzioni più concrete sono possibili. Nell'universo esistono un numero esageratamente elevato di pianeti con condizioni non adatte alla vita: ciò significa che dall'altra parte esistono molte probabilità che si verifichino anche le condizioni adatte allo sviluppo di forme di vita.
La cosa veramente sorprendente e miracolosa, quella per la quale si potrebbe osare chiamare in causa Dio con molta più facilità e credibilità è questa: un universo in cui per assurdo esistesse solo il sistema solare con la sola Terra come culla della vita. In questo caso ci troveremo di fronte a un universo in cui le possibili combinazioni ambientali sarebbero molto ridotte. L'esistenza della vita non potrebbe essere un caso.

Per quanto riguarda la coscienza, secondo me si tende a sopravvalutarla troppo. In natura esistono dei bellissimi esempi di "strutture intelligenti" che seguono una precisa sequenza matematica (vedi frattali in natura, la spirale di Archimede). E' il progetto di qualche entità superiore? Forse. Ma intanto esiste anche la soluzione scientifica. Gli elementi tendono a combinarsi secondo la soluzione più semplice e diretta.

Non esiste ancora risposta certa. Gli scienziati cercano di arrivare alla soluzione percorrendo una strada, filosofi e religiosi percorrendone un'altra. Chissà mai che un giorno non si incrocino.
Eadem mutata resurgo
Dio è un cerchio il cui centro è ovunque e la cui circonferenza è da nessuna parte.
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L'uomo è un prodotto del caso o di Dio? 2 Anni 5 Mesi fa #6

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L'uomo prodotto PER caso da dio.
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L'uomo è un prodotto del caso o di Dio? 2 Anni 5 Mesi fa #7

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Io pensavo a qualcosa di più complesso. Idea simpatica però :hahahaha: :marameo:
Eadem mutata resurgo
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L'uomo è un prodotto del caso o di Dio? 2 Anni 5 Mesi fa #8

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KitCarson, la tesi per cui la nostra coscienza agisce sempre secondo dei fini, e che quindi la nostra stessa esistenza non possa essere avvenuta che secondo un fine è un postulato piuttosto filosofico. E' affascinante, certo, e si è tentati di crederci. Ma potrebbe anche essere una grande illusione.
Nel senso che se la nostra coscienza non fosse altro che la "conseguenza" più o meno accidentale di quelle che hai chiamato reazioni biochimiche, un po' come il calore che emana dalla combustione, allora non ci sarebbe necessariamente un fine per la nostra esistenza. Se non sbaglio nell'esoterismo c'è l'idea che tutta la materia, anche nelle sue forme più piccole, come l'atomo, sia dotata di una minima quantità di "coscienza", talmente piccola da essere poco significativa. Ma in un insieme incredibilmente organizzato di materia, come i nostri neuroni, il cervello, ecc... questa coscienza raggiungerebbe un grado di manifestazione piuttosto elevato.
E se non ci fosse nessun progetto dietro? Se la nostra coscienza fosse accidentale?
Certo, saremmo comunque un "miracolo" della natura, anche se non in senso religioso.

Quel che più mi rende scettico verso l'idea di un Dio che ha voluto e che segue tutta questa vicenda umana, è proprio il fatto che questo Dio sia apparentemente non interattivo, silenzioso ed inaccessibile. Potrebbe anche questa essere una scelta. Diversamente da ciò che la Bibbia dice, potrebbe essere un Dio che abbia deciso di fare come i documentaristi nella savana. Lasciare che le cose vadano come devono andare, senza interferire, senza cambiare il corso degli eventi, senza tentare di salvare la gazzella attaccata dal leone.
C'è sempre una spiegazione... basta sapere dove cercarla.
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L'uomo è un prodotto del caso o di Dio? 2 Anni 5 Mesi fa #9

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Nyma ha scritto:
Io pensavo a qualcosa di più complesso. Idea simpatica però :hahahaha: :marameo:
volevo fare lo spiritoso :)
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L'uomo è un prodotto del caso o di Dio? 2 Anni 5 Mesi fa #10

