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18 nov 2006
New York, case dei fantasmi con brividi anche online PDF Stampa E-mail
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sabato 18 novembre 2006
New York, case dei fantasmi con brividi anche online
NEW YORK - Per chi è ossessionato dalla paura di essere sepolto vivo, di essere assalito dai topi o di incontrare un clown sinistro, New York offre la possibilità di vivere esperienze terrificanti in case dei fantasmi, con qualche brivido anche online, all'indirizzo: www.hauntedhousenyc.com.

In vista di Halloween, il produttore off-Broadway Tim Haskell ha realizzato una serie di case dei fantasmi interattive, col titolo: "Nightmare: Face Your Fear" in ognuno dei distretti di New York, sfidando la gente a provare queste terrificanti esperienze. Haskell ha monitorato migliaia di abitanti di New York per individuarne le 13 ossessioni, ansie e fobie che li impressionano di più, organizzando stanza per stanza incontri paurosi grazie ad attori impegnati nel terrorizzare i visitatori. Haskell ha detto che la sua ricerca ha appurato che la maggior parte della gente interpellata ha grosso modo paura delle stesse 13 cose, tra le quali l'affogare, i clown, i topi e gli scarafaggi, così come le vertigini e i luoghi chiusi. "Alla gente piace prendere paura", ha detto il produttore a Reuters, chiarendo che lo scopo delle sue case non è di divertire ma di spaventare i visitatori. "'Nightmare fa dei visitatori i protagonisti delle loro stesse storie horror, in una casa che conosce le loro peggiori paure e li costringe ad affrontarle", dice in una pubblicità la produzione, che è giunta al terzo anno di case dei fantasmi a New York, con visitatori che di anno in anno aumentano: 22.000 lo scorso anno a Manhattan, al punto da indurre a realizzare altre cinque case dei fantasmi nelle quali si prevede di raccogliere quest'anno sino a 70.000 spettatori prima della chiusura, prevista il 2 novembre.

 
23 giu 2006
Piovono pietre cosmiche sulla terra PDF Stampa E-mail
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venerdì 23 giugno 2006
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CORRERE DELLA SERA - 18 giugno 2006: un forte sibilo fende l’aria, si sente un colpo secco al suolo, e un’automobile posteggiata nel centro della città di Lomza, nella Polonia Settentrionale, viene distrutta sotto gli occhi attoniti dei passanti.
9 giugno 2006: una palla di fuoco attraversa il cielo di Tromso, in Norvegia. Qualcuno fa a tempo a fotografarla, prima di udire un boato. Gli strumenti sismici registrano un forte impatto e, successivamente, nel fianco di una montagna vicina, si trovano anche i segni di un cratere.
2 maggio 2006: un astronomo della Nasa, mentre osserva la Luna al telescopio dal centro di Huntsville (Alabama), vede un intenso flash di luce nel Mare delle Nubi. Analizza la registrazione dell’evento e poi conclude: un meteorite ha colpito la Luna e ha scavato un nuovo cratere.
SATELLITE O MISSILE? - Verrebbe da dire: cadono pietre dal cieloe, considerata la stretta correlazione temporale dei tre fenomeni, si potrebbe pensare che stiamo attraversando uno sciame di oggetti cosmici. Invece no. Per quanto eccezionali, i tre eventi sembrano proprio diversi l’uno dall’altro. Quello ancora avvolto nel mistero è il caso di Lomza, in Polonia. Sembra quasi accertato che non si tratti di un sasso cosmico, cioè di un meteorite, ma di un frammento metallico. All’interno della macchina, una Nissan Premier bianca, sono stati trovati, infatti, materiali metallici fusi estranei alla vettura. La gente in città parla già di Ufo, ma ci sono due possibilità molto più terrestri. O si tratta di detriti spaziali, come per esempio i resti di un satellite o di un razzo vettore, precipitati a terra, oppure di un missile lanciato da chissà quale base militare nell’Est europeo e finito nella cittadina polacca che si trova a Nord-Est di Varsavia. La prima ipotesi è supportata dal fatto che, secondo i calcoli di Tony Beresford, un esperto americano di orbite satelliti, proprio il 18 giugno sarebbe rientrato nell’atmosfera, disintegrandosi, un satellite russo, il Cosmos 2405. Ma le ore non coincidono e l’ipotesi del missile sfuggito al controllo rimane la più probabile. Per fortuna la macchina colpita era vuota, altrimenti, vista l’entità dell’impatto, gli occupanti sarebbero morti o rimasti seriamente feriti. Il proprietario, intanto, ha avanzato una richiesta di rimborso dei danni al Paese che risulterà proprietario del satellite o del missile.
METEORITI - Decisamente di natura astronomica, invece, l’impatto del 9 giugno in Norvegia, causato da un frammento cosmico di qualche decina di centimetri di diametro, che si è in gran parte consumato durante il veloce ingresso nell’atmosfera, rendendosi visibile a occhio nudo come un bolide infuocato, e poi si è schiantato sui fianchi di una montagna a Reisadalen, a Est di Tromso. L’evento, per quanto chiarito, ha comunque sollevato una disputa fra scienziati: secondo l’astronomo Roed Odegaard, l’energia complessivamente liberata dal corpo cosmico è addirittura paragonabile a quella della bomba di Hiroshima. Più cauta la valutazione del fisico Kaare Aksnes il quale parla di un fenomeno migliaia di volte meno energetico, cioè dell’equivalente di una grossa bomba convenzionale. Pure un meteorite il responsabile dell’impatto lunare visto in diretta dal centro di Huntsville. Qui gli esperti, grazie alla registrazione, hanno potuto calcolare con estrema precisione che il sasso cosmico finito sulla Luna era grande appena come un pallone da calcio, che è arrivato alla straordinaria velocità di 136mila chilometri all’ora, esplodendo come una bomba di 4 tonnellate di tritolo e scavando un cratere di 15 metri di diametro e 3 di profondità. «Il nostro obiettivo –dice soddisfatto Bill Cooke, il capo degli astronomi di Huntsville- è di fare osservazioni sistematiche di questi eventi per stabilire quanti meteoriti colpiscono la Luna ogni anno e valutare i rischi a cui potrà essere esposta una futura base lunare abitata».
 
