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ARGOMENTO: Stelle cadenti

Stelle cadenti 3 Anni 11 Mesi fa #1

  • alceste
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Tutti cerchiamo qualcosa. Se lo cerchiamo nel mondo materiale pensiamo di trovarlo all’esterno di noi stessi. Se lo cerchiamo nel mondo spirituale siamo portati a credere di poterlo trovare all’interno di noi.
Una massima dice: la risposta è dentro di te.
Una battuta invece dice: la risposta è dentro di te, ma è sbagliata.
Ambedue le affermazioni sono vere perché si riferiscono a due esseri diversi. Uno vero e l’altro falso.
Come si fa a sapere quale é l’Io interiore che contiene tutte le risposte della vita? Dalla felicità.
Nel primo caso si sa solo che si è felici, sia pure per un attimo, si è completamente, immensamente e interamente felici e più correttamente si dovrebbe chiamarla beatitudine.
Nel secondo caso sappiamo solo, che a dispetto di ogni altra cosa, momentanea soddisfazione o eccitazione, non si è veramente felici.
Aivanhov, definendo la natura umana, parla della coesistenza di una natura inferiore e di una natura superiore. All’interno di ognuno è una continua lotta tra due esseri (o stati di essere) in competizione che Aivanhov chiama Personalità e Individualità.
“Persona “ è la maschera e in ogni incarnazione la maschera è diversa, “Individualità” è l’abitante della maschera, colui che non cambia, il vero Sé divino.
La personalità è in parte ancora inesistente nel bambino ma già tracciata, si sviluppa con l’età come la trama di un tessuto e si consuma nella vecchiaia.
Il risveglio dell’anima consiste nel riconoscimento del Sé interiore e nell’abbandono momentaneo della maschera della personalità.
Ora anche se possiamo capire qualcosa del nostro essere maschera, né la mente, né il cuore né la volontà sono risolutivi.
E questo perché mente cuore e volontà sono una triade che esiste tanto nella natura delle Individualità quanto nella natura della Personalità.

“Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto”
Quale è, in ogni dato momento, il cuore che chiede, la mente che cerca, la volontà che agisce? La strada dell’evoluzione spirituale, cioè della evoluzione dell’essere allo Spirito, è insidiosa perché ad ogni sviluppo della Individualità segue uno sviluppo della Personalità.
Differentemente il discernimento è possibile solo dal punto di vista della Coscienza Superiore che è esattamente ciò che si illumina.
Fuori da questa esperienza si persiste sempre in un tipo di coscienza media, anche se ampliata o sofisticata, una coscienza media perché media in un equilibrio precario le necessità delle due nature.

“E’ ora che l’uomo prenda coscienza che le manifestazioni del proprio corpo, del proprio cuore e del proprio intelletto, non sono l’espressione del suo vero Sé. Affrettandosi a soddisfarle, l’uomo si mette al servizio di qualcosa di diverso da sé stesso”