  • KitCarson1971
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valle ha scritto:
KitCarson, la tesi per cui la nostra coscienza agisce sempre secondo dei fini, e che quindi la nostra stessa esistenza non possa essere avvenuta che secondo un fine è un postulato piuttosto filosofico. E' affascinante, certo, e si è tentati di crederci. Ma potrebbe anche essere una grande illusione.
Nel senso che se la nostra coscienza non fosse altro che la "conseguenza" più o meno accidentale di quelle che hai chiamato reazioni biochimiche, un po' come il calore che emana dalla combustione, allora non ci sarebbe necessariamente un fine per la nostra esistenza. Se non sbaglio nell'esoterismo c'è l'idea che tutta la materia, anche nelle sue forme più piccole, come l'atomo, sia dotata di una minima quantità di "coscienza", talmente piccola da essere poco significativa. Ma in un insieme incredibilmente organizzato di materia, come i nostri neuroni, il cervello, ecc... questa coscienza raggiungerebbe un grado di manifestazione piuttosto elevato.
E se non ci fosse nessun progetto dietro? Se la nostra coscienza fosse accidentale?
Certo, saremmo comunque un "miracolo" della natura, anche se non in senso religioso.

Quel che più mi rende scettico verso l'idea di un Dio che ha voluto e che segue tutta questa vicenda umana, è proprio il fatto che questo Dio sia apparentemente non interattivo, silenzioso ed inaccessibile. Potrebbe anche questa essere una scelta. Diversamente da ciò che la Bibbia dice, potrebbe essere un Dio che abbia deciso di fare come i documentaristi nella savana. Lasciare che le cose vadano come devono andare, senza interferire, senza cambiare il corso degli eventi, senza tentare di salvare la gazzella attaccata dal leone.

Le risposte alle legittime domande dell'amico Valle purtroppo non si acquistano al super mercato. Il nostro percorso terreno è irto di ostacoli e le domande restano per lo più inevase. Sprazzi di intima consapevolezza ci giungono trafelati da sforzi non indifferenti. Gira che ti rigira restiamo in ogni caso funamboliche persone erranti su questo granello di polvere perso nello spazio e che chiamiamo Terra.

Ogni nostra riflessione sulla creazione, del perchè di questa, sull'uomo, nonchè, ovviamente su Dio, non ha soluzioni. In ogni caso la divinità è da sempre il presupposto e lo scopo di ogni nostra speculazione, anche se non dovrebbe mai entrare a farne parte... perchè è impensabile, magari perfino subdolo che il nostro pensiero possa spiegare Tutto senza spiegare nulla... perchè Dio non dovrebbe essere per noi un termine di ragionamento, ma di contemplazione, trovandosi al di là di ogni ragionamento.

Quando si concepisce un universo materiale ci si pone su una base atea, per una natura sufficiente a se stessa, in cui tutto ciò che esiste, preesisteva. Non tutta la scienza rimane in questa linea, senza citare Galilei, o il suo mentore recente Zichichi, c'era chi come il fisico Jean E. Charon appoggiò una corrente spiritual-scientifica.

Per concludere, Dio andrebbe inteso come
un punto di arrivo, non un punto di partenza, è una realtà da contemplare, non un concetto da manipolare. Qualsiasi speculazione che parta dal "concetto" di Dio per spiegare l'universo, minaccia di rimanere teologia spicciola.
Un saluto
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L'uomo è un prodotto del caso o di Dio? 2 Anni 5 Mesi fa #11

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Quanto ci interesserebbe ancora,sapere di dio o del mistero della creazione se avessimo la sicurezza di una vita infinita?
se fossimo immortali o fossimo a conoscenza di una continuità dell'esistenza nell'aldilà,ci porremmo tutte queste domande?
forse si,ma in modo più"rilassato",forse dopo un po',se nulla di brutto capitasse,potrebbero nascere nuove teorie che sostituirebbero il soggetto di ricerca con altro,più mirato a noi stessi.
in fondo siamo egoisti,egocentrici,tra le altre cose.
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Ciao Roland. Non credo che uno spirito (finalmente) disincarnato sarà mai egoista, egocentrico e vanaglorioso alla stregua nostra. Viceversa, per dirla alla P. Yogananda, la ricerca di Dio non cesserebbe mai, fino al momento fatidico del "ricongiungimento" in Lui, almeno questo è emerso in varie sedute e alle cui conclusioni non ho grandi motivi per non attenermi.
Un saluto
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L'uomo è un prodotto del caso o di Dio? 2 Anni 5 Mesi fa #13