14 lug 2005
In Jacuzia il gemello del mostro di Loch Ness PDF Stampa E-mail
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giovedì 14 luglio 2005
In Jacuzia il gemello del mostro di Loch Ness
CORRIERE.IT - Finora la Jakuzia era nota soprattutto agli appassionati del Risiko. Chissà che presto non diventi invece celebre come la regione che ospita un secondo Loch Ness: nella remota repubblica sovietica (nota anche come Sakha) è stato «avvistato» un mostro preistorico. Nella zona è chiamato «il diavolo». Abita, raccontano gli abitanti, le profondità del lago Labinkir. La leggenda (già per altro nota ai cacciatori di misteri del globo: ci sono persino società che offono "ecotour" fino al lago Labinkir) lo vuole gigantesco, feroce e capace di divorere in un boccone cani, renne e uomini.
RICERCA - La novità arriva da un gruppo di biologi dell'università di Mosca che, appena tornato da una spedizione nell'estremo oriente russo, non esclude affatto l'esistenza del mostro. «Abbiamo scandagliato il fondo del lago con un ecometro e ci siano imbattuti in lunghi oggetti vivi in movimento», ha annunciato sulle pagine di «Itogi» («Bilancio», un settimanale nato nel '96) la professoressa Liudmila Emilianova, a capo della spedizione. Non è ancora - ammette - una prova inconfutabile (gli «oggetti» in questione, lunghi da cinque a sette metri, potrebbero essere in teoria fitti banchi di normalissimi pesci) ma a suo giudizio è stato forse fatto «il primo passo verso una scoperta sensazionale».

TESTIMONI - La biologa moscovita considera molto credibili le numerose testimonianze degli abitanti della zona (una ventina dei quali sentiti personalmente), che riferiscono di incontri ravvicinati da brivido con il «mostro di Labinkir» e che in genere stanno alla larga da quello specchio d'acqua ricco di pesce. «Conosco bene - sottolinea - quella gente. Sono ingenui ma non mentono». L'ha molto colpita quello che le ha riferito un pescatore «degno di fede»: «Era sul lago a bordo di una barca lunga 10 metri che all'improvviso è stata sollevata in aria. Ha visto la schiena del mostro, un animale molto forte, che poi si è inabissato». Il «diavolo» è apparso più volte anche nel lago Vorota, lontano una ventina di chilometri: si ipoteizza che faccia avanti e indietro servendosi di una galleria sotterranea.

LA STORIA - Per la professoressa Emilianova, che si ripromette di ritornare sul posto per una continuazione delle ricerche con apparecchiature più sofisticate, in Jakuzia si parla del mostro di Labinkir dalla fine del diciannovesimo secolo: non si può quindi sospettare una scimmiottatura (magari a fini turistici) della saga scozzese di Nessie, la fantomatica creatura del lago di Loch Ness, la cui leggenda è di origine più tarda. Gli autoctoni non sono per altro i soli ad aver avvistato il misterioso essere: nel luglio 1953, durante lavori di prospezione, due geologi sovietici rimasero inorriditi alla vista della «creatura», che si spostava ad alta velocità nel lago e che secondo la testimonianza (spedita all'accademia delle Scienze dell'Urss) si diresse minaccioso verso la riva su cui si trovavano.

