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ARGOMENTO: [Telescrittura] L'utilità della morte

L'utilità della morte 6 Anni 11 Mesi fa #1

  • roberto7101
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In questo topic voglio parlare dell'utilità della morte.
So perfettamente che moltissimi storceranno il naso leggendo il titolo, e magari si chiederanno "che utilità potrà mai avere la morte, quando si muore non è la fine di tutto? Quindi l'utilità quale potrebbe essere?"
Se avete letto qualche mio topic o post, avrete anche letto che mi occupo del percorso spirituale ad un certo livello, ebbene, in uno dei moltissimi insegnamenti ricevuti durante le riunioni dei miei gruppi, si è parlato anche di questo: L'utilità della morte.
Quello che segue è l'estratto di uno dei libri che ho "assemblato" durante anni e anni di comunicazioni con l'Oltre
Se avrete a pazienza di leggere fino in fondo, potrete meglio rendervi conto di quanto asserisco.
L'entità comunicante è Lucia, morta all'inizio del secolo scorso all'età di 18 anni. Prestate attenzione...

L'UTILITÀ DELLA MORTE

L'essere è portato invariabilmente a considerare, a vedere la morte come la più grande tragedia che possa colpirlo, sia che lo riguardi personalmente, sia che riguardi coloro che lascia.
Oggi desidero spendere qualche parola su di un aspetto della morte, un aspetto interamente trascurato e cioè della sua utilità. Sì, avete capito bene: l'utilità della morte nei confronti di coloro che sopravvivono ad un loro caro.
Non mi è difficile immaginare la vostra perplessità per quanto dico; certamente vi chiederete quale utilità, quale beneficio possano trarre i superstiti di un evento delittuoso, salvo nei casi nei quali lo scomparso lascia tutti i sui beni agli eredi. No, non sono i beni materiali quali mi riferisco, che anzi, sono frequentemente fonte di dissidi e di risentimenti, che portano i contendenti in tribunale, se non addirittura li spingono ad azioni molto, molto peggiori.
Intendo parlare del vero arricchimento della vita, e conseguentemente dello spirito, di coloro che rimangono, e al fine di rendere più chiaro il concetto, ho convinto due entità a seguirmi e a presenziare alla trance, le quali parleranno mio tramite, ma vi raccomando: non date importanza allo stile e alla sintassi della prima entità, che non era uomo di grande cultura, e però io ho il dovere di tradurre fedelmente, fate attenzione...

- Sono Benito, tutti si chiamavano Benito all'epoca, dove sono nato, adesso no, la moda è cambiata. Io vengo da un paese che si chiama Alfonsine di Romagna, e prima di andare militare lavoravo i campi con i miei; invece dopo sono andato a Bologna e ho preso per moglie un pezzo di donna che lavorava come un somaro e che mi ha aiutato molto, perché mi sono fatto un'attività: ho aperto una bottega di alimentari.
Le cose andavano a meraviglia, figli non ne abbiamo voluti per i primi anni, e posso dire che Gianni è nato proprio per caso, ma lo abbiamo accettato, anche pensando che un giorno la bottega l'avremmo lasciata a qualcuno di sangue.
No, non so se è sbagliato avere un figlio solo, forse sì o forse no, o forse è meglio non metterne al mondo nessuno. Non è facile tirare su un figlio, e noi non l'abbiamo saputo tirare su per bene, adesso lo riconosco... lo abbiamo viziato troppo, gli abbiamo dato troppe cose in cambio del poco tempo che ci restava per stare tutti insieme. Tutte le volte che voleva questo o quello, lo si accontentava, e ci pareva giusto fare così, io pensavo di portarlo a lavorare con noi quando finiva la scuola, sua madre invece diceva che lo preferiva dottore o avvocato, ma intanto ha studiato poco, anzi quasi per niente, e a 14 anni già era fuori dagli studi, a passare le giornate sul motorino o in piazza con gli amici o rintanato in fondo a qualche cinema.
Che zucca, si imbrogliava persino a fare le somme, e a scrivere pareva una gallina; noi non ci si faceva troppo caso, avevamo la testa sul lavoro, cioè, io mi arrabbiavo certe volte, e lo minacciavo di sequestrargli il motorino se non veniva a bottega... allora ci veniva, ma veniva un giorno, due, poi si inventava di tutto per farla franca e non veniva più per niente, e tutto finiva là. Colpa della madre che lo difendeva sempre dicendomi di lasciarlo vivere in pace la sua gioventù, che fra qualche anno sicuramente metteva giudizio.
Una brutta sera invece, ancora ricordo bene, mi pare che aveva 17 o 18 anni, no forse 17, una brutta sera abbiamo sentito suonare forte il campanello, abbiamo trovato Gianni tutto lungo per terra davanti la porta, ci pareva morto proprio, l'ho caricato sul furgoncino e via di filato al San Raffaele, dove abbiamo scoperto che si drogava da chissà quanto, e da allora è cominciato il calvario: dottori, medicine, ricoveri e ancora ricoveri, e alla fine la Comunità.
Diciotto mesi di Comunità e poi è voluto per forza uscire, giurando che era guarito; pareva vero, e per un po' di tempo è venuto a bottega, pareva che prendeva gusto per il lavoro, ma invece è tornato al vizio da un giorno all'altro.
Il momento che l'ho capito, eh, il colpo è stato troppo grosso: mi è preso il primo infarto, e dopo qualche mese, il secondo.
Veniva a trovarmi all'ospedale, mi mandava i baci da dietro il vetro divisorio, una volta mi è parso che piangeva, e che mi faceva dei segni come se mi diceva che l'aveva fatta finita con lo schifo dell'eroina. Ma il giorno dopo quando è tornato, io ero già sopra il tavolo di marmo, "quel" tavolo di marmo, sotto un lenzuolo, "quel" lenzuolo, e da sotto quel lenzuolo l'ho visto piangere di nuovo, con grande disperazione. E questa volta ho sentito tutto il suo sincero rimorso; allora gli ho detto le parole che però lui non poteva capire più, ho detto: "Figlio mio, figlio caro, dovevo proprio morire per farti rinascere?".
Infatti, Gianni non si è più drogato, e adesso è un uomo normale, responsabile, ha messo su famiglia, e manda avanti la bottega molto bene e tutto da solo. La mia morte gli ha fatto bene, vi saluto, speriamo... speriamo che sono stato un poco utile.