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Non so,nella mia ricerca personale sono stato in dubbio in svariate occasioni e non essendo in grado,ovviamente,di interpretare i disegni della vita,della morte e dell'esistenza universale,se non in modo soggettivo,ho spesso avuto la sensazione che questo"ricongiungimento",come altri concetti umani,prodotti da esseri umani(anche se con un elevata spiritualità,sicuramente maggiore della mia,ma non necessariamente da accogliere come verità"superiori")possano nascondere una nemmeno tanto velata fregatura.
Rimango sempre del parere che,anche ammesso un futuro da anima disincarnata,c'è qualcuno/qualcosa che utilizza tutto questo per un motivo...e non è detto che corrisponda a quello che noi consideriamo il bene in senso assoluto.
Pensa a quanto può essere difficile,trovandosi ad un certo punto anime disincarnate,sempre se ci sarà una qualche forma di coscienza che permette discernimento,operare una scelta:metti che ti trovi a dover scegliere se seguire la luce bianca o verde(per dire)o ti trovi di fronte ad un qualcosa di sconosciuto che può farti credere di essere quello che vuole,metti che la giustizia ultraterrena dipenda da esseri,entità che abitano quella condizione ma sono lontani da essere dei….metti che...io ho una coscienza e mi piacerebbe poter scegliere,ancora di più da disincarnato(sempre se in quella condizione si sia in grado di capire o di prendere decisioni)su quello che sono o voglio diventare...l'unione con dio la lascerei a chi la vuole,magari senza minacce da parte del dio stesso o senza esserne costretti essendo l'unica via possibile.
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I dubbi di Roland sono condivisibili. Anch'io mi sono spesso domandato se tutte queste idee di "ricongiungimento" siano in fondo una fregatura. O meglio, se saremo mai in grado di avere una risposta oppure la nostra coscienza si disgregherà semplicemente e così svanirà anche il problema.
Una certa forma di ricongiungimento è sicura. Tutto, nell'universo si trasforma. L'albero che muore viene disgregato, le sue foglie diventano humus, entrano a far parte del terreno che alimenterà altre piante, in pratica l'albero viene restituito alla natura che l'aveva formato e rivive (in un certo senso) nelle future piante perché la sua sostanza è riutilizzata da altri esseri viventi.
Ma che cosa ne è degli esseri dotati di elevata consapevolezza? La coscienza è un'entità singola oppure può essere disgregata e fluire o "ritornare" alla fonte? E poi che cos'è esattamente la coscienza?

Circa il libero arbitrio nel "dopo", di cui parla Roland, mi verrebbe da pensare che se davvero, come ipotizza qualcuno, noi siamo l'emanazione di qualcos'altro o di un essere superiore, allora ritornare a quell'entità dovrebbe essere la cosa più naturale che ci verrà da fare quando ci troveremo nella situazione. Un po' come un pesce che non sappia d'essere un pesce, ed è sempre stato sulla terra ferma (idea assurda) a faticare, a strisciare, a respirare male, e poi viene gettato in acqua. Saprà immediatamente che il mare è il suo ambiente, che lo era sempre stato, ma non l'aveva mai visto. Che nuotare, invece di strisciare, è la cosa più naturale da fare per lui, così come respirare dalle branchie.
Potrebbe essere un po' così anche per noi, se davvero derivassimo da qualche essere supremo. Non avremo dubbi quando il momento verrà.

Ma se non ci fosse una fonte suprema alla quale tornare, o il tutto si riducesse ad una sorta di ecosistema universale dove le "cose" nascono, muoiono e diventano concime cosmico.... allora non ci accorgeremmo probabilmente di nulla. Triste pensarlo, ma la nostra volontà o intenzionalità non conterebbe un fico secco. Proprio come il fico che si è essiccato :)
C'è sempre una spiegazione... basta sapere dove cercarla.
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I vostri (nostri) dubbi ci stanno, forse qualcuno è pure un di più... Proviamo ad intenderci sulla logica di certe affermazioni e sul suo significato. La logica altro non è che uno schema di riferimento formato da deduzioni e principi che trovano una evidente corrispondenza tra di loro.

Non intendo provare il post mortem o l'esistenza di Dio, tralascio pure l'atto di fede, ma questa esistenza la considero scartando l'attendibilità che l'Universo (uomo compreso) si sia formato per caso. La provenienza dello stesso pensiero propone l'esistenza di Dio. Lo stesso Cartesio, tra un calice di Riesling e uno di Pinot ... affermava che "io penso, quindi esisto"...

