055NEWS.IT - In una tiepida giornata del settembre 1944 un livornese che prestava servizio militare in marina sulla nave corazzata “Duilio” assisté a un fenomeno sconcertante. B. A. (l’uomo non ha mai dato il consenso alla pubblicazione del suo nome per intero) aveva allora ventidue anni e la Duilio era ancorata nel porto di Taranto. Poco dopo le 19 il marinaio iniziò ad osservare i paraggi servendosi del cannocchiale ancorato alla tolda: con indicibile stupore, puntando l’obiettivo di qua e di là, vide in aria un gruppo di figure umane… alate! Erano una quindicina, i tratti del volto simili a quelli delle persone, lunghi capelli color ruggine, il corpo, enorme e possente, alto circa tre metri e ricoperto da piume; al posto dei piedi zampe, con tre artigli lunghi quanto un braccio. E, appunto, al posto delle braccia, ali! Erano in formazione a “v” e sembravano parlare fra sé, quantomeno muovevano la bocca guardandosi reciprocamente. E, particolare strano, se ne stavano tutti sospesi in aria col corpo in posizione verticale, a differenza della gran parte dei volatili conosciuti, che si spostano in assetto orizzontale. Il militare, dopo circa venti secondi di osservazione, staccò l’occhio dall’oculare per vedere se sulla tolda fossero presenti colleghi per condividere con loro l’incredibile esperienza: era però solo, e quando puntò nuovamente lo sguardo in quella porzione di cielo le fantastiche creature erano sparite. Pur considerando la possibilità di essere stato vittima di un’allucinazione, B. A. – che finita la guerra ha fatto una lunga carriera come funzionario statale – è sempre rimasto assolutamente convinto di non aver immaginato ciò che ha riferito di aver visto, ed è sicuro che quelle creature erano esseri vivi, non diavolerie meccaniche o artificiali. Una tipologia di avvistamento dunque che in parte richiama la categoria degli uomini-falena, di cui parleremo prossimamente.
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