- Sono qui anch'io e anch'io parlo, mi chiamai Marie, l'ultima mia Patria fu la Francia perché nacqui nel suo cuore, ma non riesco a calcolare l'epoca ma sicuramente so che nacqui poco prima di mia sorella Odine. Eravamo sorelle monocoriali, il che significa essere state concepite e sviluppate insieme, dentro la stessa sacca dontridea, la qual cosa comporta che gli embrioni assumono inevitabilmente identiche caratteristiche fisionomiche.
Non per tutti i gemelli avviene così, ma se io e Odine eravamo similmente due persone in una, non lo erano altrettanto le nostre tendenze, i nostri caratteri, i nostri livelli di sensibilità; anzi, direi che eravamo antitetiche al massimo grado, io ero portata alla vita e alle cose semplici, ero innamorata della natura in ogni sua espressione, ed ero davvero felice della nostra rustica grande casa, immersa nei vigneti che si estendevano a vista d'occhio.
A 17 anni possedevo ancora l'ingenuità, la trasparenza di una bambina, ed il mio unico interesse era la pittura, per la quale avevo una spiccata attitudine ereditata forse dalla mia nonna materna, così almeno dicevano; una nonna che non avevamo mai conosciuto essendo morta avanti la nostra nascita. Trascorrevo quindi la maggior parte della giornata in giro per la tenuta alla ricerca di quegli scorci, di quei soggetti che più stimolavano la fantasia, e che ritraevo con innata maestria pur non avendo mai frequentato alcuna scuola d'arte. Il mio unico sogno di allora dunque, era quello di allestire una mostra delle mie opere, ma se ciò non fosse accaduto pazienza, non ne avrei fatto un dramma, perché dipingevo soprattutto per me stessa, e non per un futuro di celebrità e di mondanità, che erano per me valori alquanto relativi.
Contrariamente, per mia sorella erano valori primari essenziali, al punto che diceva spesso che avrebbe preferito morire piuttosto che essere relegata sino al suo ultimo giorno in una provincia ignorante e bigotta, e in una puzzolente taverna, come chiamava sprezzantemente la nostra casa, solo perché papà era un piccolo produttore di vini.
Io, non allestii mai nessuna mostra, così era scritto. Odine invece realizzò i suoi sogni, abbandonandoci imprevedibilmente dopo avere conosciuto un uomo molto ricco, molto più maturo di lei, che la portò con se a Parigi, e fu un enorme dolore per tutti, specialmente per me che cominciai a soffrire di una penosa incomprensibile sensazione.
Ancora adesso, ho difficoltà a descriverla, era come se mi avessero strappato qualcosa di dentro, un brandello di cuore! Forse da allora nemmeno il dipingere mi aveva saputo dare la gioia di prima, ero segnata, avevo riposto tela e pennelli preferendo unirmi a quelli che lavoravano le vigne, tanto per distrarmi, tanto per non avere sempre sotto gli occhi le lacrime della mamma.
Il tempo però passava e non accennavo a riprendermi anzi, incominciai a soffrire di strani svenimenti, e tanti altri malesseri che il nostro medico diagnosticò come sindrome depressiva, ma poi, poi alla fine giunse alla vera terribile diagnosi: ero ammalata di linfogranuloma, e come tentativo estremo, consigliò l'urgente ricovero a Parigi, nell'unico ospedale che forse poteva darmi un filo di speranza.
Odine venne a visitarmi una sera, all'improvviso; non so come i miei riuscirono ad avvertirla, perché dopo la partenza, vane erano state le sue tracce.
Ricordo che mi apparì sfocata, irreale come l'immagine di un sogno, filtrata dal sopore inquieto degli analgesici; mi fissò e vidi il terrore nei suoi occhi, mentre la sua domanda mi risultò banale, come quando ci si trova in grande imbarazzo e non si sa come incominciare un discorso. "Come stai?, su fatti forza!"
"Non occorre molta forza per morire", le risposi. Lei protestò, ma debolmente, e poi si mise a parlarmi concitatamente di una mostra che voleva allestirmi e della galleria disposta ad ospitarmi. "Pensa Marie, proprio a pochi passi da "La Fayette". La sua voce mi giungeva molto lontana e tutta intrisa di pietose bugie.
"I miei quadri sono ormai tele bianche" - mormorai - " vedi, vedi come la vita può tradire, derubandoci di tutti i sogni? Meglio non accarezzarne troppi per non annegare nella delusione. Anche tu Odine devi fermarti a riflettere, non continuare a gettare il tuo tempo più bello, mon chery".
Mi ascoltò, e lasciò definitivamente il suo amico parigino subito dopo la mia morte. Anche i nostri genitori non sono più sulla Terra, ma io mi ritrasporto sovente da Odine e gioisco nel rivederla nella nostra vecchia cara casa, in quella casa fra i vigneti, gioisco nel vederla curare amorevolmente i suoi due bambini e il bravo giovane che ha sposato. Per lei la mia morte è stata la salvezza.
Au revoir, a bien tu!