E' questo un presupposto che può essere allargato all'infinito, ma senza allargarsi troppo si può però considerare che il pensiero deve trarre origine da qualcosa che sia autonomamente consapevole. Certo noi abbiamo difficoltà a concepire certe cose, condizionati come siamo dalla nostra esistenza nel tempo. Per meglio comprendere come la materia e il pensiero non possono essersi auto-originati, ma abbiano invece origine identica, ci si dovrebbe astrarre dalla condizione temporale fino al punto di concepire un Universo indifferente alle leggi del tempo e dello spazio. Sarebbe questa una condizione, seppur periferica, per accedere alla comprensione della creazione e della finalità dell'essere umano.
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Pensieri difficili da dirsi, ancor più difficili da ottenersi, c'era chi come il filosofo e vescovo Berkeley, già un paio di secoli fa sosteneva che lo spazio, il tempo e pure la materia sono soltanto illusioni della nostra mente, affermazioni del genere non fanno più scandalo, relatività alla mano...
L'esistenza stessa dell'essere umano potrebbe avere (o assumere) significati diversi, ovviamente al di là dei parametri attuali. Resta comunque difficile prendere in esame alcuni modi di supporre la realtà, ma è del tutto umano chiedersi dove le cose abbiano trovato un inizio e in seguito la loro fine (il loro fine...). Un infinito di domande dove "L'infinito" di Leopardi ben si pone: "quell'infinito col pensier mi fingo"...

In sintesi il centro del dibattere è incentrato su chi noi siamo e se la nostra esistenza ha uno scopo. Se personalmente dessi piena approvazione a ciò che ne scaturì dai diversi insegnamenti di diverse sedute, non mi porrei più il problema, ma si sa, mister sicuro è morto da un pezzo... Sono però convinto che la realtà vera sia di natura spirituale, ed essendo trascendentale può essere in parte conosciuta attraverso la nostra anima (che NON è lo spirito), quella parte di noi che non è esperibile attraverso i sensi, ma va al di là di questi.

Le religioni (tutte) non sono il fine per portarci a "credere", ma comunque un mezzo per un processo di maturazione spirituale, che non dovrebbero mai essere intese come trincee per difendersi dagli infedeli che praticano un credo diverso.

I soggetti che ricercano delle spiegazioni logiche (e sono i più), seguono un sentiero ancor più in salita, perchè la verità vera è unica, e NON è una conquista della mente, ma un dono, magari derivante da una lunga ricerca interiore, per la quale lo spirito entra a piccoli sorsi, in funzione dei fardelli di cui ci si è liberati.
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Avrei una domanda:nell'ipotesi che esista un'anima incarnata e che quello che pensiamo di essere sia solamente un involucro,che una volta morti libererà la nostra vera essenza ecc ecc,,,
Cosa succederebbe se l'involucro sviluppasse una sua essenza a parte dall'anima che lo ospita(o,a seconda dei punti di vista,lo usa per fare esperienza)e ad un certo punto,come accade a volte in natura,si evolvesse e modificasse il suo stato d'essere.
Dove potrebbe collocarsi in una visione generale del tipo presentato?
Non sarebbe animico,non nel senso classico,non sarebbe più un semplice contenitore,sia perché ha una nuova condizione,sia perché non apparterrebbe alla"razza"delle anime,che in realtà non sarebbero originarie del mondo materiale.
Potrebbe essere un nuovo essere che domina su se stesso con la consapevolezza di un essere animico ma nella materia?
L'anima lascia il corpo ma il corpo rimane vivo,con una sua personale coscienza.
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Ciao Roland. Ti posso rispondere per quanto mi riguarda, per le mie convinzioni-accettazioni che, come tali potrebbero essere liberamente delegittimate.
Quando l'anima (che non è lo Spirito) lascia il corpo questo diviene materia inerte. Il "guscio" a cui accenni, ovvero il "guscio eterico", questi sarebbe un corpo "grezzo" a se stante, che è necessario allo spirito per contattare il mondo fisico. Questo involucro, o guscio eterico (più giusto definirlo "astrale"), dopo la dipartita dell'essere umano, rimane per un lasso di tempo variabile nell'orbita della Terra, conservando, magari non completamente, la caratteristica personalità che incarnava quando si trovava in un corpo.