LE IPOTESI - In base alle testimonianze e ai dati ecometrici, la professoressa Emilianova si chiede se per caso non ci sia in quel lago profondo una sessantina di metri (che non ghiaccia del tutto nemmeno in pieno inverno) una colonia di ittiosauri e cioè di colossali pesci preistorici miracolosamente sopravvissuti all'estinzione. L'ipotesi della trovata a scopi turistici (Loch Ness ha un giro d'affari di oltre 30 milioni di euro l'anno) è ben poco credibile: il lago si trova a 150 chilometri dal primo avamposto civilizzato, il villaggio di Tontor, ed è quindi in assoluto uno dei luoghi più isolati (e freddi: in inverno si raggiungono anche i 70° sotto zero ed è per questo quasi inspiegale che il lago Labinkir non ghiacci) del pianeta. La casa del mostro non è neppure servita da strade asfalatate, e raggiungibile solo a cavallo, con piccoli aeroplani, elicotteri o il fuoristrada.
 
14 feb 2005
Trovato il fiume delle fate? PDF Stampa E-mail
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lunedì 14 febbraio 2005

MADRID - Speleologi baschi hanno annunciato una scoperta che getta nuova luce su un misterioso fenomeno naturale, ma che al tempo stesso accende la fantasia di tutti coloro che non hanno rinunciato ai sogni: all'interno di una grotta sotterranea è stato trovato per la prima volta un vero "fiume di latte di luna" allo stato liquido dove, secondo le leggende, si bagnavano dee e fate.

Il "fiume di latte di luna", un fenomeno conosciuto dagli scienziati col termine inglese "moonmilk", è una sostanza bianca e densa che si ritiene originata da precipitazioni di acque sotterranee con un componente a prevenirne la cristallizzazione. Consiste di una sospensione con una fase solida rappresentata da minerali per lo più sotto forma di carbonati e dispersa in una fase liquida, ma si ritrova di solito in piccole quantità, spesso di pochi millimetri, e in forma solida lungo le pareti delle caverne sotterranee. Quello scoperto nel Paese Basco scorre invece bianco e brillante alla luce delle torce per ben 300 metri attraverso le viscere della terra a 90 metri di profondità e il suo stato liquido sarebbe dovuto a una considerevole presenza di idrossido di alluminio. La notizia della scoperta è stata data dal quotidiano basco "Deia" e ripresa dalla stampa nazionale. Il giornale precisa che il ritrovamento è avvenuto in una caverna nella località mineraria nord-orientale di Alzola tempo fa, ma è stato reso noto solo ora per consentire di condurre in pace una serie di esami e ricerche. E il luogo esatto viene tuttora mantenuto segreto per evitare una temuta affluenza di curiosi e giornalisti. Carlos Galan, speleobiologo membro della Società scientifica Arazandi che ha compiuto esami approfonditi, ma non ancora conclusivi, del "moonmilk", ha spiegato in un articolo su una rivista scientifica basca che nel "fiume" è stata per la prima volta rinvenuta gibbsite, cioè idrossido di alluminio, insieme a minerali come zolfo, calcio, silice, carbonio e gesso. Terra mitica di giganti e altri esseri magici, il Paese Basco è stato nell'antichità centro della venerazione di divinità legate soprattutto alla Natura nel cui ventre albergava il "paradiso" dei primitivi abitanti e dove, raccontano le leggende, "i fiumi erano di latte" e vi si bagnavano dee e fate. Una delle principali divinità era Ilargi, "la luce dei morti", ovvero la Luna, che governava tutto quanto è nascosto: dalle anime fino ai luoghi segreti nelle viscere della terra. C'erano poi, e per molti ci sono tuttora, le Lamiak, le piccole fate dai piedini di uccello e i corpi di pesce che vivevano nei fiumi sotterranei o della superficie terrestre sulle cui sponde si potevano vedere mentre si spazzolavano i lucenti capelli. Ma la Grande Dea del pantheon basco è Mari, versione pirenaica della Dea Madre che fu venerata in tutta l'Europa prima dell'arrivo dei popoli indoeuropei. Mari è la regina del cielo e del mondo sotterraneo, e vive nelle caverne che sono collegate al Paradiso sotterraneo la cui entrata è segreta. Tutte le altre divinità, spiriti e fate sono in realtà manifestazioni di Mari sposata al gran serpente-drago Maju il quale, secondo la tradizione, è il capostipite di molte antiche famiglie basche.

 
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