Lucia: Cari fratelli, ho accennato i benefici che possono trarre i superstiti dalla morte di una persona cara, e spero che queste due testimonianze vi abbiano aperto la mente alla comprensione; se però non fossero state sufficientemente esaustive, vi invito ad analizzarle con maggiore attenzione.
Dunque: il primo caso tratta di un ragazzo superficiale, perdigiorno, che la famiglia non ha saputo preparare ad un futuro di responsabilità, ciò invece che ha fatto la morte repentina del padre, è vero?
Nel secondo caso, tratta invece di una ragazza che tesa unicamente al raggiungimento dei piaceri terreni, messa di fronte alla morte della sorella, ha riflettuto sulla fragilità e sull'imprevedibilità dell'esistenza, che badate, non deve essere mai improntata soltanto sui godimenti e sulle emozioni epidermiche, che nulla vi assicuro, proprio nulla lasciano nell'anima di costruttivo e di positivo.
Sempre a proposito di benefici, mi ricordo che molte creature miscredenti, colpite da grave lutto, dopo una prima fase più o meno lunga di inferocita ribellione, via via, finiscono per scoprire, in apparenza quasi sempre casualmente, la realtà dello spirito, ma è una scoperta che inconsciamente hanno sempre ricercato, per sostegno, per consolazione, per ridare un senso alla loro sopravvivenza e soprattutto per la speranza di ritrovare in qualche modo il caro perduto, e spesso è proprio costui a condurle piano piano sulla strada giusta, e state pur certi che queste creature muteranno radicalmente il loro sentire e la loro vita.
Sì fratelli miei... anche il dolore può donare molto, talvolta più della stessa gioia, perché la felicità terrena, fatalmente cristallizza l'essere in tutto ciò che è materialità, obliterando la sua coscienza e la sua possibilità di elevazione.

Lucia
Il silenzio è un dono universale che pochi sanno apprezzare. Forse perché non può essere comprato. I ricchi comprano rumore. L'animo umano si diletta nel silenzio della natura, che si rivela solo a chi lo cerca.
Charlie Chaplin
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L'utilità della morte 6 Anni 11 Mesi fa #2

  • Franzisca90
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ciao roberto, ma le anime ,che parlano con te, aspettano di reincarnarsi un'altra volta? sono belle le esperienze che hai riportato
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L'utilità della morte 6 Anni 11 Mesi fa #3

  • roberto7101
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Ciao Franzisca90,
Se me lo consenti, vorrei correggere il termine "anime" per usare "entità".
Nel percorso spirituale, è fondamentale usare i termini corretti; spesso si confondono, dando lo stesso significato a tre termini (spirito, entità e anima), che in realtà invece, stanno ad indicare tre cose completamente diverse tra loro...

Comunque, per rispondere alla tua domanda: Dipende! Nel 98/99 % dei casi, l'entità che può ancora comunicare con noi, raramente è di evoluzione superiore al III° piano mentale, e quindi, necessariamente dovrà reincarnarsi ancora, per decine o centinaia o migliaia di altre volte; dipende tutto dal livello evolutivo raggiunto. Mentre dal III° piano mentale in poi inizia la graduale perdita dell'individualità, e quindi non possono più comunicare (direttamente!) con noi.
Può accadere però (ed è accaduto proprio con Lucia) che, ci sia la necessità di una comunicazione importante, in tal caso il messaggio viene affidato ad un altra entità, che sarà ben felice di fare la "cortesia"... raramente, ma accade.

Sì, effettivamente sono delle bellissime esperienze, ed io le ho raccolte in 10 libri, libri in formato word e pdf, che metto a disposizione gratuitamente a chiunque me ne faccia richiesta.

Grazie per avere risposto

Roberto
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L'utilità della morte 6 Anni 11 Mesi fa #4

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grazie della spiegazione! vedo che ne sai veramente tanto in materia :clap: , ma lo fai come lavoro? volevo chiederti, quanti sono i piani mentali?( io leggendo i libri di bona e weiss li vedo nominati come "livelli spirituali", è la stessa cosa?).scusa se ti ho fatto tante domande, ma avevo dei dubbi. grazie
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L'utilità della morte 6 Anni 11 Mesi fa #5

  • roberto7101
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Ciao Franzisca90,
beh, dopo circa 15 anni di "scuola" di alto livello, qualcosa si dovrà pure imparare :)

No, non è un lavoro, ma una missione... sotto tutti i punti di vista! Diffida da coloro i quali svolgono attività spirituali a pagamento : nonsifa :

I piani mentali, come quelli astrali, sono composti da sette piani e dai relativi sette sottopiani ciascuno.

