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Il fantasma gentile di Villa Biraghi

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villa_biraghiFonte: Ilgiorno.it - Gli ospiti di un’austera ed antica dimora settecentesca attraversando sale sontuose potrebbero imbattersi in un fantasma decapitato. Un gentiluomo elegante vestito di scuro che tiene sottobraccio la sua pallida testa coperta di sangue.

Dopo un comprensibile sbigottimento ci si farebbero domande sulla sua identità. Lo spettro è apparso otto anni fa a un visitatore degli attuali proprietari di villa Biraghi a Cernusco. Ma chi è quell’uomo?

Tutto è iniziato nel 1741 quando la villa, in pieno centro storico, era ancora di proprietà del conte Carlo Galesi. Da tempo, il ducato di Milano era annesso all’Austria e la sua capitale era, con Vienna e Budapest, una delle città più eleganti e raffinate dello stato asburgico. Alla morte senza eredi maschi di Carlo VI nel 1740 divenne per la prima volta imperatrice una donna, la giovane ed avvenente Maria Teresa, grande mecenate ed artista. Ma le potenze europee (Francia e Spagna su tutte) ne contestavano il diritto alla successione reclamando a gran voce la Lombardia, giardino d’Europa. Intanto nei salotti milanesi si disputavano il colto Giulio Antonio Biancani, finanziere emergente e abile uomo d’affari.

La sua spregiudicatezza lo aveva portato ad assicurarsi il lucroso appalto per il vettovagliamento delle truppe in guerra contro la Spagna ed un titolo nobiliare, ma soprattutto a godere della fiducia del governatore di Milano, Traun che lo aveva proposto per l’ambita carica di questore. Divenuto ministro di corte, il conte Biancani giunse a sostenere le spese belliche della corona e molti ne invidiarono il prestigio ed il successo con le donne. In quegli anni decise di ampliare e decorare con splendidi cicli pittorici (oggi scomparsi) il palazzo lasciatogli dal nonno Antonio a Cernusco. Proprio da un discreto cancelletto in ferro, nascosto nel vasto parco della sua villa, il conte aveva accesso a palazzo Galesi e alla bella moglie del suo vicino con cui aveva una relazione. Ci sono forse motivi passionali dietro la fine della sua brillante carriera, ma è certo che l’esito sfortunato di alcuni affari lo portò all’insolvenza impedendogli di onorare i suoi impegni. Pensò allora di contrabbandare a basso prezzo frumento dal Veneto per lucrare sulle forniture all’esercito, ma i suoi detrattori lo denunciarono al Magistrato dell’Annona.

Così per evitare il fallimento prese la decisione (disperata e fatale) di passare al nemico. Il 19 dicembre 1745 gli Spagnoli di Filippo Borbone facevano il loro ingresso trionfale a Milano, da cui fuggivano però neanche tre mesi dopo insieme al Biancani che non riuscì ad evitare l’arresto. Dopo un processo sommario fu condannato alla confisca dei beni ed alla decapitazione che affrontò con coraggio a Porta Tosa. La sua rovina, dovuta al malcostume affaristico usato come tecnica finanziaria, spinse gli Austriaci ad una radicale riforma nel settore finanziario.

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