In ogni caso questa personalità fittizia è destinata ad estinguersi nel tempo, a disintegrarsi, non avendo più personalità autonoma cosciente. Non potrà mai più evolversi dunque come tu accenni. Non avrà più un'altra condizione, avendo terminato il suo servizio, visto come un "ponte" per il contatto formale con la materialità umana. Non potrà mai sviluppare, così come dici, una sua essenza, distinguibile con l'anima e lo spirito.
A volte nel suo girovagare si può insinuare in determinate sedute, facendo spesso confusione, perchè i suoi brandelli di coscienza non gli permettono veri e proprie frasi compiute (su queste considerazioni il discorso si protrarrebbe forse troppo... ).
Un saluto
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L'uomo è un prodotto del caso o di Dio? 2 Anni 5 Mesi fa #19

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grazie del parere KitCarson.
non so perché,ma ho questa tendenza al pensiero che si dovrebbe cambiare,smontare,questo sistema che include vita,morte,eventuali reincarnazioni o comunque uscirne,o almeno averne la possibilità.
per questo,a volte,leggendo tra le righe nelle varie teorie,idee religiose,affermazioni fantasiose,intravedo un cambiamento che dovrebbe accadere.
non per forza una ribellione,anche se così può essere vista in un'ipotetica condizione di parassitaggio da parte di qualche entità.
non vedo perché,se seistesse un dio,non potrebbe concedere la scelta di seguirlo o meno,senza ovviamente come monito la dannazione eterna oppure essere considerato un eretico o peggio.
l'idea di un eventuale salvatore degli uomini,in veste di entità benefica(ma malefica vista dal punto di vista del sistema morte-vita eventuale reincarnazione)non ti dice nulla?
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L'uomo è un prodotto del caso o di Dio? 2 Anni 5 Mesi fa #20

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roland ha scritto:
grazie del parere KitCarson.
non so perché,ma ho questa tendenza al pensiero che si dovrebbe cambiare,smontare,questo sistema che include vita,morte,eventuali reincarnazioni o comunque uscirne,o almeno averne la possibilità.
per questo,a volte,leggendo tra le righe nelle varie teorie,idee religiose,affermazioni fantasiose,intravedo un cambiamento che dovrebbe accadere.
non per forza una ribellione,anche se così può essere vista in un'ipotetica condizione di parassitaggio da parte di qualche entità.
non vedo perché,se seistesse un dio,non potrebbe concedere la scelta di seguirlo o meno,senza ovviamente come monito la dannazione eterna oppure essere considerato un eretico o peggio.
l'idea di un eventuale salvatore degli uomini,in veste di entità benefica(ma malefica vista dal punto di vista del sistema morte-vita eventuale reincarnazione)non ti dice nulla?

Ciao Roland. Alcune mie considerazioni su quanto chiedi. Già la simbologia della parola "Salvatore", cioè colui che salva, è di per sè benefica, non trovi? Se solo il 10% di quanto si dice sul Cristo corrispondesse a verità, andrebbe visto come un vero intermediario, un ponte tra l'uomo, essere finito, e Dio, essere infinito, che senza la mediazione di Gesù rimarrebbe inconoscibile.

-Affermi poi che dovrebbe esserci concesso di seguire o meno Dio senza il timore di passare per eretici o, peggio, d'essere dannati per l'eternità.-
Hai certamente ragione, la libertà in fondo è sempre esistita, almeno nella profondità del proprio intimo, e questa libertà nessun regime, militare od ecclesiastico ha mai potuto toglierla.

La dannazione eterna è una favoletta per il popolino, per le masse impaurite che piegavano la schiena (letteralmente) a beneficio dei potenti che sfruttavano abbiettamente le masse di chi produceva per loro. Un solo nome tra i tanti? Pio IX. Il quadro raccapricciante della Geenna, presa a paragone da Gesù, era un inceneritore per rifiuti organici ed è stato strumentalizzato, così come il purgatorio, nonchè il limbo per i bimbi non battezzati (che prevaricazione assurda) che in anni recenti hanno a loro piacere tolto, come se loro stessi non l'avessero mai in precedenza per centinaia d'anni imposto, così come hanno passato sopra, come una spugna sui pianti di madri disperate convinte dal loro imposto catechismo che i loro bimbi nell'aldilà non sarebbero da loro mai più stati visti perchè relegati su un piano di esistenza insulsa. Personalmente non ho dubbi, ma va da sè, ad ognuno i suoi...
Un saluto
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