Bona onestamente non lo conosco, Brian Weissè uno psicanalista che ha scritto diversi libri sulla spiritualità, in seguito ad un esperimento sulla regressione ipnotica fatta su una paziente di nome Margherita. Tra questi, "molte vite molti maestri", "messaggi dai maestri" e "oltre le porte del tempo" che io ho, e che lessi tempo addietro, rimanendone invero molto deluso.
La mia delusione venne confermata quando lo stesso B. W. presenziò ad un trasmissione televisiva della rai, dove, con l'ausilio di un interprete e di una volontaria del pubblico, (che in realtà era una pseudo-attrice), diede vita ad una farsa degna del miglior E. De Filippo. Nella trasmissione questo tizio, pretendeva di fare un esperimento di ipnosi (non ricordo esattamente se fosse regressiva) su una cavia italiana, (la pseudo-attrice) servendosi di un interprete... spettacolare per tutti i non addetti ai lavori, raccapricciante per tutti coloro che come me ne fanno un motivo di vita!

"livelli spirituali" è solo un modo di dire personalizzato; il termine corretto in realtà sarebbe "piani evolutivi", ricordi? piani astrali, piani mentali, piano causale, piano akasico o akashico che dir si voglia ecc. fino al settimo cielo. (sette, sette, sette, quante volte ricorre questo numero sacro...). In questo percorso è sempre più radicata l'usanza di cambiare nome alle cose, vuoi per ignoranza, vuoi per senso di innovazione, fatto sta che spesso si sente qualche nome messo li a caso, questo in realtà genera molta confusione, quella che regna sovrana in questo e in altri forum "del settore"... da qui i consigli dati per sentito dire etc. etc.

Un'ultima cosa: leggendo i libri che trovi sugli scaffali delle librerie, ricorda sempre che questi, per essere pubblicati, vengono sottoposti al taglio di varie censure, prima fra tutte quella clericale.
Ti faccio un esempio: i libri del Cerchio Firenze '77 il cui medium Roberto Setti è morto nel '82, circa 31 anni fa, a tutt'oggi sono considerati il massimo nel settore, in quanto tramite il medium di quel cerchio intervenivano quasi esclusivamente Maestri filosofi. Quindi libri abbastanza pesanti, ma colmi di conoscenza sull'Assoluto.
Bene, nonostante il livello qualitativo abbastanza alto contenuto in quei libri, c'è stato comunque l'intervento della forbice della censura; ho conosciuto personalmente alcuni componenti di quel gruppo, uno dei quali mi ha messo a disposizione le circa trecento cassette contenenti tutte le loro registrazioni dal '47 all '82. Ascoltandole, leggendo il libro corrispondente, si possono notare i segni evidenti delle suddette forbici. Questo è uno dei motivi per il quale non pubblico i miei libri, che ti assicuro potrebbero farmi diventare veramente ricco; preferisco regalarli, ma in versione integrale. Un messaggio più o meno importante che sia, va lasciato nella sua forma integrale, addirittura le entità ci hanno vietato anche le piccole modifiche, anche quelle atte a rendere la lettura più fluida... intendi?

Spero di essere riuscito a dissipare un po' la nebbia dei tuoi dubbi; se così non fosse, continua a scrivere, sarò ben lieto di metterti a disposizione il poco che ho.

Roberto
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L'utilità della morte 6 Anni 11 Mesi fa #6

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ciao roberto, grazie del tempo che mi hai messo a disposizione! visto che sai tante cose vorrei chiederti delle cose riguardo ad esperienze che ho avuto. 1 anno e mezzo fa ho fatto 2 sogni che ritengo siano di mie vite precedenti, ero coinvolta emotivamente, come non mi è mai successo , (ho scritto due post su questo sito) e per tutto il giorno dopo pensvo a quegli attimi vissuti. l'anno scorso invece è morto un mio fidanzato e la notte in cui è successo l'incidente ,ho sentito sedersi qualcuno dalla parte sinistra del letto e non c'era nessuno in camera mia. poi ho avuto altre esperienze "paranormali". ma nei sogni possiamo realmente ricordare le nostre vite passate come nell'ipnosi reggressiva? le anime incarnate come siamo noi, a che piano sono? grazie ancora!
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L'utilità della morte 6 Anni 11 Mesi fa #7

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ciao Franzisca90,
ti ringrazio per la considerazione che ti sei fatta di me.
Cercherò di dare le risposte alle tue domande sui sogni, inserendo qualche stralcio di alcune sedute.

1)

Molte volte voi credete di sognare
Ho compiuto più volte la circumnavigazione della Terra, balzando da un continente all'altro, e una volta ti ho prelevata nottetempo e condotta con me. Tu, lo so, l'hai scambiato per un sogno, ma era realtà! Abbracciati, ci siamo lasciati trasportare nell'etere e tu eri al colmo dello stupore potendo distinguere, nitidamente, la sfericità dei contorni terrestri e i colori diversificati dei mari, delle montagne innevate, dei boschi, dei deserti... ricordi quel "sogno"?
Molte volte voi credete di sognare, ma ti garantisco che molte volte non si tratta di fantasie oniriche, ma di vere escursioni astrali! Questa diversità dovreste facilmente comprenderla dalla particolare vivezza di quelli che ritenete sogni e dall'emozione che vi procurano e vi lasciano dentro.