Cioè ciò che noi consideriamo noi stessi, non siamo. Io è un miraggio, illusione, Maya.
Io voglio, Io devo, Io faccio, Io desidero, Io soffro, Io godo…
Tutto inutile, non si va lontano, anzi si va proprio lontano dal momento, dalla Realtà, dalla Verità della nostra vita. Eppure questo io inferiore esiste e nella quotidianità le due nature sono mescolate. E inseparabili. Talvolta nel peggio ci soccorre l’Io superiore oppure nel meglio interviene l’io inferiore e rovina tutto.
Questo è il motivo per cui anche persone rette possono commettere azioni folli e crudeli e talvolta criminali incalliti possono manifestare azioni nobilissime.
La vita umana è il campo di battaglia di due nature e in questo consiste il libero arbitrio: nella scelta di quale natura assecondare e realizzare.
La natura, sia superiore che inferiore, non cambia mai, è sempre la stessa. Ciò che cambia è il rapporto tra esse, chi governa chi.
La Personalità è la forma della nostra reincarnazione, permette di consumare il karma ed è in grado di determinarne del nuovo, sia immediato che futuro, e nutre se stessa.
L’Individualità è la sostanza della nostra incarnazione, è il nostro personale collegamento tra la sfera del dharma e la sfera del karma, vale a dire che la scintilla divina in noi media tra spirito e materia e nutre l’io della personalità.
Nel loro rapporto è il significato della vita.
Ogni qualvolta crediamo di progredire ecco che la personalità comincia a parlare: vuole convincerci che è divenuta migliore e nel far questo è bravissima. La Personalità seduce e conquista. L’individualità ama e nutre.
Ciononostante la Personalità è un veicolo della vita, non la si può annientare, si può solo giocare a nascondino e allora diventa un gioco infinito…
Quello che si può fare invece è domarla con le qualità proprie del Sé superiore: amandola di un amore audace e temerario.
Giocare a nascondino con la natura inferiore del proprio essere è foriero di disastri. Quante belle parole e sante verità sono state pronunciate, magari con veemenza, da uomini in realtà controllati dalle proprie personalità. Nel libro “Il coccodrillo, ovvero la lotta tra il bene e il male”, Claude de Saint Martin racconta dell’oratore che parla nel tempio della Verità. Tanto più esatte e edificanti erano le sue parole, tanto l’autore si accorgeva che interiormente ne pronunciava altre assai diverse e contraddittorie a quelle che vi uscivano e tale era il contrasto tra le due voci che ad ogni frase lo sforzo dell’oratore aumentava di intensità, per mettere a tacere la voce dentro e poter non rendersene conto…
Il problema di quell’oratore era che l’Egosistema della personalità, comunque cosciente, era diventato un SuperEgo, cioè inconscio e quindi non visibile oltre che dominante.

Condurre un agire, un sentire e un pensare retto porta alla realizzazione della natura umana sostanziale e cioè all’integrazione di personalità e individualità con questa che governa quella.
Non credo che esiste a riguardo un come preciso, altrimenti si saprebbe, non lo si potrebbe tener nascosto e tutti ne potrebbero facilmente usufruire.
Tecniche e discipline aiutano più l’uomo-tutto-di-un-pezzo- che coloro che non hanno risolto la contraddittorietà della duplice natura. E anche per il primo, ad un certo punto, tecniche e discipline, anche se necessarie, non sono risolutive.
Al pari dell’Io illusorio della personalità, le tecniche e il loro controllo sono potenti ad un verso e impotenti all’Altro. Sono un come che si è proiettato al di fuori del cosa e rimangono niente se non tornano ad Essa.
A seconda degli insegnamenti, del temperamento e della specifica condizione esistenziale, taluni credono che sia possibile cancellare o sottomettere arbitrariamente il proprio Sé inferiore e nutrono appassionatamente e perseguono con determinata volontà una via spirituale che è percepita erroneamente come vita spirituale.
L’esperienza dello Spirito sembra una conquista dal punto di vista della coscienza normale ma è un atto di ricezione dal punto di vista della Coscienza Superiore.
In effetti è possibile conquistare o costruire solo qualcosa che poi deve essere abbandonato.
E se è facile saltare da tre gradini non è detto che lo sia da una altezza superiore. Ecco perché si dice che la fiducia è la tecnica suprema.
La fiducia è difficile e possibile solo se non si permette al dubbio di proliferare in sospetto.
Il sospetto è un dubbio dominante, vive nella divisione tra abbandono e attenzione.

Qualsiasi sia la maestria del controllo, ciò non basta nel momento dell’abbandono.
La trasmutazione spirituale, la reintegrazione, avviene con lo stesso meccanismo con il quale la natura superiore assorbe e amalgama quella inferiore, anzi, in un certo senso, sono la stessa cosa, solo su un piano più alto…
Amore e Saggezza portano insieme alla Verità. Trasporto Mistico e Maestria Magica sono una cosa che necessita del come e un come che deve ritornare cosa.

L’uomo di desiderio deve raggiungere insieme la maestria dell’abbandono e l’abbandono della maestria. Già all’inizio un movimento repentino avviene ogni qual volta si riconosce che io è nulla rispetto a Dio.
Viene detto che quando si vede una stella cadente si può esprimere subito un desiderio e si realizzerà: in quell’attimo si può essere il desiderio che vola in alto nel tempo della stella cadente. Un attimo in cui l’Anima gioca tutte le sue possibilità per giungere nel luogo in cui si è realmente con Dio.
La riuscita dell’uomo consiste nel giusto movimento.

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