Tommaso

2)

Ti racconto un tuo vissuto
Molte sono le entità che hanno disquisito e continuano a disquisire sui debiti karmici, da tempo quindi avete appreso che il Karma è l'insieme di azioni, positive o negative, che di esistenza in esistenza costituiscono una specie di catena, alla quale l'uomo è legato e che, di conseguenza, determina il Samsara individuale al quale è assoggettato. Questo a grandi linee è l'insegnamento di base, poiché in realtà il tutto è assai meno semplice e scontato di quanto vi può apparire, ma se osassi tentare di approfondire l'argomento (più di quanto non abbiano fatto i Maestri) sarebbe un grave atto di insubordinazione e di presunzione, mentre invece ho ampia coscienza delle mie limitazioni.
Comunque, per aiutarvi ed aiutare soprattutto te cara Teresa, a comprendere ed accettare certi eventi, ho il permesso di parlarti di una tua esperienza precedente alla quale accennò un altro Maestro, in altro tempo ed altro contesto... ho l'obbligo però, di puntualizzare che ciò accade assai raramente e quando sussista una reale necessità, come ho l'obbligo di consigliarvi molta cautela nel prendere in seria considerazione tutti gli esperimenti di regressione indotti dall'ipnosi. Non nego la possibilità che ciò effettivamente avvenga, qualora il soggetto sia trattato da un abilissimo e sensibilissimo esperto, badate bene, ma vi assicuro che nella maggior parte dei casi, i ricordi, talvolta dettagliatissimi di presupposte esperienze già vissute, altro non sono che fantasmi e fantasie emergenti dal subconscio...
Nel caso suaccennato che ti riguarda invece, la rivelazione, allora parziale, è avvenuta al di fuori di ogni metodo d'induzione e quindi del tutto involontariamente da parte tua, e ciò basta a confermarne l'autenticità (che del resto, in seguito fu sostenuta e comprovata anche dall'entità Alexander) Ora io mi assumo il compito di riassumere la storia, essendo in possesso di ulteriori elementi che ti aiuteranno a meglio comprendere...
All'alba di un giorno ormai lontano, in stato di allocoscienza, un flash ti riportò in un sito vastissimo e sconosciuto ove, raggomitolate su giacigli di paglia e di stracci languivano creature morenti! Il luogo era spettrale, il pavimento lastricato irregolarmente con un acciottolato nero e viscido, la luce fioca e fumosa, che scendeva da grandi fiaccole fissate lungo le pareti intervallate da mezze colonne. I lamenti erano il solo coro che completava l'opprimente scenografia nella quale ti vedevi muovere, andare, e chinarti dall'una all'altra di quelle creature, porgendo loro una larga ciotola di legno piena d'acqua. Riaffiorasti alla realtà con ancora l'eco di quei gemiti nelle orecchie, ricordi? (Ed io, per sdrammatizzare la tua evidente angoscia, ti suggerii di... giocarti i numeri al Lotto!)
Parecchi anni dopo, in un viaggio verso Parigi, capitasti casualmente nella cattedrale di Bruges sur la Marne e, varcato il portale, rimanesti come pietrificata, inchiodata alla pavimentazione d'acciottolato nero e sconnesso, mentre il tuo sguardo incredulo scorreva sulle pareti intervallate da mezze colonne, alle quali erano ancora infissi grossi anelli di ferro, antichi supporti di fiaccole. Quando il martellamento del tuo cuore si placò e potesti finalmente riaffidarti alle tue gambe, corresti verso le bacheche nelle quali, in varie lingue era succintamente riportata la storia della chiesa, e fra i tanti fatti, anche la sconsacrazione dopo che Napoleone l'aveva destinata ad accampamento per truppe e cavalli... ma dei vari particolari, tu eri CONSAPEVOLMENTE alla ricerca del solo che avvalorasse quel flash già lontano e quasi dimenticato, e che inaspettatamente ti si era riproposto all'ingresso. Infatti, trovasti la notizia che la chiesa, durante la pestilenza scoppiata a Parigi alla fine del 1500, era stata adibita a lazzaretto, dove convogliavano le vittime ormai condannate del morbo.
Il resto te lo disse Alexander... ma io oggi ho ottenuto di dettagliarti tutta la vicenda, e di ciò devi essere grata ai miei Maestri ed in particolare a colui che era al tuo fianco durante quel "trasporto" che tanto in energia ti è costato! (La vostra dedizione è sempre premiata Teresa, in un modo o in un altro, anche se generalmente ne restate inconsapevoli...).
Prima di proseguire, ti invito a considerare il seguito come un "gioco ad incastro", sarà necessario quindi che tu incaselli pazientemente, tassello dopo tassello, ma tenendo conto che i tasselli che risulteranno mancanti, fanno ormai parte di altri "giochi" già compiuti...
Seguono dieci minuti di assoluto silenzio...
-Nascesti nei dintorni di Parigi e crescesti senza madre, morta qualche giorno dopo la tua nascita a causa di un'infezione puerperale. Benché giovane e ricco, tuo padre mai prese in considerazione l'idea di passare a seconde nozze, vivendo soltanto per te, nella tua ombra e colmandoti di attenzioni e di agi, cosa che influì negativamente sulla formazione del tuo carattere, che divenne ben presto quello di una creatura superficiale, capricciosa e ribelle ad ogni tipo di imposizione (proprio tutto il contrario di come sei stata in quest'esistenza, vero?).
Tuo padre, in definitiva, fu la tua prima "vittima" e la sua rassegnata debolezza gli impedì di ostacolare le tue nozze, avvenute in età piuttosto precoce con un tizio molto più maturo di te e che, dotato del solo suo titolo altisonante, ti sposò esclusivamente per amore del patrimonio che avevi alle spalle (analizza e confronta il rapporto genitore-figlia di allora e di oggi).
Fu un matrimonio infelice, che non seppe minimamente unirvi nonostante la nascita di due figli maschi, anche perché il tuo compagno, scomparso tuo padre, con abili raggiri riuscì ad investirsi del ruolo di amministratore unico delle tue sostanze, cosa che moltiplicò i vostri scontri, che si esaurirono soltanto con la morte repentina ed inaspettata di lui. Quella perdita ti... rallegrò. Sì Teresa, proprio così! Ben diversa era allora la tua sensibilità! Ti sentisti invece finalmente libera, con una rinnovata voglia di vivere, di adornarti, di divertirti come facevano tutte le donne di condizioni sociali uguali alle tue, e ti calasti in ogni festa, in ogni convivio, senza nulla sacrificare ai tuoi doveri di madre! (Continua a confrontare il tuo Sentire di allora con quello di adesso...).
La vera tragedia ti colpì pochi anni dopo; ti colpì per ben due volte, quasi contemporaneamente: appena diciottenne, il tuo primogenito rimase ucciso duellando per i begli occhi di una fanciulla, mentre il secondo finì sotto la violenza di un predatore dopo una notte trascorsa fra i bagordi. Soltanto sotto queste tremende sferzate del destino, cominciasti a prendere coscienza di tanti tuoi errori ed omissioni, prendesti coscienza di non avere amato e rispettato abbastanza chi avresti dovuto più amare e rispettare... prendesti coscienza dei VERI e dei FALSI valori della vita e dei compiti che ciascuno dovrebbe assumersi per viverla in pienezza sì, ma con dignità!... prendesti coscienza soprattutto di avere dato ai tuoi figli esclusivamente la tua ricchezza ed il prestigio del nome di colui che avevi sposato, ma non una guida amorosa e saggia, un aiuto morale, un buon esempio...
L'epidemia di peste era esplosa all'improvviso, dilagando in breve da un capo all'altro della città e mietendo migliaia di vittime, ma tu non ne fosti atterrita come tutti, come la tua stessa servitù che scappò da Parigi sperando di scampare al flagello. Tu la morte la cercavi! Per questo, dopo aver devoluto ogni tuo avere a favore di un'Opera Pia, che più tardi sarebbe diventata la congregazione del "Sacre Coeur", abbandonasti la tua sontuosa dimora, e dopo un viaggio estenuante approdasti al lazzaretto di Bruges sur la Marne.
Altro non mi è concesso di rivelarti, Teresa... nemmeno se sopravvivesti alla pestilenza durante quella tua volontaria missione penitenziale... Rifletti su questa storia; la vita talvolta è davvero un romanzo, ma non c'è realtà che non possa superare la fantasia! Se rifletterai seriamente, ne trarrai senz'altro luce, ma ricordati che, pure incasellando diligentemente i vari tasselli del gioco, mai potrai giungere a comporre completamente e chiaramente il "disegno", che apparirà perfetto in ogni sua parte soltanto quando sarà arricchito da altri tasselli definitivi, secondo la legge per voi ancora non interamente comprensibile, che regola il moto della Grande Ruota!
Tommaso


Sono di nuovo io, scusami se mi sono dilungato troppo, ma credo che questi due messaggi di Tommaso possano in qualche modo portare un pochino di luce nei tuoi pensieri.
Per quanto riguarda il tuo fidanzato invece, non sono nuovi fatti come quello successo a te; a volte può capitare che una persona legata da un profondo affetto, che sia amore o amicizia, venga a portare "di persona" il suo ultimo saluto; questo ovviamente avviene con le persone dotate di una sensibilità tale da riuscire a percepirne la presenza.

Le "entità incarnate come siamo noi" a che piano sono? Sono esattamente del piano del livello evolutivo raggiunto individualmente, partendo dal secondo piano astrale e difficilmente superando il terzo piano mentale, oltre il quale ci si incarna solo ed esclusivamente per missione (o costrizione!...).

Chissà se anche questa volta sono riuscito ad essere esaustivo... ma se così non fosse, sai che sono sempre a disposizione per ulteriori approfondimenti.

Ci sono altri due topic inseriti da me recentemente, perché non provi a dargli un'occhiata?

Aspetto domande

Roberto
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L'utilità della morte 6 Anni 10 Mesi fa #8

  • AndreaBlackPisa
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grazie... Che dire di più ;)
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L'utilità della morte 6 Anni 10 Mesi fa #9

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La cultura della morte (Lucia)

Ogni essere incarnato, anche se legato a molti suoi simili o da vincoli di sangue o da affinità caratteriali o da un qualsiasi ideale, a livello interiore qualifica la propria esistenza del tutto individualmente, poiché, anche se indotto a scelte ed esperienze similmente comuni, diverso sarà il fruttato, positivo o negativo, che tali esperienze gli apporteranno conforme allo sviluppo del suo sentire. Quindi, come un artista, ciascun essere interpreta l'opera della vita secondo il proprio talento e la propria sensibilità e, come ogni vita è una storia a sé, ogni morte è una storia a sé.
Per esempio, vi sono persone che si macerano per mesi, addirittura per anni, in mille sofferenze prima di trapassare, e ve ne sono altre, affette dalla medesima patologia, nelle quali il male viene diagnosticato soltanto all'ultimo stadio per mancanza di sintomi rilevanti, ragion per cui, pur destinati alla medesima fine, è come se a queste ultime sia stata abbonata la maggior parte della via Crucis.
Perché tale privilegio? Un'ingiustizia? No, è il risultato delle leggi karmiche in relazione a quanto ciascuno ha già preso e gli resta da prendere, a quanto ha già pagato e gli resta da pagare, dal momento che il dolore, fisico o morale che sia, è la moneta più valida nella dimensione dello spirito.
Comunque non sempre è vero, com'è credenza diffusa, che alle creature migliori è riservata una morte repentina. Considerando l'evento dal punto di vista puramente umano, riflettete per un momento, su chissà quante questioni insolute può lasciarsi dietro una persona che finisca così imprevedibilmente, e considerate inoltre lo sconvolgimento emotivo e pratico dei superstiti, posti brutalmente di fronte ad una perdita del genere; anche per costoro, si tratta di una conseguenza karmica.
A questo punto, ragionevolmente, vi chiederete chi soffra di più: colui che trapassa dopo un penosissimo, lunghissimo travaglio, o colui che trapassa nel giro di qualche istante? È indubbio che soffre molto di più colui che sperimenta un martirizzante declino, anche perché alla concreta, dilaniante sofferenza della carne, si accompagna inevitabilmente un completo e complesso caos mentale; più egli si avvicinerà al momento estremo, più le sue resistenze fisiche e psichiche si allenteranno, più sentirà attenuarsi ogni sorta di sofferenza e di angoscia, anelando, invocando invece la morte come un assetato agogna una fonte che estingua l'incendio delle sue viscere. Per lui, davvero la morte giungerà e significherà liberazione!
È altrettanto indubbio che colui che muore all'improvviso soffra assai relativamente al confronto, ma non essendo preparato né il suo involucro materiale, né tanto meno il suo mentale a tale evento, il suo sgomento sarà grandissimo nel ritrovarsi immerso e facente parte di una realtà tanto inimmaginabile alla quale, magari non ha mai creduto, e soprattutto nel rendersi contemporaneamente consapevole, che dovrà forzatamente rinunciare a tutto ciò che ancora giudica valori assoluti e primari, a tutto ciò che gli procurava benessere, stimoli interessanti, gratificazione fisica e psicologica.
Questa povera creatura, allora cade spesso in una specie di stato depressivo, che non è raro si tramuti in un vero e proprio eccesso di ribellione; una ribellione impotente, che la porta a scaricare la sua rabbia nell'unico modo che gli consente la grossolanità delle scorie che continuano ad avvolgerla, e che la inchiodano nelle melme vischiose delle passioni terrene, come una bestia che si dibatte in una terribile agonia, prigioniera di una distesa di sabbie mobili. Ed ecco da qui il perché del Poltergeist, le infestazioni, le farneticanti comunicazioni spiritiche, che tanto destabilizzano e terrorizzano.
L'uomo, può evitare questo tramite la vera cultura della morte; cultura della morte che significa imparare ad accettare il prima possibile, e quindi già nella prima infanzia, la sua ineluttabilità come ogni altro evento naturale, che significa il pensarla e il discuterne con estrema serenità e disinvoltura, non considerandola lo spaventoso tabù, che quasi tutti evitano persino di nominare, che significa soprattutto affinare, rafforzare ed espandere lo spirito, scoprendo anche col supporto di qualsiasi fede, la VERA ragione dell'esistenza terrena, la VERA realtà di un'altra esistenza nell'Oltre! Oh fratelli, non vivete nel continuo terrore di dover morire, ma nel continuo apprendimento e nell'attuazione di una vita migliore! Tutto ciò che è, non muore definitivamente, ma si trasforma, fratelli!
Ribadisco la meravigliosa sensazione di libertà che provai io stessa, allorché m'involai, al fianco di Nica, al di sopra dell'universo tutto. Nica rideva soddisfatta della mia sorpresa, della mia gioia, gli spazi siderali mi sembrarono allora piccola cosa al confronto del mio immaginario terreno, e tutto era alla mia portata; tutto io ero in grado di scoprire e di osservare nei minimi dettagli.
Non potete neppure lontanamente supporre per esempio, cosa sia un solo fiore o una foglia, che magari strappate disinvoltamente, insensatamente, con gestualità da automa, eppure, quel fiore e quella foglia, al quale tanto poca importanza date, sono veri e propri miracoli, pulsanti e vividi di vita, di vibrazioni, di colori; sono i risultati della sconvolgente suprema Alchimia Divina. Nessuna mano dovrebbe reciderli! Lasciateli sbocciare, sviluppare in tutto il loro splendore ed il loro effluvio, che sono dono e gioia destinati anche a voi; godetene ampiamente, consapevolmente, ma poi, fate loro un dono altrettanto generoso, altrettanto grande: lasciateli sfiorire, appassire sulla pianta, sotto il cielo!

Lucia
Il silenzio è un dono universale che pochi sanno apprezzare. Forse perché non può essere comprato. I ricchi comprano rumore. L'animo umano si diletta nel silenzio della natura, che si rivela solo a chi lo cerca.
Charlie Chaplin
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L'utilità della morte 6 Anni 10 Mesi fa #10

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La cultura della morte (Tommaso)

Teresa, amore mio, non mi sono più manifestato, se non sporadicamente e brevemente per preparare l'intervento di altri, perché i tuoi pensieri erano troppo confusi ed il caos dei tuoi sentimenti avrebbe conferito poco senso alle mie parole.
Non sono tornato ora per dissertare su questo o quell'argomento, compito che ho assegnato volentieri alla nostra dolce Lucia, ma per parlarti come facevo una volta, per tenerti un po' di compagnia, strappandoti ai ricordi che non possono che infliggerti grandi sofferenze.
Taluni ricordi sono inutili se fini a se stessi Teresa, perché niente, niente possono cambiare di ciò che è e doveva essere. Il ricordare, anche se doloroso, può essere invece positivo quando induce alla riflessione ed al riconoscimento delle nostre umane limitazioni, al convincimento della relatività della vita fisica e delle tante cose e dei tanti eventi che essa riassume, ai quali, l'essere incarnato attribuisce sempre troppa importanza.
L'errore sta soprattutto in tale sopravvalutazione, ma anche nel trascurare la vera cultura della morte, e questa colpevole omissione va attribuita a quasi tutte le religioni, in primis al Cattolicesimo, che ha scisso il cammino umano in tre parti nettissime: la vita fisica, la morte, la vita spirituale. Cronologicamente è giusto, certo, ma ciò che non è affatto giusto è l'avere inculcato il concetto della morte non come un evento naturale, ma come un evento terrificante, talvolta addirittura punitivo, e reso ancor più triste dalla tetra scenografia dei rituali che l'accompa-gnano: le chiese addobbate a lutto, le corone di fiori, i necrologi stereotipati mandati a memoria dai celebranti, la cerimonia della sepoltura, alla quale magari partecipa gente interessata soltanto per convenienza e che recita una commozione che non sente minimamente.
Certe religioni dovrebbero rinnovarsi davvero, visto che Cristo stesso ha sem-pre esorcizzato la morte, predicando la resurrezione certa ed il ricongiungimento al Padre... e a proposito della sua umana paura che gli provocò sudore di sangue nella sua ultima solitaria meditazione nell'Orto degli Ulivi, mi domando chi abbia potuto riportare l'episodio, dal momento che non ci furono testimoni oculari.
Teresa mia, non cedere ai ricordi, che possono portarti soltanto un'infinita, sterile tristezza. Anch'io ricordo spesso la mia, la nostra vita, anche se talvolta il tutto mi appare sfocato, proprio come una fotografia eseguita maldestramente da un operatore inesperto, ma questa nebulosità, se così posso chiamarla, riguarda i fatti più trascurabili, mentre ancora nitidi mi appaiono i più importanti, quelli che hanno avuto un reale peso sul libro del mio bilancio.
È un vero peccato che, ancora in vita, l'essere non senta mai la necessità di abbozzare il suo bilancio, così non può rendersi conto della somma dell'attivo e del passivo e non può adoprarsi per rimediare alle falle nel suo patrimonio. Si adopra esclusivamente per programmare e concretizzare i suoi disegni terreni e le sue ambizioni, rifiutandosi più o meno consciamente di considerare la precarietà del suo futuro, forse limitatissimo come tempo. Non intendo dire che egli dovreb-be vivere passivamente, senza aspirazioni e ideali, bensì che non dovrebbe accentrare la sua energia soltanto sulla realizzazione di questi che comunque sono transitori; i beni che valgono sono quelli che restano immutati oltre la barriera del tempo e delle dimensioni.
Stai di buon animo, tranquillizzati, cerca di recuperare le energie, ne hai necessità. Spazza via dal tuo cervello i presentimenti, le congetture, le paure, tutto ciò che ti frena, tutto ciò che ti demoralizza, tutto ciò che ti blocca. Ancora potrai tanto dare, ma devi riaverti, devi tornare a galla, Teresa, non puoi continuare con questa sofferenza, non puoi continuare così! Tu non ti rendi conto della pericolosità della china sulla quale sei avviata. Non vorrai mica lasciarti morire d'inedia? Pensa a quante creature ancora hanno bisogno di te, a cominciare dai tuoi figli e poi tutti gli altri: gli amici più cari, quelli che attendono da te un aiuto, quella luce che puoi trasmettere e che noi possiamo trasmettere a te.
Ti prego, ti prego! Non mancare a questo grande compito; io prego, noi preghia-mo per te, altro non possiamo fare, devi metterci anche del tuo, la tua buona volontà! Racimola le forze, mi raccomando. Siamo tutti con te, amore mio e ti abbracciamo tutti!
Teresa cara, il tuo amato Romeo è qui con me. Non soffre più e ti manda ancora tutto il suo grande amore e la sua riconoscenza; hai fatto tanto per lui e lui tantissimo per te. È sempre stato giudicato da tutti un gattino particolare per la sua straordinaria espansività. Posso rivelarti ora che davvero era particolare in quanto nella sua prossima esistenza farà un grande salto di qualità, altro non posso aggiungere. Dico soltanto che è tempo che tu ti liberi di tutti i pensieri negativi, quello della morte soprattutto.
A causa di questo tuo terrore, legato comunque ad un Karma, non hai mai goduto la vita pienamente, quando era tempo di farlo ed ora stai vivendo più che mai nell'incubo per la ragione che i giovani possono anche morire, ma i vecchi devono morire. So che coglierai il senso di queste parole, vero? Animo, Teresa! Non mollare proprio adesso! Non è da te!
Tommaso
Il silenzio è un dono universale che pochi sanno apprezzare. Forse perché non può essere comprato. I ricchi comprano rumore. L'animo umano si diletta nel silenzio della natura, che si rivela solo a chi lo cerca.
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